Recensione – L’ordine – Liliana Marchesi

L’Ordine è pace, calma ed equilibrio.
E noi siamo il sostegno dell’Ordine.
Il lavoro ci fortifica.
La fatica ci appaga.
E le nuove vite salveranno il futuro.

Scheda Tecnica

Trama

Il mondo in cui vivono Syria e Gregory non è più quello di un tempo.
L’Ordine ha cambiato le regole e costruito Istituti in cui i bambini vengono condotti e cresciuti dal loro primo giorno di vita. Rigore e lavoro saranno gli unici genitori che avranno, fino al momento in cui anche a loro verrà chiesto di mettere al mondo dei figli, che non vedranno crescere.
Il destino però ha in mente qualcosa di diverso per Syria. La vita all’Istituto per lei è come una gabbia che si restringe sempre di più attorno al suo cuore. Quando Greg viene portato via improvvisamente e lei vede svanire anche l’ultima speranza di un futuro insieme a lui, l’unica cosa che le resta da fare è fuggire.
Riuscirà a sopravvivere al di là dei confini dell’Ordine?
Ma soprattutto, riuscirà a ritrovare il suo Greg?

Recensione

È possibile creare un determinato equilibrio, all’essere umano? Ecco lo scopo ultimo di una organizzazione che ha prefissato la “standardizzazione” degli esseri viventi, che devono seguire attraverso rigide regole ed obblighi inflitti con le buone o cattive maniere. Questo è il piano della diabolica autrice Liliana Marchesi, conosciuta per la sua pazzia precoce ahahah e il desiderio costante di faci impazzire. Reduce dalla recensione di Cavie, ero troppo curiosa di sapere cosa aveva combinato questa volta. Vi lascio l’unboxing super speciale inviato direttamente a casa.

Perché un gruppo di persone dovrebbe scegliere un’imposizione volutamente rigida, nei confronti delle persone? Per qual motivo tutta questa grande riservatezza e grande silenzio, dietro a tutto questo?
L’Ordine è pace, calma ed equilibrio. Mai frase è più riassuntiva per esprimere al meglio il significato stesso di questo titolo che vuole unire dentro di sé, sia un’aspetto letterario: l’ordine delle cose; sia per un’aspetto tecnico: l’Ordine è la stessa associazione che manovra il tutto.

«Domani» sussurro alla luna allungando il braccio e tracciando il contorno di un cuore sulla condensa del vetro. «Domani, brillerai per noi.»

I nostri protagonisti sono Syria e Gregory, nati e cresciuti dentro una struttura che chiameremo Istituto, dove durante la loro intera esistenza (anche se sono giovanissimi) è costituita da compiti ripetuti e gerarchie da rispettare. Tutti hanno un ruolo già deciso e imposto, nessuno può mutare, esprimere un parere e negare questa vita. Tutto è già deciso. Da chi? Chi sono i componenti dell’Ordine?

Osservano la storia da pov alternati dei due ragazzi, capiamo fin da subito l’attinenza e l’abitudine che concerne questo ambiente: rigidità, astinenza da ogni forma di divertimento o risata, assenza di rapporti “umani” tra le persone tanto da negare fortemente l’amicizia che nasce e cresce tra Syria e Gregory. Verranno così separati definitivamente nel giorno più importante (no spoiler). Ma, avendo un legame tanto profondo e viscerale tra di loro, non potranno stare molto tempo lontani e un piccolo spiraglio di “normalità” verrà in soccorso: incontrarsi di nascosto, in un determinato luogo e in un determinato giorno (nuovamente “no spoiler”, ok sono cattivella oggi).

Sento che c’è qualcosa di sbagliato nel modo in cui vanno le cose. O forse c’è qualcosa di sbagliato in me che non riesco ad adattarmi.
Tutti svolgono i loro compiti e la grande macchina dell’Ordine funziona bene: bambini sani e forti, cibo in abbondanza per tutti. Eppure, sento la mancanza di qualcosa. Un qualcosa che inaridisce le anime di chi cresce in questo posto.

Noterete fin da subito, la dimestichezza dell’autrice nel strutturare la storia nella sua interezza, creando un paesaggio distopico e a tratti pauroso, di tutto rispetto. Avendo una linguaggio trasparente e senza tanti mezzi termini, preparate le camomille (in ogni sua forma, calda o fredda) per acquietare i momenti più forti e decisivi. Liliana è riuscita a dare forma a due personaggi così diversi ma complementari. Abbiamo da una parte Syria, una ragazza dalla personalità che muterà nel tempo, costantemente pervasa dalla sensazione di sentirsi fuori luogo, lontana da barriere imposte da altri. E Gregory, un ragazzo cresciuto troppo velocemente, che desidera solo avere la sua Syria vicino per il resto della vita. Ok, sto romanzando moltissimo e non sto toccando nemmeno l’1% delle situazioni ma a mia discolpa, sono circondata da spoiler troppo vicini, devo evitare di far odiare da qualcuno, no?

Amando molto il genere distopico, posso dirvi di aver trovato molta carne al fuoco, sapientemente giostrata dall’autrice che possiede una grande dimestichezza nel caratterizzare i personaggi che non risultano mai scontati o ripetitivi, offrendo anche uno spiraglio di sentimenti arcobaleno (LGBT) fattore che apprezzo particolarmente. La continua sensazione di “claustrofobia” che proverete per tutta la storia, è volutamente ricercato da Liliana che desidera esprimere al meglio la fuga e la negazione di tutto quello che ci viene imposto gli altri. A tratti, avrete quasi la sensazione di vivere come dei villaggi Amish, con la stessa mentalità chiusa e impostata. L’obiettivo di questo libro, secondo il mio parere, è di ricordare alle persone che “ok, le leggi servono per indirizzare le persone a non sbagliare” ma nessuno, e ripeto NESSUNO, deve imporre il proprio volere e far soccombere la nostra mente perché di rimando, calpesta anche il cuore della nostra essenza. Questo “ordine” mentale, vale anche per le relazioni, il lavoro e tutto quello che ci circonda.

Liliana Marchesi si riconferma capace di stupirmi e farmi emozionare (ehhh già, lacrimoni in vista) portando in alto il coraggio di due ragazzi che desiderano solo stare insieme, senza vivere nell’ostentazione di una perfezione finta. Riecheggia fortemente questo equilibrio fasullo, portando alla luce una realtà facilmente paragonabile alla nostra. Quando i distopici, ricordano chi siamo.
Consiglio la lettura a tutte le persone che cercano un buon distopico, senza la grande diatriba tra self e casa editrice perché Liliana Marchesi sa parlare e si sa vendere meglio di tanti altri “mondi”. Essendo un distopico “deciso”, si consiglia la lettura alle persone che non si spaventano durante scene forti e pressanti. Per il resto, posso confermare la mia stima per l’autrice che si dimostra per l’ennesima volta, capace di emozionare.

Alla prossima dalla vostra CAPPELLAIA MATTA.

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