Review Party: Vorrei viverti ancora – April K. Jones

Buongiorno splendori, quest’oggi sono qui a parlarvi dell’ultimo libro di un’autrice che conoscevo solo di nome, che mi ha contattata stupendomi e chiedendomi se avessi voglia di leggere questo suo nuovo romanzo in anteprima. Credo sia quasi superfluo dirlo, ma a prescindere dalla collaborazione, questo libro non me lo sarei perso: un po’ per i temi trattati, un po’ perché ero curiosa di poter finalmente leggere qualcosa di April K. Jones. Quindi ecco a voi il mio parere su Vorrei viverti ancora, che da oggi trovate disponibile all’acquisto su Amazon.

Titolo: Vorrei viverti ancora
Autore: April K. Jones
Data di pubblicazione: 4 giugno 2021
Genere: Cont. romance
Editore: Self publishing
DISP. SU KINDLE UNLIMITED!
Ebook: €2,99
Cartaceo flessibile: €13,99
Cartaceo rigido: €14,99
LINK D’ACQUISTO

TRAMA

In un angolo segreto del cuore, protetto dalle leggi del tempo, vive ancora lui. Intoccabile ed eterno, come fuoco e paradiso.

Quando Alice Evans abbandona l’Inghilterra per seguire il sogno di laurearsi a Parigi, non immagina che questa esperienza la cambierà nel profondo. Dopo anni di formazione, un titolo di studio e un lavoro precario da infermiera, a sconvolgerle i piani è il mieloma multiplo. Accettare la nuova condizione di salute è difficile e, con il passare dei giorni, inizierà a mettere in discussione ogni scelta fatta dalla sua partenza. Un nome in particolare le è impresso nell’anima: Matthew Hamilton, il ragazzo con cui è cresciuta e che ha lasciato prima di stabilirsi in Francia. L’unico rimpianto a cui non ha mai rimediato. Tornare a vivere uno di fronte all’altra potrà far comprendere a entrambi che i ricordi bruciano, nonostante gli errori e il tempo trascorso? Quanto si è disposti a lottare, quando la vita batte a ritmo lento? 

Vorrei viverti ancora è la storia di due destini legati dalla stessa stella. Un amore scolpito nel tempo che chiede di essere vissuto ancora e ancora.

RECENSIONE

Credo sia così per tutti, quando iniziamo un libro, cerchiamo sempre qualcosa che ci porti a rivederci nella storia o nei protagonisti. Personalmente quando ho letto la trama di Voglio viverti ancora, mi sono rivista nel combattere la malattia, di affrontare a testa alta i propri “rimpianti” e la voglia di vivere. Non avevo mai letto nulla di April K. Jones, ma con questo romanzo mi ha letteralmente stregata fin dalla prima pagina del romanzo.

Il fatto che qualcosa termini, o cambi nel tempo, non significa che sparisca.

È una cosa che faccio di rado, ma più volte durante la lettura mi sono trovata a scrivere all’autrice, e questo perché non riuscivo a capacitarmi di quanto alcune sensazioni mi siano arrivate forti e chiare, oppure di quanto impegno ci abbia messo in queste pagine. Chi pensa che per scrivere un libro basti mettersi davanti ad uno schermo e pigiare i tasti, non sa cosa stia dicendo. April ha dimostrato che non importa quanto si possa conoscere un argomento, per renderlo al meglio, per renderlo il più vero possibile, bisogna studiare. In questo libro non troverete solo una dovuta spiegazione della malattia o delle terapie, ma anche dei luoghi. Più volte mi è quasi sembrato di essere sul serio in Inghilterra – e non è una cosa da poco.

Non voglio girarci attorno, la malattia della protagonista è presente fin dal principio e avevo una sola paura a riguardo: quanto avrebbe influito la malattia sulla storia d’amore? Anche in questo ho trovato che l’autrice sia stata brava, ha sempre soppesato bene il parlare e dimostrare la malattia e ha dato il giusto spazio ai sentimenti, alle paure, alla voglia di vivere e di amarsi dei protagonisti. Una cosa che, forse, avrei preferito fosse reso più palese, è l’impatto che questo genere di notizie su chi sta attorno al malato. Ci sono scene e frasi che fanno capire quanto la situazione non sia semplice o quanto Alice si ritenga quasi colpevole di aver stravolto la vita di tutti, e mi rendo conto che vedendo principalmente i suoi pensieri non sarebbe stato semplice avere una prospettiva più ampia, però sarei stata curiosa nel vedere questo aspetto più approfondito.

È orribile quel detto secondo cui ti accorgi che ti manca qualcosa solo quando l’hai persa. È orribile perché maledettamente vero.

