76# La vostra voce – Anima e cuore – Simona La Corte

Buongiorno cari lettori, oggi inauguriamo una nuova rubrica, “La vostra voce”, un’idea nata in collaborazione con il blog Tra due mondi, per dare voce e spazio ai vostri scritti. Appuntamento fisso ogni martedì e giovedì.

Scheda Tecnica

Trama

Carla Salemi lascia il lavoro e la Sicilia con l’intenzione di trasferirsi a Londra e dare una svolta alla sua vita.
Grazie all’amica Miranda, fidanzata con il frontman dei Black Hearts, ha la possibilità di conoscere la celebre rock band inglese, ma non immagina che l’incontro con Taylor Wood, il sexy e arrogante bassista del gruppo, risveglierà in lei emozioni che non prova da tempo.
Carla tenta di opporsi a quella passione travolgente, ma il cuore, si sa, non sempre ascolta la ragione.
Taylor la conquista con il suo fascino selvaggio, ma si rende conto di essere lui stesso vittima di qualcosa che non ha mai provato: Carla è riuscita a far breccia nella sua anima ferita, sulla quale grava il peso di un’antica colpa.
Una storia appassionante alla scoperta di un sentimento unico e potente, come solo l’amore sa essere.

NOTA DELL’AUTORE:
Anima e Cuore è lo spin-off di Anima e Corpo. Possono essere letti separatamente perché entrambi autoconclusivi, ma per una maggiore chiarezza della storia, sarebbe consigliabile conoscere il primo.

5 buoni motivi per leggerlo

1) è una storia d’amore consigliata a chi crede nel potere di questo sentimento, capace di guarire le cicatrici dell’anima;
2) è un romanzo che affronta il tema della perdita e delle seconde possibilità;
3) durante la lettura si alternano momenti passionali ad altri riflessivi;
4) il carattere arrogante e scorbutico di Taylor entra in conflitto con quello impertinente e battagliero di Carla, dando vita a dialoghi divertenti ed esilaranti;
5) per gli amanti della musica rock, essa fa da sfondo alle vicende dei due protagonisti.

