Recensione – Civico-19 – Gloria Bertolasi

Il ricavato verrà devoluto all’UNICEF, ente particolarmente interessato all’impatto del Covid-19 su bambini, giovani e donne già colpiti da povertà, disabilità o esclusione sociale, con la speranza che la medicina riesca a salvare l’umanità da una malattia che ente negli alveoli senza chiedere permesso.

Scheda Tecnica

Trama

Tutte le certezze di Irina si sgretolano quando il marito la lascia.
Si vede perciò costretta ad abbandonare il suo Paese, l’Ucraina, sua madre e i suoi figli per cercare un futuro in Italia, dove riesce a trovare lavoro. È in un paesino tra le colline emiliane che si stabilisce per fare la badante a Teresa, una vecchia conoscente di suo padre. Qui si costruisce una nuova vita, una nuova routine, ricominciando a sperare di riabbracciare un giorno i suoi cari. Farà nuove amicizie e consocerà anche un uomo interessante, il medico del paese, che le farà di nuovo battere il cuore.
Ma non ha fatto i conti con una pandemia globale, quel Covid-19 che in pochi giorni sconvolgerà ancora una volta la sua vita, e quella di tutto il mondo.

Biografia

Gloria Bertolasi, nata a Crema nel 1985, si è laureata in farmacia nel 2008.
Vive a Parma ed è mamma di Anita.
Il 3 Aprile 2020 perde il padre per una polmonite da Covid-19 e a lui dedica il suo primo romanzo.

Recensione

Benvenuti fanciulli in questa nuova recensione dedicata all’opera di Gloria Bertolasi che ringrazio anticipatamente per la copia omaggiata. Come ben sapete, non sono una grande amante dei libri dedicati a questa piaga che ancora oggi sta infestando la nostra quotidianità, un po’ per colpa nostra e un po’ per la cattiva organizzazione. Avendo attraversato sulla propria pelle tutti gli aspetti negativi di questo male, ho sempre cercato di non avvicinarmi alle opere letterarie per evitare di soffrire nuovamente oppure trovare i soliti complottisti dietro l’angolo. Vi assicuro che Civico-19 non è nulla di tutto questo, siete in buone mani. Da cosa lo si deduce? Semplice, dall’obiettivo con il quale è stata scritta l’opera e per lo sfondo di beneficienza dietro di se.
P.S.: consiglio alla casa editrice Edikit di riportare la dicitura, in riferimento del ricavato, anche nelle piattaforme di vendita perché lasciarlo solo all’interno non renderebbe giustizia e consapevolezza del lettore stesso. Ok, non deve essere l’unico motivo per acquistare l’opera ma UNO dei buoni motivi per farci un pensierino.

Questa storia ci presenta la vita di Irina, una donna che ha scelto di sacrificare la sua esistenza per offrire un minimo di futuro ai suoi figli prendendo un fagotto di oggetti semi-necessari e pensando di trovare la grande svolta della vita, trasferendosi da l’Ucraina all’Italia. Qui verrà attesa al Civico-19 (nome bivalente sia nei confronti del luogo stesso, che in riferimento all’anno che ha cambiato la nostra esistenza con l’incipit del perché) da una nonnina arzilla di testa ma lenta nel corpo, troppo grande da restare sola, troppo volenterosa da spegnersi nella solitudine di quattro mura.

Il destino, però, ha deciso di bussare propria alla sua porta, portando alla luce diversi tasselli positivi, ma allo stesso tempo, un qualcosa che nessuno si sarebbe lontanamente immaginato: l’avvento della pandemia causata dal covid-19. Come ognuno di noi, anche Irina e la dolce nonnina Teresa, avranno modo di vedere sulla propria pelle, tutti i cambiamenti annessi a questa malattia che non guarda in faccia nessuno, entra ed esce senza lasciare il tempo di capire ed intervenire. Cambiamenti tangibili nella nostra quotidianità (ancora oggi presente) come una mascherina che non ti lascia respirare, una continua ricerca di disinfettanti per rimanere sempre lontani da contatti indesiderati, l’impossibilità di spostarsi dalle proprie città, la pazzia fuoriuscita dalle persone e tanto altro, attraverso gli occhi di una straniera, rimasta lontana dalla famiglia ma sola in questo mare di novità e mutamenti.

Una storia scritta per ricordare cosa ha portato con sé questa maledetta realtà e cosa ha lasciato in ognuno di noi, sotto la scrittura semplice dell’autrice avrete modo di sentirvi parte di un qualcosa che viviamo ogni giorno ma non compreso da tutti. Una lettura estremamente veloce e breve ma intenso nel suo raccontare e vivere. Noterete subito l’innocenza nella primissima scrittura dell’autrice, dove è tangibile la mancanza di un’editing, sia per la presenza di diversi refusi (in proporzione all’opera) sia per l’impronta ancora non del tutto matura della scrittura. Diciamo che potete sorvolare perché vi fa sentire più vicini alla storia proprio per questo aspetto di grande “umanità” nei propri errori e mancanze. Ovviamente spero in una crescita stilistica futura perché i buoni propositi ci sono, basta studiare un pochetto.

Consiglio quest’opera a chi non possiede grandi pretese, desidera aprire gli occhi su uno spaccato della nostra vita e respirare la veridicità di quei momenti che ancora oggi toccano corde sensibili in noi. Non troverete un libro fatto per insegnare qualcosa ma una trasposizione del nostro passato e del nostro presente, raccontato da due donne rimaste indifese ma forti di loro stesse, senza l’aiuto di NESSUNO. Avete compreso bene, questo libro vi ricorderà quanto questo virus ha tolto senza dare il tempo di reagire e lasciando una grande e amara verità, siamo e saremo sempre soli. Belle parole e buoni propositi ma la nostra strada la percorriamo in solitaria e saremo noi ad uscirne, in un modo o nell’altro.

Un libro nato con lo scopo di farci fermare, anche per poco tempo, e farci riflettere su noi stessi e su quanto dobbiamo avere il coraggio di andare avanti senza guardarci indietro e senza avere la paura di fallire perché nessuno è perfetto ma dannatamente umani.

Alla prossima dalla CAPPELLAIA MATTA.

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