Recensione – Penelope – Anya Wylde

Hello drunk! Ho appena finito di leggere “Penelope – una folle storia romantica” di Anya Wylde, scrittrice self che non conoscevo!

Scheda Tecnica

  • Titolo: Penelope
  • Sottotitolo: Una folle storia romantica
  • Autore: Anya Wylde
  • Traduzione: Mirella Banfi
  • Genere: Recency
  • Editore: ‎Independently published
  • Data pubblicazione: 27 novembre 2020
  • Copertina flessibile: 357 pagine
  • Cartaceo: 12,72 euro
  • Ebook: 0,89 euro
  • Kindle Unlimited: disponibile

Trama

Lasciandosi alle spalle il fascino rurale di Finnshire, miss Penelope Fairweather arriva a Londra con la speranza nel cuore e un sogno negli occhi. È stata invitata a partecipare alla stagione londinese per catturare un marito. E mentre cerca di affrontare la stagione con tutta la sua rustica raffinatezza, la suddetta raffinatezza, sfortunatamente, si rivela essere delicata come un grosso orso che stia cercando di fare a pezzi un alveare infestato da api ronzanti.
Tra disavventure, amori, balli al chiaro di luna, abiti eleganti, baffi finti, briganti di strada, bellezze malevole, borsaioli e l’ira di un duca diabolicamente attraente, riuscirà la nostra eroina a trovare un marito?

Recensione

Iniziamo da cosa mi è piaciuto:

1. È un Regency ed io adoro questo genere, quindi mi ci sono tuffata! Ci sono tutti gli ingredienti tipici: un duca austero, una giovane sprovveduta, una famiglia aristocratica, abiti eleganti, balli, matrimoni da concludere! 

“Il duca si era addolcito quand’era preoccupato per lei, ma ora il suo tono era tornato aspro. Penelope dedusse che la sua preoccupazione non era per la sua sicurezza. Doversi occupare dei cadaveri di ospiti che si rompevano il collo rotolando giù dalle scale avrebbe disturbato la sua routine. Pulire il sangue dai suoi costosi tappeti avorio avrebbe ulteriormente ritardato l’ora della cena”.

2. È molto allegro, divertente, leggero. Lo consiglio soprattutto se siete in una fase durante la quale non vi va molto di leggere e/o siete giù di corda. 
3.Raramente mi viene da ridere mentre leggo, anche di fronte a battute ben fatte, le vicende di Penelope però sono talmente ridicole a volte da costringere il lettore a fermarsi per immaginare la scena e, inevitabilmente, scoppiare a ridere. 
4. Nonostante l’epoca in cui ci troviamo, un periodo dominato certamente dalle figure maschili, emergono importanti figure femminili che, fra una battuta e l’altra, rimarcano l’importanza delle donne, la loro intelligenza, scaltrezza e autonomia.

«Mia cara, come hai fatto a non renderti conto in tutti questi anni che tutto va secondo i miei piani? Non quelli di mio figlio o di mio padre. Oh, loro credono di essere quelli al comando, ma che ti sia di lezione, Anne, un uomo, per quanto viva in quell’illusione, non è mai al comando. Una donna tiene la frusta che colpisce il posteriore del cavallo, mia cara. E un’altra lezione che dovrai digerire. Gli uomini sono come i barili di vino nella cantina di sir Hammersmith. Forti, robusti e invitanti all’esterno, ma completamente vuoti all’interno.»

5. Ogni libro ha un personaggio che emerge sugli altri e non sempre è il protagonista, soprattutto nei regency dove questo ruolo di caratterista (come verrebbe definito in teatro) è interpretato spesso da un lord amico, da una cameriera, da una vecchia zia o da qualche strambo parente. In “Penelope” il personaggio più riuscito è di certo madame Bellafraunde! Non posso dirvi altro, perché una mezza parola su questa persona potrebbe costarmi lo spoiler più grosso del romanzo, ma… il libro andrebbe letto già solo per la sua presenza! Onestamente mi piacerebbe leggere un romanzo sulle avventure di Madame…chissà se la Wylde ci ha mai pensato!
6. Il libro è stato tradotto e, a differenza di quanto accade spesso con i self, sembra scritto direttamente in italiano. A parte qualche refuso, la traduzione è fatta molto bene, complimenti a Mirella Banfi. 

Cosa mi è piaciuto meno:

1. È un regency senza una grande fedeltà storica, ad esempio a tavola servono delle cameriere ma all’epoca era assolutamente vietato, solo gli uomini potevano servire, il ruolo delle cameriere era quello di rassettare casa e servire le signore, per di più, per quanto la nostra protagonista sia una ragazza totalmente fuori dagli schemi, ci sono degli atteggiamenti che una ragazza del 700/800 non avrebbe mai tenuto! Neanche sotto tortura! Stessa cosa vale per il duca, un uomo di parola, un uomo tutto di un pezzo, un nobile gentiluomo certi cose non le avrebbe mai fatte nè dette, alcuni suoi comportamenti sono del tutto fuori luogo, nonostante giustificatissimi vista la situazione. Un lord dell’Ottocento non chiamerebbe imbecille una ragazza, neanche se fosse una sguattera, per dirne una e, sebbene certe scene siano state costruite per farci ridere, l’accuratezza storica bisognerebbe sempre mantenerla. 
2. A parte alcune parentesi come questa:

“Il duca non era contento. Negli ultimi cinque anni, non ricordava un unico momento in cui si fosse sentito così triste. Erano le donne che rendevano tristi gli uomini, si disse. Le donne che entravano a forza nella vita di uno scapolo, come cuccioli indesiderati. Invece delle pantofole, masticavano i sentimenti, distruggevano i beni preferiti di un uomo, occupavano tutto il suo tempo e poi lo guardavano con grandi occhi innocenti che sembravano dire: chi io? No, non lo farei mai!” 

