Recensione – La favola di Amore e Psiche – Apuleio

Salut Etoile! In accordo con la Cappellaia Matta, ho deciso di rispolverare vecchie letture, intramontabili, classici molti, e recensirle per voi… sono libri che ho letto anni fa ma che ricordo bene e ho ripreso in mano appositamente per voi. Il primo che ho scelto per inaugurare questa nuova “rubrica” (anche se il termine non è proprio corretto) è La favola di Amore e Psiche di Apuleio.

Scheda Tecnica

  • Titolo: La favola di Amore e Psiche
  • Autore: Apuleio
  • Editore: ‎Universale economica Feltrinelli
  • Data pubblicazione: 23 gennaio 2020
  • Genere: Classico
  • Copertina flessibile: ‎192 pagine
  • Cartaceo: 8,07 euro

Trama

Comincia come ogni favola il racconto di Amore e Psiche, con un re e una regina e le loro tre figlie, tutte bellissime. Ma la grazia e lo splendore della più piccola, Psiche, sono talmente grandi da attirare le invidie di Venere: la dea della bellezza, per vendicarsi, decide di ricorrere all’aiuto di suo figlio Amore, a cui chiede di colpire Psiche con una delle sue infallibili frecce e di farla innamorare dell’ultimo degli uomini, il più vile e miserabile. Amore accetta, ma quando vede Psiche rimane così incantato dalla sua bellezza da distrarsi e pungersi con la freccia destinata alla ragazza, innamorandosi perdutamente di lei e portandola a vivere nel suo meraviglioso palazzo. A una condizione, però: che la sua amata rinunci a vederlo in viso. Ma una notte, istigata dalle sorelle invidiose, la ragazza cede alla curiosità e viola il patto. Paga duramente la colpa della disobbedienza ai precetti divini, ma infine, superate tutte le prove cui è sottoposta, viene accolta fra gli dèi e diviene immortale. La favola di Amore e Psiche è il racconto dell’Anima che dopo errori, sofferenze ed espiazioni, ritrova la piena felicità immortale; la storia senza tempo dell’amore fra gli dèi e gli uomini; la favola della curiosità e dell’invidia, dell’umano che travalica i limiti della propria mortalità, segnando un passaggio di confine inimmaginabile. Postfazione di Alessio Torino.

Recensione

Questo libro è ottimo per avvicinarsi ai classici antichi, sia per la tematica che per la brevità dell’opera. La storia è semplice, per modo di dire, da questa è poi nata la fiaba de La Bella e La Bestia che molti di noi conoscono per le varie trasposizioni cinematografiche (ma questa è un’altra storia). Psiche era una principessa bellissima, talmente bella da essere venerata come una divinità ma, lungi dall’essere un vantaggio, questa situazione era deleteria per la povera ragazza che non poteva nemmeno mettere piede fuori di casa. Un giorno la dea della bellezza Venere, gelosa del popolo che aveva iniziato a pregare una semplice mortale, dimenticando lei, una vera divinità, decide di vendicarsi e manda il suo sicario migliore: suo figlio Amore. Da qui iniziano le avventure della povera Psiche che si ritroverà, letteralmente, in balia dell’amore.

Questa favola risale al II sec. d.C. ed era contenuta nella raccolta Metamorfosi. Apuleio non era una persona qualunque, era un ricco rampollo, in possesso di una cultura elevata e, infatti, nel racconto troviamo molti simboli filosofici e religiosi del suo tempo. È una favola elegante, piena di elementi “sfacciati” o “horror” (passatemi il termine) che all’epoca erano più in voga di quanto crediate e, a differenza di molti miti e leggende (pensiamo al mito di Orfeo ed Euridice) ha un Happy End (ma non vi spoilero, anche se è una storia che ha ben 19 secoli).

Ciò che mi ha affascinato è il ruolo centrale dato ad una donna, mostrata si come vittima ma anche come un cavaliere pronto a lottare per il proprio amore e non è per niente scontato, anzi è innovativo. Moderno è anche il modo di descrivere l’eros, l’amore fisico, Apuleio ci mostra l’assenza di quei TABU che oggi, invece, ci braccano.

«Psiche, senza accorgersene, s’innamorò di Amore e subito arse di desiderio per lui e gli si abbandonò sopra e con labbra schiuse per il piacere, di furia, temendo che si destasse, cominciò a baciarlo tutto, con baci lunghi e lascivi. Ma mentre l’anima sua s’abbandonava a quel piacere, la lucerna maligna e invidiosa, quasi volesse toccare e baciare anch’essa quel corpo così bello, lasciò cadere dall’orlo del lucignolo sulla spalla destra del dio una goccia d’olio ardente.»

Ma quanto è attuale? Finalmente vediamo una donna che abbraccia, bacia, che desidera un uomo! Trovo che questa favola, oltre ad essere molto bella, apra gli occhi su un passato troppo spesso dimenticato, ignorato, sottovalutato e, a maggior ragione, lo consiglio davvero a tutti!

@raffaella_iannecebonora_author

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