Recensione – Two’ Morrow – Beatrice Simonetti

Svento i crimini futuri, ma questi rimangono tutti incastrati nella mia mente ed è impossibile buttarli via insieme al vomito. Tirare lo sciacquone non basta e neanche stordirsi con qualche farmaco. Cambiare l’andamento delle cose è il mio compito eppure le realtà precedenti ci sono ancora, da qualche parte, dentro di me, tra le ombre che compongono la mia stanza e le gocce di Efexor in più.

Scheda Tecnica

Trama

In fin dei conti non credo ci sia qualcosa da perdere quando non si possiede nulla.

Boston, 2049
Lowell è un ragazzo al servizio della Terrorism Prevention Unit, più conosciuta come TPU. Il suo compito è quello di anticipare i reati dei soggetti che gli vengono sottoposti dall’unità anticrimine. Lui, infatti, è un anomalo, fa parte di quei pochi esseri umani che, a causa di una mutazione genetica, nascono o sviluppano capacità incredibili. Lowell, tramite il contatto cutaneo, riesce a vedere il futuro di chi lo tocca e a estrapolare il materiale che servirà poi per condannare o assolvere l’imputato. In una lotta continua per ritrovare la stabilità e il rigore, lui capirà che le carte in tavola possono essere sempre rimescolate. È l’incontro con una ragazza qualunque a fargli comprendere questo, Myrtie. Collegiale dall’animo sensibile, molto timida, la giovane è cresciuta senza una madre e con la sola guida di un padre assente, pezzo grosso della TPU e grande nemico degli anomali. All’apparenza tutto è stabilito e persino il futuro non lascia scampo, ma il battito d’ali di una farfalla può generare il successivo caos e lo spostamento di un singolo tassello può stravolgere il regolare andamento delle cose in maniera del tutto inaspettata. Niente è stato deciso per essere come deve.

Biografia

Beatrice Simonetti è nata a Loreto il 3 luglio 1994 e attualmente vive a Castelfidardo, nelle Marche. A prescindere dai suoi studi che l’hanno portata ad approfondire la passione per le culture e per le lingue occidentali e orientali, soprattutto russo e tedesco, ha sempre avuto un grande amore per la lettura, grazie alla sua famiglia. Le lettere l’hanno affascinata fin da bambina, per questo ha poi deciso di mettere su carta le sue storie, dando vita a nuove realtà con cui spera di coinvolgere chi come lei non può fare a meno dell’immaginazione. Rodion è il suo romanzo d’esordio e il primo per la Delrai Edizioni.

Recensione

Benvenuti fanciulli in questa nuova recensione che alimenta ancora di più la mia grande passione per i distopici, soprattutto se molto curati e dettagliati. Stiamo parlando del libro di Beatrice Simonetti, primissimo libro per me da parte di una donzella conosciuta per il suo amato e spiccato dono espressivo, che insieme alla copertina magnetica offrono una chiave vincente per immergermi in questa opera dai propositi positivi. Veniamo a noi, ogni cosa avrà la sua dimensione.

Siamo a Boston 2049, ci troviamo in un contesto devastato dalle diverse dinamiche di guerra, politica e malcontento generale. Per far fronte all’ingente sovraccarico di criminalità, diventata ingestibile sotto tutti i fronti, arrivano in soccorso gli Anomali. Apparentemente umani ma dotati di doni sovrannaturali, queste figure vivono segregate sotto l’occhio vigile di scienziati freddi e statici che utilizzano queste menti programmate per anticipare e prevedere ogni forma di violenza, ostacolando la persona a compiere quell’azione. Conosciamo così Lowell considerato da tutti il migliore sul campo ma odiato per la marea di “ingiusti” processi e accuse anticipate per persone che non sanno neanche cosa avrebbero compiuto.

L’abitudine mi aiuta a tenere a bada le emozioni, ma quando mi rendo conto dello scorrere del tempo, del ticchettio frenetico delle lancette, il mio equilibrio si incrina. In quei casi solo il training autogeno riesce a mettere le cose a posto.

