Recensione – Ragione e sentimento – Jane Austen

Buongiorno lettori oggi torno a parlarvi di classici con un altro volume edito RBA (una collezione che racchiude una selezione di romanzi senza tempo, storie che ancora oggi non smettono di affascinare e promanare ispirazione). Tra questi troviamo Ragione e sentimento, primo romanzo della Austen, scritto nel 1795 con il titolo di “Elinor and Marianne” e pubblicato per la prima volta nel 1811.

Scheda Tecnica

  • Collezione: Storie senza tempo-audacemente classiche
  • Editore : RBA Italia
  • Titolo: Ragione e sentimento
  • Autore: Jane Austen
  • Data Pubblicazione: 11 marzo 2022
  • Genere: Classici
  • Copertina rilegata: 310 pagine
  • Prezzo: 9.99

Trama

Iniziato nel 1795 con il titolo Elinor and MarianneRagione e sentimento apparve solo nel 1811. Protagoniste sono due giovani sorelle che, alla morte del padre, si trovano costrette ad affrontare una situazione economica molto critica nella loro nuova e modesta casa nel Devonshire. Qui conosceranno le pene e le gioie dell’amore, si confronteranno con difficili scelte sentimentali e matrimoniali, e, imparando a conciliare la ragione con il sentimento, diventeranno donne. Attorno a questo processo di formazione, la Austen tesse una trama piena di grazia e ironia, in cui, con la sua elegantissima prosa, disegna un ritratto acuto e penetrante di un mondo convenzionale e pettegolo contro cui sia Marianne sia Elinor dovranno combattere per raggiungere l’auspicato lieto fine.

Recensione

Protagoniste del romanzo sono Elinor e Marianne Dashwood che, alla morte del padre, dovranno fare i conti con le ristrettezze economiche a causa di un’iniqua spartizione del patrimonio, spettante perlopiù al fratellastro John e a sua moglie Fanny. Private della loro eredità, le due giovani donne saranno così costrette, insieme alla madre e alla sorella minore Margaret, a lasciare la tenuta di famiglia e a rifugiarsi in un piccolo cottage nel Devonshire. Prima di trasferirsi Elinor avrà modo di trascorrere del tempo in compagnia del fratello della cognata, Edward Ferrars, suscitando in lui una timida simpatia prima, e un affetto sincero dopo. Come era solito all’epoca però la diversa estrazione sociale e il predominio monetario sui sentimenti faranno da scoglio allo sviluppo di questo amore che farà soffrire entrambi perché soffocato e taciuto fin dalla nascita. Dal canto suo Marianne, nelle campagne inglesi – dove si saranno stabilite grazie ad un cugino della madre – avrà modo di conoscere le premure del colonnello Brandon e le attenzioni dell’affascinante e seducente Willoughby, due uomini che nulla hanno in comune se non l’aperto interesse per la fanciulla. È a quest’ultimo che Marianne rivolgerà tutte le sue fantasie romantiche esponendosi con un trasporto e un’imprudenza tale da lasciarsi sopraffare di dolore quando questo, dopo una lunga frequentazione, deciderà di partire all’improvviso.

Tutto il libro si basa sull’intramontabile contrasto tra ciò che suggerisce la mente e ciò che il cuore reclama a gran voce in un susseguirsi di monologhi interiori e colpi di scena che sconvolgono la calma di un tranquillo luogo di campagna nell’Inghilterra del XIX secolo. Come anticipato dal titolo, la Austen ci presente due grandi sentimenti in lotta tra il cuore e la ragione. Da una parte c’è la razionalità e il senso di giudizio che Elinor, la maggiore delle sorelle, esprime in ogni situazione, con l’assennatezza e la prudenza di un carattere poco incline alle manifestazioni e all’esaltazione dei sentimenti. Dall’altra c’è la passione, l’emotività e l’imprudenza che Marianne alimenta con la sua vivida immaginazione e che incarna con le sue gote arrossate e la sua avventatezza di spirito. A dominare la scena sono infatti gli incontri frequenti con i gentiluomini dell’alta società a cui le signorine rivolgono le loro timide attenzioni, diventando preda delle loro delusioni. Il diverso modo di reagire di Elinor e Marianne a situazioni analoghe nelle questioni di cuore renderà ancora più evidente il divario caratteriale che contrappone l’una all’altra sorella ma sarà anche il pretesto per dare vita ad un gioco di equivoci che condurranno i due personaggi ai lati opposti di questa immaginaria bilancia.

“Le nostre situazioni sono identiche. Nessuna di noi due ha niente da dire: tu, perché non comunichi mai nulla, io perché non nascondo mai nulla.”

