81# La vostra voce – Isolati – Iris Bonetti

Buongiorno cari lettori, oggi inauguriamo una nuova rubrica, “La vostra voce”, un’idea nata in collaborazione con il blog Tra due mondi, per dare voce e spazio ai vostri scritti. Appuntamento fisso ogni martedì e giovedì.

Scheda Tecnica

Trama

Sei sconosciuti, una donna e cinque uomini, provenienti da paesi diversi e vinti da delusioni, dolori e tradimenti che li motivano a compiere una fuga dalle loro vite, si ritrovano sullo stesso volo diretto in Oriente che precipita nel cuore dell’Oceano Indiano. I sei naufragano su un’isola remota. Da quel momento lottano per sopravvivere affidandosi unicamente alle proprie forze. Emergono le loro capacità, debolezze e istinti, insieme al vissuto che ognuno si porta dentro e che condiziona le loro azioni, fino a offuscare il confine tra il bene e il male. Alcuni più di altri sono vinti dalle proprie pulsioni, come il più aggressivo di loro che più volte usa violenza sulla donna, inducendola a fuggire nella giungla. Qui lei assiste a un fatto terribile: vede un selvaggio affiggere la testa recisa di un uomo sul ramo di un albero. Turbata decide di tornare indietro dai compagni, rivelando il macabro episodio. Scoprono di non essere soli e quell’evento fa loro pensare di trovarsi di fronte a una tribù di cannibali. In realtà l’orrore che si cela nascosto su quell’isola è ben altro. Quegli indigeni infatti, chiamati Korowataj, spettri, si rivelano invece pacifici e capaci di comunicare attraverso i sogni, ma sottomessi a degli esseri oscuri da loro chiamati maduk, considerati demoniche vivono nelle viscere della terra ai quali offrono sacrifici umani. Quale mistero nascondono? I sei protagonisti dovranno combattere per salvarsi la vita verso questi esseri che si riveleranno solo alla fine degli uomini bianchi, giunti sull’isola dal passato. Non tutti i sei naufraghi faranno ritorno a casa. Chi di loro lo farà, vedrò un riscatto alla sua vita. Orrore e coraggio, vita e morte si miscelano con l’amore e la passione, sentimenti che man mano coinvolgono i protagonisti in un intenso rapporto che li lega fino alla fine, anche quando alcuni di loro torneranno riscattando le proprie vite.

5 buoni motivi per leggerlo

1 – Seppur ambientato su di un’isola, contesto già noto in letteratura, sviluppa una storia del tutto originale.
2 – Offre un coro di generi vario, non solo avventuroso. Al suo interno oltre a quello coesistono thriller, romance, introspezione, horror.
3 – Una scrittura fluida e avvincente, che ricalca il dinamismo di un film.
4 – È seducente partendo anche dalla scelta singolare dei protagonisti: una sola donna con cinque uomini e tutti estremamente diversi e lontani tra loro.
5 – È una storia anche estremamente introspettiva che porta a molte riflessioni.

Estratti

Dal capitolo ”Ombre”

