Recensione – Tutto il bene, tutto il male – Carola Carulli

«Resistiamo alle mancanze. Ci adattiamo, per sopravvivere. Siamo pieni di buchi, vasi rotti che fanno finta di non essere caduti. Come parassiti proviamo a ingoiare le nostre mancanze, sperando di farle restare nel punto più profondo di noi stessi, dove non si vedono, dove nessuno può sbirciare, dove il buio è buio davvero. Siamo una costellazione di assenze fin da quando siamo nati, strappati dalle pance delle nostre madri, dalle nostre piscine calde».

Scheda Tecnica

Trama

Bisogna avere coraggio anche per essere felici, e Sveva nella casa dei suoi genitori non lo è mai stata. Sarah, sua madre, ha puntato tutto sulla bellezza e sulla conquista di un ruolo in società, per osservare il mondo da una posizione comoda. Ma a Sveva non importa dei bei vestiti o delle scuole esclusive, né di cercare un uomo perbene e un matrimonio sicuro. Per questo, ogni volta che può scappa da sua zia Alma, la mamma che avrebbe voluto, la stramba con gli occhi di colori diversi, l’irregolare di famiglia, la ribelle a cui non va mai bene niente. In lei ha trovato un’amica e una complice, qualcuno da cui imparare il senso dell’amore, l’indipendenza e – perché no? – anche gli sbagli. Se la disobbedienza è un tratto ereditario, Sveva è certa di averla ricevuta da lei e dalla bisnonna, che aveva poteri da sensitiva e che da molto lontano continua a vegliare su di loro.
Quando Alma rimane incinta di Tommaso, creatura solitaria che appartiene unicamente al mare, il fragile e complicato equilibrio familiare rischia di rompersi. Per tutti loro arriva il momento di rimettere ordine dentro se stessi o, forse, di accettare che la vita è destinata a restare eternamente inesatta e che le persone più importanti sono quelle che ti piovono addosso senza preavviso.
Con delicatezza e una scrittura ricca di sfumature, Carola Carulli getta uno sguardo originale sulla maternità, sull’ambivalenza dei legami di sangue e sulla straordinaria capacità delle donne di ferirsi e di curarsi l’un l’altra.

Biografia

CAROLA CARULLI, giornalista, si occupa di cultura da molti anni. È conduttrice del Tg2, cura le rubriche “Achab” e “Tg2 Weekend” dedicate alla lettura. Segue come inviata i più grandi eventi musicali, letterari e cinematografici. È autrice di diversi documentari. Questo è il suo primo romanzo.

Recensione

Benvenuti fanciulli nella tana del bianconiglio e preparate il vostro palato per un gustoso tè dolce/amaro, in compagnia di un libro che possiede una serie di riflessione che ancora oggi, devo digerire.
Chi conosce la Cappellaia Matta da tempo immemore, è cosciente di quanto sia delicato il tema dei legami famigliari e particolarmente flebile il rapporto con la figura materna, quindi Tutto il bene, tutto il male è un campo fertile per la mia mente molto radicata.

Consapevole di questo mio limite, sono felice di aver accettato questa collaborazione insieme alla Salani Editore, perché ho toccato con mano la dolce riflessione della giornalista Carulli Carola, conosciuta ai più come conduttrice del Tg2.

La più importante confermava una certezza: i legami di sangue sono spesso inquinati, sporchi e imperdonabili, mentre possono esistere legami profondi anche se non possono definirsi ‘famiglia’. Una parola che cominciò a mutare di significato per sempre.

Come palese fin dalla trama, tutta la storia ruota sul valore dei “rapporti” famigliari (apparentemente focalizzata sul legame madre/figlia) e sulle “conseguenze” di determinate dinamiche che amplificano il carattere di una persona e il relativo pensiero.

La protagonista della storia è la complessa Sveva, una ragazza nata in una famiglia molto spaccata a causa di “pregiudizi” e pensieri errati. Da una mamma troppo dedita all’eterna giovinezza e dalle comodità lussuose, fino al padre troppo buono e innamorato per agire, subendo dinamiche troppo pressanti per lui. Sveva è l’ago di una bilancia già radicata e profondamente compromessa, arrivando al punto di “rottura” generale, e di conseguenza spaccatura parentale. La ragazza possiede poche certezze nella sua vita, convinta di meritare solo l’affetto di un padre molto presente e dalla figura della zia Alma. Una “mamma adottiva” inaspettata, impariamo a comprendere cosa rappresenta il legame affettivo e quanto le “radici” di sangue non sono sinonimo di certezza. Alma racchiude in sé l’emblema di una donna libera: di scegliere, di legarsi, di sbagliarsi e di lottare per ciò in cui crede. Amplifica costantemente la battaglia tra donne che nasce e muore per spirito di contraddizione, perché quando una persona si sente sicura di sé (non vuol dire essere egocentrici) non necessità di competere con nessuno.

Non che fossero sempre rose e fiori con mia zia. Litigavamo spesso, anzi. Per lei ero una ragazzina indomabile e temeva che ricalcassi i suoi errori. A volte la facevo impazzire, andava su tutte le furie. Eppure mi capiva, capiva lo strazio di vivere in una casa dove tutto ti sta stretto, la voglia di scappare non importa dove, ma lontano dai tuoi genitori, dal conformismo, dalle regole. Le stesse da cui scappava lei da quando era venuta al mondo.

Tutto il bene, tutto il male è l’emblema di una realtà fatta da futile apparenza che alterano il nostro intelletto e muta i nostri legami più profondi e radicati in noi. Un susseguirsi di azioni tra passato /presente, punto di vista di Sveva e di Alma, fino all’apice di tutto.
La scrittura di Carola Carulli ricorda un dolce carillon che attraverso il suo suono melodiosa, insinua le note più sottili nel nostro cuore e noi non possiamo che rimanere incantati. Il ritmo calzante permette di evitare momenti di stallo e vuoti silenzi. Ogni singolo capitolo racconta un pezzo di vita, che incastonato al carattere dei personaggi, crea tridimensionalità.
Difficilmente vi sentirete esclusi, dovuto alla famigliarità delle persone e dalla ribellione di Sveva, perennemente convinta di non meritare un’affetto profondo. Il bene o il male, non hanno un volto, possono nascondersi nel quotidiano ticchettio del tempo, dalla scadenzato rimbombare dei silenzi e da quegli abbracci non richiesti ma importanti come l’aria che respiriamo. Un’inno hai legami tra persone che sia tra madre e figlia, figlia e zia, sorelle, amiche e coppie. Non esiste un’etichetta prestabilita sul nostro volto. Siamo noi a decidere che “posto” meritiamo nella vita delle persone, non perché viene “preteso” ma conquistato giorno dopo giorno.

Consigliato a tutti quei lettori che pretendono “emozioni” senza grandi colpi di scena ma raccontando situazioni realistiche.
Alla prossima dalla vostra CAPPELLAIA MATTA.

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