Estratto

Ho bisogno di distrarmi, così do un’occhiata intorno a me per trovare un diversivo.
Sesso.
Ho bisogno di fare sesso, sì.
Sono fermo al piano bar, cercando di scovare la biondina di poco fa. Credo proprio che non sarà difficile convincerla a seguirmi in hotel. Ed ecco che la vedo, la bella Lynn Moore, una modella con due tette da sballo che già so come usare. La fisso con insistenza, facendole capire le mie intenzioni, e lei sembra accettare; sorride e passa la lingua sulle labbra in un gesto erotico. Mando giù il resto del drink e mi rivolgo al barman per farmene servire altri due; faccio per voltarmi e raggiungerla, ma urto contro qualcosa. Anzi, qualcuno.
«Dove hai gli occhi?»
È la tipa tosta, Carla. La nana bruna che mi sono divertito a punzecchiare. Miranda è stata la prima donna per la quale ho provato qualcosa di più che semplice attrazione fisica, ma questa donna mi fa venir voglia di sculacciarla e baciarla allo stesso tempo. Il suo carattere battagliero mi diverte e fa accelerare i battiti del mio cuore in un modo che non so spiegare.
Com’è possibile?
Mi do una scrollata mentale e affronto questa donna così insolita che mi fa rimescolare il sangue nelle vene.
«Sei talmente piccola che sembri un hobbit. È difficile vederti, se la tua testa arriva a malapena all’altezza del mio petto» la provoco. Voglio vedere il suo viso animato dalle emozioni.
Carla arrossisce, ma non per timidezza. È quella fiamma ribelle che le accende lo sguardo e la rende ancora più sexy. Sono sicuro che a letto è una tigre e solo aver formulato questo pensiero mi fa dimenticare per quale motivo la sto stuzzicando. Il mio interesse è inevitabilmente calamitato dal suo petto, dove sta cercando di tamponare il vestito. Non posso staccare gli occhi dal solco tra i seni che si intravede dalla scollatura e spalanco la bocca come un cretino quando mi accorgo che il tessuto umido le si è incollato addosso, mettendo in risalto le curve generose.
Cristo Santo!
Dimentico le tette di Lynn dinanzi a questo banchetto.
«Hai finito l’ispezione?» borbotta, parecchio irritata.
«Credevo volessi mostrarmi la mercanzia. Quasi quasi, penso che la tua sia stata una mossa studiata.»
«Cosa? Vuoi dire che mi sarei gettata di proposito addosso a te?»
«Certo che sì, e ti dico anche il perché.» Mi piego in avanti con studiata lentezza e accosto le labbra al suo orecchio, prima di parlare. «Ammettilo, desideravi avere la mia attenzione.»
«Dici sul serio?» replica con un cipiglio ironico. Mi aspettavo che restasse a corto di parole, invece questa donna sa tenermi testa. Deve essere abituata ad avere l’ultima parola; non mi sembra il tipo che si arrende facilmente, una caratteristica che ci accomuna.
«Sì» replico senza battere ciglio.
«Accidenti! Credo di dover uscire fuori a respirare…» dice all’improvviso, voltandomi le spalle e allontanandosi.
«Che ti succede?» La seguo, confuso dalla sua reazione.
Lei si gira di scatto e porta le mani al seno.
«L’aria qui dentro è talmente satura del tuo ego, che rischio seriamente di soffocare.»
Resto senza parole e, anziché essere infastidito dal suo atteggiamento, mi sento euforico, come non accadeva da tempo. In un attimo, questa donna ha risvegliato quella parte assopita di me che chiamavo vita. Carla raggiunge il piano superiore, entrando nella sala privata in cui abbiamo cenato, e io la seguo. Le nostre guardie del corpo sono disperse per tutto il locale e hanno il compito di sorvegliarci e di prevenire eventuali problemi. Due sono ferme all’ingresso del privé e le sorpasso, ritrovandomi da solo con lei. Mi dà le spalle ed è china in avanti per prendere la borsa e, cazzo, la vista del suo culo e dei fianchi, messi in evidenza dall’abito attillato, me lo fa diventare duro dentro i pantaloni. Carla è davvero una bellezza fuori dal comune e il mio istinto da predatore si desta.
«Non avevi detto che ti serviva aria?» La musica arriva ovattata e le mie parole sembrano rimbombare adesso che non c’è nessuno. Carla non si scompone, anzi non appare sorpresa di vedermi. Mi lancia un’occhiata ironica da sopra la spalla e quel sopracciglio inarcato la rende ancora più sexy.
«Sto recuperando borsa e coprispalle per andare via. Dico sul serio, è quasi impossibile respirare se ci sei tu.»
«Perché sono così bello da mozzarti il fiato?»
«Perché sei troppo pieno di te e il tuo ego occupa così tanto spazio da non lasciarne agli altri.» Si gira verso di me e mette una mano sul fianco, inclinando la testa con fare civettuolo.
Peste!
Questa donna sa come usare il corpo per abbattere le difese di un uomo. Sento di stare per soccombere, ma se lei pensa di ricorrere al suo fascino per giocare sporco e ottenere la vittoria, allora ricorrerò alle stesse armi.
«Vai da qualche parte?» Cambio discorso, ma lei non si scompone. Ho l’impressione che sappia già cosa dirà o farà il suo avversario.
«Torno in hotel. Non posso restare con l’abito appiccicoso per il resto della serata, grazie a te.» Si avvia all’uscita e, mentre mi oltrepassa, la blocco afferrandole un polso. Guarda corrucciata la mia mano e poi dritto nei miei occhi, pronta a dare battaglia, ma io la stupisco alzandole il braccio e portandomi la sua mano alla bocca per baciarla.
«Permettimi di accompagnarti, allora. Dopo quell’aggressione, mi sento in dovere di proteggerti.» Sussurro queste parole, mentre le accarezzo le nocche con il pollice. Carla mi fissa pensierosa, poi cambia atteggiamento passando da scontrosa a docile. Non so perché, ma il nuovo atteggiamento mi insospettisce.
«Mi farebbe piacere.»
Sì, credo proprio che il sorriso conciliante che mi rivolge sia una tattica per distrarmi.

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