Grazie alle grafiche ammalianti della Delrai (che non si smentiscono mai), notiamo articoli di giornale dove vengono narrati sanguinolenti attentati e subito dopo, cancellazioni degli stessi perché previsti dagli Anomali e preventivamente risolti. Questo continuo anticipare di azioni e parole, hanno generato un malcontento generale perché gli umani reputano causa di ogni male gli Anomali e la mal gestione dei politici troppo presi dall’autocelebrarsi tra applausi e consensi.

Questo divarico sociale sarà evidente quando Lowell avrà modo di conoscere Myrtie, una comune mortale. Il nostro protagonista necessita risposte a domande create e alimentate dal silenzio più assoluto, generato da volti troppo noti ma mai amici. Nato da una mutazione genetica, Lowell capisce che questa vita è stata inculcata senza il suo volere e cerca costantemente di capire il perché di questo ruolo. Camminare e respirare la stessa aria di Myrtie, porterà nuovi dubbi nella sua testa già fin troppo incasinata ma allo stesso tempo desiderosa di rinascere e seguire quel destino che lui non può prevedere.

Da piccoli le cose appaiono sempre un poco più belle di quanto non lo siano davvero. Forse questo vale anche per il cielo e per il nostro vecchio pianeta: lo ricordiamo migliore solo perché eravamo noi a esserlo.

Ma non preoccupatevi fanciulli perché conosceremo anche il punto di vista di Myrtie che mostrerà l’altra metà della medaglia, portando a galla tanti segreti segregati nel suo cuore ma incapace di sfogare a gran voce. Vissuta sempre in una magica bolla di finte verità e cattiveria nascoste, è diventata una ragazza capace di vedere nel profondo, oltre quello sguardo triste e ammalato di vita di un giovane Lowell troppo spaventato per comprendere ma voglioso di sapere. Cresciuta praticamente da sola, ha instillato in lei una innata insicurezza verso il prossimo e taciturna timidezza, alimentata dalla sua estroversa capacità di legare con le persone, cioè nulle.

Il dolore è un concetto così astratto. Lo si contiene per un’esistenza intera e, quando finalmente emerge in tutta la sua amarezza, si tenta invano di soffocarlo dietro a degli squallidi sorrisi bugiardi. Il dolore dà forma alla nostra vita, gli dà un senso, parla al posto dei nostri balbettii, comunica anche quando non vorrebbe.

Cosa ne penso di questo libro? Reputo che questa lettura sia “vivibile” solo da chi è capace di osservare, assorbire e far proprio ogni singolo battito di vento perché la scrittura di Beatrice è profonda, curata, millesimale e attenta alle foglie che scricchiolano sotto i piedi titubanti di un protagonista che viene raccontato utilizzando tutti i sensi e ampliano le diverse emozioni celate. Ho pianto, tanto, troppo, infinitamente grata di una tale delicatezza ma allo stesso tempo tenace voglia di narrare. Non si tratta di un libro semplice, anzi, necessita la completa attenzione e concentrazione ma capace di farti vibrare fino al profondo. Per ovvi motivi, lo spazio dedicato a Lowell è paradossalmente maggiore rispetto alla faccia della medaglia umana ma ne sono felice perché Beatrice porta a galla tutte le perplessità di essere “speciali”. Non sempre possiede una valenza positiva e più frequentemente del normale, porta con sé responsabilità grandi e immense che non tutti possono gestire o sopportare. Luccicante valore ma delicato contenuto.

Certe volte penso che non ci sia spazio per i sentimenti. Non siamo fatti per vagare nel sonnambulismo, né per vivere di sogni.

Un libro consigliato a tutte le persone che sanno il valore delle persone e rispettano il loro ruolo e spazio, troverete l’opera di Beatrice capace di tenervi incollati fino alla fine. Ragionamenti lucidi e altri filosofeggianti, ogni cosa avrà un determinato spessore e nulla verrà lasciato al caso. Non vi aspettate “azioni” costanti ma piuttosto un pensiero in continua evoluzione, una costante seduta dallo psicologo. Io ne sono uscita distrutta ma rinata. Occhio, prevedo temporali all’orizzonte.

Alla prossima dalla vostra CAPPELLAIA MATTA.

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