 “Non le restavano che quelle mura di canne e legni intrecciati a dividerla dal prepotente mondo maschile. Fragili pareti che non l’avrebbero difesa dai loro impeti. Chi prima chi dopo avrebbe violato il suo frutto proibito, lo temeva, perché lì tutto apparteneva alla natura e a lei doveva tornare. Avril fissava il tetto di foglie sopra la testa prestando attenzione ai respiri degli altri cinque sopravvissuti. Ciascuno emetteva un suono differente, si muoveva in modo diverso nel proprio giaciglio. Sarebbe riuscita ad amare nel tempo qualcosa di ognuno di loro? Non poteva saperlo e in quel momento non lo prese nemmeno in considerazione. Il sonno faticava ad arrivare e una certa irrequietezza affiorava manovrata dalle ansie, poi la decisione: fuggire.
Non c’era il tempo di soppesare con cura i pro e i contro. Più a lungo avesse indugiato e meno avrebbe trovato il coraggio. Si alzò piano per non fare rumore. Il pavimento di sabbia attutì i suoi passi. All’ingresso del capanno il falò non era ormai che un letto di braci ammiccanti e protetta dall’oscurità, sotto la pelle nera della notte, Avril si diresse furtiva verso la foresta.
Il buio ammantava la vegetazione disegnando sagome nere che si perdevano all’infinito. Mentre camminava talvolta incespicava in qualche radice o liana che calava da un albero come un serpente pigro, e la paura si rafforzava nutrendo i suoi incubi. Con la notte arrivavano le ombre e i demoni visti da Maurice. Si fermò, prese fiato e poi proseguì cercando di non allontanarsi dalla costa. Il rumore del mare si era spento e senza il suo suono ritmato temeva di perdersi, ma decise di avanzare comunque. La forza le arrivava dal ricordo della violenza, delle mani che l’avevano trattenuta e avide ave-vano violato la sua intimità. Pianse, mentre a tratti correva e a momenti si trascinava poggiandosi ai fusti. Cercava un sentiero tra quelli già percorsi nei giorni precedenti, ma i suoi occhi non penetravano quello spazio nero. La notte dava voce alle sue creature. Da ogni dove giungevano versi e richiami di uccelli, scimmie e chissà quali altre creature. Si domandò quanto ci avrebbero messo a scoprire la sua fuga. Avrebbero rispettato la sua volontà e si sarebbero arresi al vuoto lasciato da lei? Non poteva contare su questo. L’avrebbero cercata, cacciata come una preda e alla fine riportata alla sua prigione. Si prese il viso tra le mani sporche e piene di piccole foglie rimaste attaccate alla pelle. Avrebbe voluto specchiarsi, vedere quale fosse il suo aspetto dopo tutto quel tempo, ma forse non si sarebbe piaciuta.
Arrivò in un punto in cui la giungla si apriva di poco, la-sciando penetrare la luce della luna. Trovò quello che avrebbe potuto trasformarsi in un giaciglio. L’impianto radi-cale di un imponente albero, affossava nel terreno creando pareti legnose ripide. Segnava il suo dominio sullo spazio boschivo allargandosi di parecchi metri sul suolo, e svettando solenne sopra tutte le altre chiome. Avril si distese tra quelle radici, vinta dal dolore alla gamba dopo un’ora di cammino su un percorso disagevole, indifferente alla possibilità di addormentarsi e di non rivedere mai più la luce del sole. L’assenza di voci era opprimente. Si figurò gli spettri di quella terra danzare intorno a lei, ovunque. L’immagina-zione le ottenebrò i pensieri, poi fissò lo sguardo sul tratto di cielo che la osservava dall’alto in un piccolo spazio aperto tra le fronde e si vide, sola. Le rimaneva quel cielo notturno ingioiellato di stelle.”

Dal capitolo “Inquietudini”

“Gli occhi vitrei e spaventosi della testa umana infilzata nella branca spezzata di quell’albero, sembravano stampati su un tratto di cielo da cui Maurice poteva scorgere lo spirito che non voleva lasciare questa terra. Quel trofeo diabolico stava lì in bella mostra e lo sarebbe stato fino alla fine dei suoi giorni, fino a quando non sarebbe rimasto che un osso spoglio. I resti appartenevano a un uomo giovane di etnia indigena e un minuscolo bastoncino gli perforava le narici da parte a parte. L’espressione esprimeva una profonda sofferenza. Un brandello di pelle ciondolava rinsecchito come cartone. Il francese sentì i fantasmi spiarlo con occhi liquidi e le pulsazioni ripresero a galoppargli in gola. Quel mondo minaccioso si limitò a divorare il suo grido come un mostro affamato, e l’uomo si concentrò nell’intento di raggiungere i compagni per impedire che pensieri tanto spaventosi s’impossessassero del suo animo. Sapeva bene di non potersi permettere di perdere la concentrazione per ritrovare la strada del ritorno. Una scarica di adrenalina gli restituì la lucidità e iniziò a correre con gli occhi fuori dalle orbite, la bocca spalancata a risucchiare l’aria.
Con l’arrivo della sera il buio distese le sue lunghe dita nere e ancora una volta avrebbero dovuto fare a meno della calda e rassicurante luce di un fuoco. Il temporale giunto fino alla spiaggia aveva inzuppato i legni e ogni tentativo di accenderlo era fallito. Ancora una volta si sarebbero nutriti di carne cruda dal pungente sapore selvatico, ma la fame continua e mai arrendevole, fece loro superare ogni resistenza. Questa volta anche Avril fu costretta a cedere e a lei venne offerto il pezzo più ambito: il cuore.
Non avevano affrontato la provocazione gettata da Javier per molte ragioni, prime fra tutte la preoccupazione per Maurice. Non era più tornato. Andarlo a cercare col calare delle tenebre sarebbe stato inutile. Si erano messi al limitare della macchia gridando il suo nome a lungo, per fare in modo che lui dalla giungla potesse sentirli e così fu. Quando la luna fu alta nel cielo il francese apparve come un’ombra dalle fronde. Il volto contorto in un’espressione di terrore. Le vesti erano in parte lacerate dagli artigli arborei. Doveva aver corso a lungo. Prese fiato e si appoggiò alle spalle di Ryan, per reggere il gravare del corpo martoriato. Le sue parole tremanti lasciarono tutti agghiacciati:
«Questa terra è abitata da demoni e spettri. Io li ho visti e verranno a cercarci…» Il buio accolse i battiti dei loro cuori e le loro speranze finirono in fondo a un abisso.”

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