I sentimenti del duca non emergono mai, forse è voluto, siccome anche il lettore deve tribolare accanto a Penelope però i personaggi non sono molto approfonditi, spesso si ha la sensazione che siano bidimensionali. Vengono citati molti nomi ma pochi sono ben costruiti, anche Penelope, la protagonista, beh sarebbe stato bello sapere qualcosa in più, lo stesso vale per il duca o sua sorella Anne, invece ci viene rivelato lo stretto necessario per dare una parvenza di logica alla storia. 
3. Fra le pagine troverete delle canzoni scritte in inglese e poi tradotte e scene davvero esilaranti che vi faranno pensare “è un romanzo o la trascrizione di un musical?” Onestamente le ho trovate del tutto fuori luogo, queste parentesi musicali, insieme ad alcune scene in compagnia di qualche criminale, hanno trasformato il libro in un romanzo regency – trash, un nuovo genere che fino ad ora non esisteva. Va bene voler far ridere, sono d’accordo, ma il confine fra divertente e patetico è sottile e se “divertente” è bello, “patetico” è molto triste. La storia non è male, visto il genere, ma a causa di queste scenette ha perso punti, poteva sicuramente svettare più in alto ma questi episodi che mi hanno tanto ricordato alcune scene di Shrek (con la differenza che nel cartone animato ci stanno benissimo, anzi, lo trovo geniale) lo hanno rovinato. Potevano anche starci ma a quel punto tutto il libro andava impostato diversamente, così sono un po’ come i cavoli a merenda.

«Dovreste fare la danza del falco» disse Penelope, dopo averci pensato un po’. «Eh, che cos’è?» chiese Jimmy, ringalluzzendosi. «Non lo so . . . inventatevi qualcosa . . . qualcosa di simile.» Penelope cominciò a sbattere le braccia come fossero ali, con il collo che andava su e giù come quello di un gufo. Jimmy la imitò fedelmente.

4. Più o meno a metà libro, la Wylde ci regala un colpo di scena MEMORABILE ma giocato MALISSIMO! Quanto mi è dispiaciuto! Non posso dirvi altro perché molto del libro gira intorno a questo mistero ma, vi assicuro, ci ho pensato e ripensato e nella mia mente ho immaginato tutte le bellissime cose che sarebbero potute accadere! Io ci avrei giocato per pagine e pagine e invece no…tre righini messi in croce! Che peccato! L’ha buttata lì, così, come la vecchia Rose che getta in mare il cuore dell’oceano! PERCHÈ????? 

5. Ad un certo punto giriamo una pagina e…e scopriamo che sono successe duemila cose che non ci sono state narrate ma vengono riportate ora, in forma passiva e al passato, usando l’escamotage di una chiacchierata fra due amiche. Si tratta di una serie di incontri fra due personaggi di cui noi non sapevamo nulla. Questa cosa non mi è piaciuta affatto. Siccome parte della vicenda ruota anche intorno a questi ragazzi, sarebbe stato più carino viverli di volta in volta, piuttosto che farli raccontare per giustificare un nuovo incontro… questa soluzione a me è sembrata tanto una toppa messa per riparare uno strappo su in vestito, una toppa di un colore diverso e anche cucita male. 

6. Non esiste un vero cattivo. Anche in questo caso mi riesce difficile descrivere la situazione senza spoilerare ma ci provo. Esiste un personaggio che alla fine, insieme ad un altro, si scopre essere “cattivo” per quanto possa essere cattiva una lady vestita di chiffon o un lord con il cilindro però… però questa persona poteva sicuramente avere un ruolo più importante, infastidire, potevano esserci dei dialoghi aspri con la protagonista…insomma, non devo dirlo io alla Wylde cosa avrebbe potuto creare. È vero che Penelope è un po’ la nemica di se stessa (come scoprirete sfogliando le pagine) ma un vero cattivo, con una parte attiva in corso d’opera, serve sempre, è il sale di ogni buona storia che si rispetti. 

In conclusione io lo consiglio per i motivi che avete letto all’inizio della recensione però, onestamente, i quasi tredici euro del cartaceo potreste usarli per qualcosa di meglio…quindi se volete togliervi lo sfizio, farvi qualche risata esclamando “ma cosa? Perché? Ma dove?”, passare del tempo in allegria… compratevi l’ebook a novanta centesimi, il libro non è molto lungo e riuscirete a leggerlo anche dal cellulare, ne sono certa! 

Al prossimo boccale di lettere! Vostra Arte alla Spina!

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