Recensione – Cercami nel vento – Silvia Montemurro

Quando è amore, non ti accorgi di come inizia. Non è una botta che arriva in testa, non è qualcosa che fa male. Se ti sguardi indietro e non sai dire il momento esatto in cui ti sei innamorato, forse ci sei dentro fino al collo da più tempo di quanto immagini.

Scheda Tecnica

  • Titolo: Cercami nel vento
  • Autore: Silvia Montemurro
  • Editore: Sperling & Kupfer
  • Data pubblicazione: 5 luglio 2022
  • Genere: Narrativa
  • Copertina flessibile: ‎419 pagine
  • Cartaceo: 11,30 euro
  • Ebook: 6,99 euro

Trama

Camilla studia al conservatorio e la musica è il suo mondo. Abita in un paesino vicino a Milano, lo stesso dove è nata e che, a differenza delle sue amiche, non è ancora riuscita a lasciare. Teo, invece, è un ragazzo solitario. In paese è appena arrivato e ha ancora negli occhi il mare della sua Sardegna. Camilla e Teo si incontrano in un giorno qualunque, in un bar qualunque. Ma, in quel momento, qualcosa accade. Terra e mare, luce e ombra: Camilla e Teo sono due opposti che, dopo essersi brevemente respinti, si attraggono. L’amore tra loro è così intenso e unico da illuderli di essere invincibili. Ma la vita li costringerà presto a una prova terribile. Allora potranno vincere o soccombere, potranno farlo insieme o da soli.

Biografia

Silvia Montemurro è nata a Chiavenna il 10 agosto del 1987. Laureata in Scienze Giuridiche e Filologia Moderna, è insegnante e writer coach. Collabora con diverse riviste. Il suo romanzo d’esordio, L’inferno avrà i tuoi occhi (Newton Compton, 2013) è stato segnalato al Premio Italo Calvino. Cercami nel vento (Sperling & Kupfer, 2016) si è aggiudicato il secondo posto al Premio Internazionale Città di Como e il Premio Pegasus Città di Cattolica, inoltre è stato tradotto in Spagna da Algaida. Successivamente ha pubblicato la trilogia young adult Shake my colors (Sperling & Kupfer, 2017), La casa delle farfalle (Rizzoli, 2018), portato in Germania da Piper Verlag, e I fiori nascosti nei libri (Rizzoli, 2020). Il suo ultimo romanzo si intitola L’orchestra rubata di Hitler (Salani, 2021).

Recensione

Benvenuti fanciulli in questa nuova recensione che inaugura quel periodo dell’anno tra la voglia matta di andare in ferie e la possibilità di organizzare il viaggio della storia… per chi, ovviamente, avrà la gioia di andare effettivamente in vacanza… per tutto il resto, la Cappellaia Matta è sempre disponibile a proporvi titoli accattivanti. Ecco perché, dopo la sua primissima uscita nel lontano 2016 sempre con la Sperling & Kupfer, ritorna in una versione aggiornata in edizione Pickwick, la cara Silvia Montemurro. Entra a gamba tesa verso la sottoscritta che non conosceva minimamente la storia di Camilla e Teo, rimanendo estasiata e piacevolmente ammaliata da un racconto che evidenzia quanto la letteratura italiana sia cambiata nel tempo, ma le piccole perle rimangono immutate.

Avendo un passato da pianista, conoscere la vita di Camilla fatta da studi, prove di violino e l’immancabile esigenza di perfezione, dovuta all’occhio vigile di un professore piuttosto aiutante…ops questo non faceva parte della mia quotidianità al conservatorio…facciamo un passo indietro…
Camilla è una giovane ragazza, desiderosa di raggiungere quel senso di beatitudine derivato dalla musica, cerca di dedicare anima e corpo nei confronti del suo caro violino. Strumento di una meravigliosa e accattivante eleganza, porta un carico di pesante rigidità dovuto al continuo incidere delle prediche di Roberto. Ma Camilla riesce a farsi scivolare tutto perché la sua cotta verso il suo docente, annienta ogni forma di sacrificio e rimprovero, riducendo tutto ad una immensa ammirazione adolescenziale. Non ricambiato, questo sentimento rimane vincolato dagli sguardi nascosti di una giovane donna che non comprende quando bisogna smettere di tentare.

Teo accolse quel bacio come un piccolo dono di benvenuto dalla delegazione femminile di Santa Croce. Se erano quelle le premesse, ci sarebbe stato da divertirsi. L’importante era non far precipitare troppo le cose. Tenerle sempre a quella distanza lì, ecco, quella che non prevedeva nessun coinvolgimento emotivo. Niente casini, grazie. Ne aveva fin troppi.

Ecco che entra in scena lui, Teo. Arrivato nello scenario più lontano possibile dalla sua visione, si ritroverà lontano dal suo caro mare sardo, immerso nella completa solitudine e quel senso di inadeguatezza che percorre la sua intera esistenza. Capace di guardare nel profondo, risulta un grande osservatore, silenzioso ma presente, lasciando una scia di malinconia al suo passaggio.

Talmente diversi quanto complementari, Camilla e Teo rappresentano uno spaccato generazionale che, possono vivere mille mode o trend, resta perennemente identico, confermando quanto ci sentiamo persi e spaesati nei confronti del mondo. Da una parte abbiamo una ragazza che corre fino allo sfinimento, pur di risultare la miglior figlia, ragazza, musicista in circolazione, perdendo di vista l’essenza delle cose e lasciando l’amaro in bocca ad una fresca e nuova strada. Dall’altra parte, un ragazzo che si sente vissuto, arrivato e puntualmente lontano anni luce dalla realtà vera e tangibile. Pieno di sofferenza e silenzio, possiedono un qualcosa in comune: la voglia di essere “visti” nella loro vera vesta.

Attraverso un linguaggio poetico, agrodolce e speziato, Silvia Montemurro racchiude una storia fatta per pensare e capire quanto delle nostre scelte, sia veramente sentite o dettate da altri. Quanto il nostro cuore si sente apprezzato da se stesso, piuttosto che dai gesti di approvazione degli altri. Un libro attuale e dannatamente nudo e crudo, tanto da discostarsi dalle attuali “richieste” del pubblico e del quale “io (Palma Caramia)” corro via con tutta me stessa, ringrazio di aver trovato una nuova autrice preferita, capace di parlare con lo stesso tono sia ai più “grandicelli” che alle nuove generazioni, sempre pronte a imitare gli altri, senza guardarsi veramente dentro. Molto consigliato e non vedo l’ora di leggere il seguito Trovami nel sole.

Alla prossima dalla vostra CAPPELLAIA MATTA.

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