Recensione – Lascia che poi sia – Gio Filipponi

Scheda Tecnica

Trama

In “Lasciati accadere” (Instapoeti 2020) Gio Filipponi ha affrontato tutti i passi per tornare ad amare noi stessi dopo la fine brusca e inattesa di una relazione amorosa: stai con il dolore, sradicati dal passato, semina nel presente, rifiorisci nel futuro (dal dolore e il senso di morte alla rinascita, attraverso dolore, rabbia, desiderio di vendetta, rimorso, rassegnazione, senso di colpa, cura di sé, felicità). Nel libro il focus era incentrato sull’amarsi e sul riconquistarsi. Lo step successivo di questo viaggio verso l’amore, la gioia e la libertà, suggerisce l’autore, è quello di tentare di aprire il cuore a chi verrà dopo. Ricominciare a fidarsi. Aprire significa lasciare andare. Aprirsi significa lasciarsi andare. «Non siamo alberi, non siamo fatti per stare da soli» scrive Gio Filipponi. Lascia che poi sia è un inno alla vita perché la vera gioia sta nella condivisione: se amiamo fare una cosa particolare, vorremmo poterlo confidare a qualcuno, se ce lo teniamo per noi, siamo felici a metà.

Biografia

Giovanni Filipponi, anno 1989, vive in un paesino a metà strada tra parchi, laghi color smeraldo e metropoli milanese. Genitori campani, famiglia del Sud, quando può cerca di tornare nella sua vera terra d’origine. Scrive di sé: «Io non vivo l’emozione, l’emozione mi vive, il sole mi scorre nelle vene, il pensiero mi scrive». Nel 2018 autopubblica tre libri di poesia Io non scrivo, Poesie di More e Cento poesie d’amore e un orgasmo. Dal 2014 gestisce la sua pagina Instagram @pensierialsole seguita, ad oggi, da quasi settantamila persone. Lasciati accadere (2020 Instapoeti, brand del Gruppo editoriale Eternity), libro intenso e autobiografico che racconta un percorso di rinascita interiore, è il suo primo lavoro pubblicato da una casa editrice.

Recensione

Mi ritrovo qui, davanti al computer, a scrivere e cancellare i mille pensieri in merito a questo libro. Ogni qualvolta mi trovo di fronte alle opere di Gio Filipponi, mi sento sempre nuda e spoglia da ogni vincolo e insicurezza, diventando forte e piena di energie tanto da sentirmi elettrizzata e dalla parlantina facile. Questo non è un libro…è il libro!!! Perché? Semplicemente perché è fatto della stessa materia del quale sono fatti i sogni…magia!!!

Dopo questa premessa da premio nobel per l’amore e la pace nel mondo, entriamo nel vivo perché la Cappellaia Matta è troppo contenta di presentarvi un’opera che si ricollega alla precedente senza invaderla ma ampliarla. Abbiamo conosciuto l’autore attraverso l’opera Lasciati Accadere, argomentando insieme sia attraverso la recensione sul blog, che attraverso quattro chiacchiere con l’affabile Giovanni, detto Gio. Dalle sue ultime pagine, avevamo concluso un piccolo cerchio fatto di fasi difficili concatenate ad una separazione dalla persona che si ama, comprendere al meglio come recuperare il nostro cuore malandato, era l’obiettivo principale dell’opera sia rivolta ai lettori, sia come “terapia” per lo stesso autore che attraverso questi “consigli” prendeva spunto e metteva in atto. Quanto può cambiarci una separazione? Quanto possiamo sentirci diversi da quel lontano attimo dove il nostro cuore ha smesso di battere normalmente? Un viaggio che aiuta tantissimo a capire se stessi e riprendersi dal nulla.

Dopo un anno esatto, esce Lascia che poi sia stampato in formato pocket per portarlo sempre con noi, ha reso giustizia al nostro percorso e offerto un pizzico di speranza. Come? Bene, Giovanni questa volta ha scelto di “parlare” attraverso il linguaggio delle poesie moderne, chiamate anche “aforismi” che seguono un discorso, apparentemente distante, ma diametralmente parallelo al primo libro. Lascia che poi sia nasce con la voglia di riprendere in mano il discorso trattato in Lasciati Accedere, mantenendo gli stessi punti di vista ma dal linguaggio più diretto, aggiungendo una parte importantissima: cosa succede quando abbiamo ripreso la nostra vita in mano e cominciamo a essere di nuovo vivi? Proprio quando meno ce l’aspettiamo, sopraggiunge l’amore…di nuovo…prepotente e passionale senza darci il tempo di capire cosa porta con se…ecco l’autore ha saputo conciliare tutti questi sentimenti in dolcissime e amare parole.

Rispetto al primo libro, Lascia che poi sia sembra un qualcosa con vita propria. Suddiviso in capitoli, segue un discorso narrato attraverso il nostro calore, prima gelido a causa di una rottura, piano piano, fino a raggiungere la quiete apparente e lì, proprio in quel momento, scaldarci alla vista del nuovo amore che porta rinnovo e vivacità alla nostra esistenza. Uno spaccato simil termometro che produce parole pungenti e brevi, quasi a rappresentare uno stato di apatia al mondo e alle persone, seguito da un attimo di pace e successivamente sfociato in un fiume di parole proprio associato ad un cuore volenteroso di dare e ricevere senza sprechi o rinunce. Ho provato tantissime sensazioni, dalla paura alla gioia, dalla solitudine all’allegria, dalla voglia di escludere tutti al bisogno del calore del mio amato. Un vero e proprio viaggio che ognuno di noi ha vissuto e vive tutt’ora.

Giovanni è capace di sciogliere anche i cuori più gelidi, farli sentire meno soli e darli la giusta prospettiva per andare avanti. Consiglio a tutti voi, miei cari fanciulli, di dare una possibilità ad entrambi i libri che utilizzano due linguaggi diversi ma comprensibili da tutti (perché non verrà mai utilizzato una terminologia troppo filosofica o lontana da noi, tanto per farci sentire stupidi). La genuinità del progetto è ammirevole, sono felicissima anche del risvolto amoroso per l’autore (non dico nulla perché dovete indagare voi stessi, pettegoli ahahah). Due piccoli gioiellini che vanno conservati e riletti ogni qualvolta si necessita di capirci qualcosa di sentimenti. Le mie copie fanno coppia fissa sul mio comodino libroso.

P.S. se avete paura ad approcciarvi alle poesie/aforismi, tranquilli perché l’autore anticipa ogni sezione con una breve premessa in modo da comprendere senza impazzire, l’argomento trattato. Più di così?

Alla prossima dalla vostra CAPPELLAIA MATTA.

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