Come negli altri suoi maggiori romanzi, la Austen accosta alle vicende raccontate un percorso di maturazione ed evoluzione del personaggio. Affascinante è il contrasto imperniato di sfumature caratteriali che si stendono a completare l’aspetto psicologico dei protagonisti. A smorzare l’impulsività di Marianne e accendere i sentimenti di Elinor, rivelando al lettore due figure “a tutto tondo”,  complete e ricche di sfumature – ora con tinte più intense e marcate nel caso di Marianne, ora con toni più delicati e trattenuti nell’esempio di Elinor – sarà una lenta maturazione che porterà entrambi i personaggi alla riscoperta di se stesse.

Leggendo questo romanzo della Austen, il primo fra quelli pubblicati dell’autrice, non si può non cogliere la somiglianza con Orgoglio e pregiudizio, suo fratello per dinamiche e contenuti. Anche i personaggi, così come ci vengono presentati in Ragione e sentimento, sono – per le loro qualità caratteriali – simili a quelli di Orgoglio e pregiudizio. Basti pensare a Mr Bingley ed Edward Ferrars o alle figure più enigmatiche di Willoughby e Wicham che sembrano, pure ad un confronto superficiale,  due facce della stessa moneta. Questi due in particolare si somigliano proprio per la loro indole egoistica, intelligentemente mascherata da un fascino irresistibile e dai modi cortesi di una buona educazione. Lo stesso vale per le sorelle Daswood che, giovani e in età da marito, ci ricordano le maggiori delle sorelle Bennet. A differenza di queste ultime però, guidate dal pregiudizio e da una fiducia spropositata delle proprie opinioni nei confronti degli altri, per Elinor e Marianne il lettore dimostra un empatia per cui è facile immedesimarsi fin da subito nell’una o nell’altra sorella, a seconda della propria indole caratteriale. Questo per dire che tutte noi abbiamo sentito il bisogno di essere ragionevoli e controllate come Elinor che pur di non esibire la propria coscienza si riserba di soffrire in silenzio, razionalizzando quanto più possibile anche le emozioni più forti. Così come, senza dubbio, ci sarà capitato di abbandonarci completamente all’impeto dei sentimenti e di essere sconsiderate e incoscienti come Marianne che, ferita nell’animo, si consuma nella più struggente e ingenua convinzione che il vero amore è uno e uno soltanto.

“Dopo tutto è ammaliante l’idea che la felicità di qualcuno sia interamente nelle mani di una persona. […]Non sono il tempo né le circostanze a creare l’intimità ma solo la predisposizione. Sette anni non basterebbero a fare in modo che certe persone si conoscano l’un l’altra, mentre per altri sette giorni sono più che sufficienti”

Come già anticipato prima, la trama si costruisce intorno alle vicende sentimentali di due sorelle ed è anche il preludio di una serie di riflessioni che la Austen cela nella sua critica alla costruzione sociale e alla mentalità dell’epoca, quasi sempre in riferimento alla condizione femminile, i cui obblighi ne limitavano l’esistenza. Ancora una volta, l’autrice pone in primo piano la questione di genere e lo fa attraverso due figure femminili dai caratteri completamenti opposti ma accumunate dal desiderio di emancipazione che si scontra con la visione chiusa degli altri personaggi e l’ambiente gretto in cui esse vivono. In questo contesto refrattario a qualsiasi accenno di cambiamento, attento più che mai alle apparenze, alle rendite e  al capitale di qualsiasi individuo, anche la vita delle giovani sorelle Daswood gira intorno al denaro e a quello che allora era considerato l’evento principale nella vita delle donne: il matrimonio. Il modo in cui esso è concepito dalle menti borghesi tradisce infatti un interesse preminente per l’aspetto economico che niente ha a che vedere con i sentimenti che invece spesso venivano soffocati in favore di un maggiore prestigio sociale. Il macchinoso rapporto tra i legami affettivi e il capitale, palesemente ironizzato dal linguaggio pungente e disinibito della Austen, emerge fin dalla prima pagina dove ogni persona, di qualsiasi ceto, rischia di essere valutata in sterline o in qualsiasi altro modo si possa fare riferimento al suo patrimonio. Eppure, al di là della marcata critica alle convenzioni e ai machiavellici intrighi per il denaro e l’appannaggio sociale, Ragione e sentimento è un libro romantico come sicuramente lo era l’anima ingenuamente idealista e sognatrice della Austen che con il suo stile delizioso ed elegante ha creato un capolavoro letterario che ancora oggi appassiona e viene letto con lo stesso coinvolgimento di duecento anni fa. Seppur distante dal nostro modo di parlare, ogni riga si legge in maniera scorrevole regalandoci tutto il piacere che si può ricavare da una lettera raffinata e incantevole come questa.

Voto: Cinque!

lettereecolori

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