Recensione – PSBF_Pensieri Seri in Becere Follie – Francesco Forestiere

– Quindi, dovrei solo dare ascolto e ragione.
– Vorresti pure dar giudizio?
– Potrei?
– Giurisprudenza è minimo cinque anni. Il mondo, comunque, non girerebbe mai dietro la tua opinione. Anzi, sono dell’idea che il tuo parere potresti pure poggiarlo là.

Scheda Tecnica

Trama

Un’ipotetica – quanto improbabile – Morte di nome Lei/Lui nella quotidianità della non-vita, un Maestro e il suo allievo verso l’ascesa dell’Io e un Drago fuori dai soliti canoni daranno vita all’imprevedibilità dell’esistenza, grazie a una serie di dialoghi folli. Fra principesse, regine e volti conosciuti verrete accompagnati verso un’inesorabile fine.

Recensione

Buongiorno fanciulli, come state? Siete pronti a concludere la settimana con il botto?!?! Non potevo esimermi da introdurre uno dei libri che sottovaluti a monte, ma offre soddisfazione sadica e ironica. In che senso? Mmh, cercherò di spiegarmi nel miglior modo possibile: Pensieri Seri in Becere Follie è quel libro che non ti aspetti, che non comprendi subito ma capisci fin da subito, che l’interpretazione ha voce…quella di Francesco Forestiere.

Come intuibile dal titolo, tutta la “raccolta” di capitoli (poi capirete il perché di questa mia affermazione) è un susseguirsi di risate sommesse, frecciatine sociali nascoste e quel senso di black humor che fatto con criterio, riecheggia più di una parolaccia sentita in un film di Checco Zalone.

-Maestro.
– Giovane.
– Maestro, ho toppato.
– Prova in una lingua più arcaica.
– L’ho combinata grossa?
– Prova più potabile, mio allievo.
– Ho fatto una vaccata, una cazzata, una minchiata?
– Le mezze misure, quelle misurabili, giovane.
– Perdonate, Maestro. Ricominciamo: ho errato.
– Davvero notevole! In così poco tempo? Pensavo avessi fatto una minchiata!

Ci troviamo di fronte alla Morte, colei/colui che segna l’inizio e la fine della vita terrena, introducendo alla fase successiva. Descritta/o come entità senza volto, alle prese con morti accidentali, situazioni al limite del surreale e tanta…tanta…bizzarra introspezione. Alla fine di ogni racconto, avrete più fasi di pensiero: la negazione “Ma cosa ho appena letto?”, “Cosa voleva dire il lettore?”, per finire “Cosa ci vedo io?”. I dialoghi sono fatti in maniera diretta, fiondata al di fuori delle pagine e improntata al puro divertimento intellettuale. L’ironia suona macabra ma veritiera e perfino la follia avrà un volto…quello del Maestro e del Drago. Nulla a senso, tutto a un concetto. L’arma vincente di questo libro, è il lettore stesso. Qualsiasi “ruolo” offrite ai personaggi, in proporzione troverete il “peso” delle parole.

Sicuramente il “parametro” ironico delle persone, ha standard diversi per età, gusti e ideologie. Nessuno riesce a far ridere tutti con la stessa battuta e Francesco non si salva da tale cerchia. Le sue battute possono risultare piatte per coloro che cercano la volgarità come sport agonistico della risata, e chi riesce a sogghignare solo al suono di una frecciatina ben assestata. De gustibus. Non tutti troveranno allo stesso livello la scellerata idea dell’autore…io, personalmente, da grande amante del cabaret e dell’improvvisazione, sono della squadra: frasi sottili ma affilate. Questo libro è un puro concentrato di pazzia ed essendo la Cappellaia Matta, ne vado Matta… ah ah ah…ops Francesco credo che mi stai contagiando…torniamo seri.

Un libro consigliato perché strano, non identificabile (neanche un alieno avrebbe da ridire), ironico per pochi, follemente becero tra dialoghi botta e risposta…pur sempre racchiuso in pensieri seri. Sono piacevolmente colpita, a quando il prossimo? E soprattutto, chi riesce ad accalappiare più citazioni possibili?

Ci vediamo fanciulli, dalla vostra CAPPELLAIA MATTA.

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