Alice ha deciso di vivere i suoi sogni, di partire, di conoscere Parigi e affrontare lì i suoi studi. Ha scelto i sogni, nonostante fosse consapevole di cosa lasciava a casa: una famiglia, una migliore amica che è come una sorella e un amore che si trova solo una volta nella vita. Non parte a cuor sereno, eppure sa di dover fare questa esperienza. Tornare a casa non era nei suoi piani ma arriva per tutti un momento in cui – per un motivo o per un altro – si capisce di dover tornare all’inizio, magari per sentire il calore di casa, forse perché quegli affetti mancano, o anche solo perché la vita a volte è così bastarda che ti metti i bastoni tra le ruote e stare da sola in una città non propria non è la soluzione. Quando Alice torna a casa, trova conforto, si sente protetta ma incontrare il suo unico amore non è semplice visto come si sono separati.

I miei timori si stanno aggrappando al tempo che mi resta. Se permettessi loro di vincere, di annullarmi, mi ucciderebbero ancor prima del mieloma.

Trovo che parlare di una malattia simile non sia semplice, un po’ perché solo leggere la parola spaventa, un po’ perché ci sono cose nella vita che per quanto si possano combattere, bisogna scendere a compromessi e accettarle. Per quanto la malattia sia presente, la voglia di vivere della protagonista è più forte. Accettare il proprio destino non è semplice e permettere ad altre persone di starti accanto quando sai che il percorso da fare non è facile, è una paura che potrebbe farti chiudere a riccio. La protagonista apprezza il perdono della sua migliore amica, capisce che averla accanto è una di quelle cose che potrebbe aiutarla a stare meglio, così come capisce che amare Matthew è una bella cosa, ma non vuole vederlo soffrire. Conosce fin troppo bene i sacrifici che dovrebbe fare e soprattutto è consapevole che la vita è breve e non vorrebbe più farlo soffrire… ma la scelta, in questo caso, non spetta del tutto a lei e per fortuna arriva a capirlo.

Si dà il caso che io abbia tantissima vita. Prendine un po’, faremo a metà.

Matthew è uno di quei personaggi che si pensa esistano solo nei film o nei libri, ma l’autrice non lo ha creato perfetto. Ha anche lui il suo bel caratterino e i suoi difetti, ma ha un cuore grande che per forza di cose ti permette di metterlo quasi su un piedistallo. Lui non perdona Alice perché è malata, non le rimane accanto per pietà… lui rimane e perdona perché è abbastanza maturo da capire che i sentimenti che ha sempre provato per lei si erano solo messi in standby, in attesa del suo ritorno. La situazione tra loro funziona bene fin dall’inizio, anche se ci sono degli intoppi, degli alti e bassi, eppure il tutto l’ho trovato credibile, funzionale, tanto che ad un certo punto non ho potuto che chiedermi: esistono davvero persone così? Non fraintendetemi, per una piccola parte del libro mi sono chiesta la stessa cosa su Alice.

Ho una fame di vita che mi divora, dentro un corpo maledettamente debole.

Una delle tante cose che ho apprezzato, è che il tutto non fosse fossilizzato solo su alcuni argomenti o personaggi, la protagonista – ma questo vale per ogni malato – ha bisogno di normalità accanto a sé, e questo l’autrice lo ha fatto mettendo la vita della sua migliore amica come specchietto… ma non solo la sua. E a proposito di questa piccola aggiunta di cui preferisco non parlare, ma chi leggerà il libro capirà, credo che la scelta di aggiungere un certo personaggio come voce introspettiva ad un certo punto, sia stata una scelta ben orchestrata. La vita merita di essere vissuta, ma non è semplice e avere modo di mettere quasi a confronto le cose, è stata una cosa furba ma funzionale.

La vita è preziosa e mi piacerebbe che lo sapesse anche chi non crede più in nulla. Perché c’è sempre una possibilità per ricominciare.

Ritengo di aver reso palese il mio amore per questa storia, quindi ora passo alle parti un po’ più “tecniche”. La scrittura di April K. Jones è scorrevole, fluida, ti trasporta nel suo mondo e ti permette di vivere la storia appieno. I personaggi sono ben caratterizzati, la storia è quasi tutta scritta sotto i pensieri della protagonista – forse avere qualche capitolo in più sotto i pensieri di lui sarebbe stato meglio, ma è perfetto così. Gli argomenti trattati, anche se sono delicati, sono stati curati, studiati e non rendono pesante la storia. Le emozioni mi hanno travolta più volte, ammetto di averci lasciato qualche lacrima, quindi non posso che assegnare un punteggio pieno a questo romanzo. Non sono solita versare lacrime, quindi tanto di cappello, perché questo vuol dire che la storia mi ha decisamente catturata e sono riuscita a sentire le emozioni.

Grazie April per questa storia, per avermi concesso l’anteprima e per aver avuto fiducia in me.

Jess.

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