75# La vostra voce – L’arcano degli angeli – Brunella Giovannini

Buongiorno cari lettori, oggi inauguriamo una nuova rubrica, “La vostra voce”, un’idea nata in collaborazione con il blog Tra due mondi, per dare voce e spazio ai vostri scritti. Appuntamento fisso ogni martedì e giovedì.

Scheda Tecnica

Trama

Si dice che ogni oggetto ha un’anima che racconta una storia su chi l’ha creato, e quando destinato in un luogo, se spostato, farà di tutto per ritornarci. Di questo ne è fermamente convinta Alberta Ferretti, stimata psicologa emiliana che collabora con le scuole e con il Tribunale dei Minori. Preoccupata dall’aggravarsi delle condizioni di salute della figlia adottiva, un giorno trova casualmente un antico candelabro abbandonato tra i rifiuti. Appurato che si tratta di un oggetto trafugato da una chiesa, organizza insieme alla famiglia una breve vacanza a Positano per riportare il maltolto nella sua sede originaria. Sarà un viaggio di conoscenza e di scoperta e attraverso l’incontro con la positanese Rosy, verranno alla luce inaspettate verità e risulterà che il candelabro degli angeli, custodisce al suo interno un misterioso segreto. Nel momento in cui la malattia della ragazza sembra avere il sopravvento sulle cure, una rivelazione accenderà una piccola speranza.

5 buoni motivi per leggerlo

E’ una storia che riesce a coinvolgere emotivamente ed è ricca di mistero.
La scrittura è fluida e la trama invoglia a leggerlo.
Sono descritte situazioni che inducono il lettore a riflettere.
Insegna che anche quando la vita ci pone di fronte a grandi difficoltà, non bisogna mai perdere la speranza.
In questo libro viene raccontato l’amore, in tutte le sue forme.

Estratti

In un soleggiato lunedì mattina dell’ultima settimana di settembre, Alberta Ferretti, dopo aver controllato le finestre di ogni stanza per assicurarsi che fossero ben chiuse, aveva provveduto ad inserire l’allarme e a fermare la porta con doppia mandata di chiave. Era l’ultima ad uscire di casa, il marito e i figli erano fuori da più di due ore; Marco, tecnico di laboratorio in un’industria casearia, svolgeva il suo lavoro in un paese vicino a Mantova e i ragazzi, come ogni mattina, erano partiti in autobus per raggiungere le rispettive scuole a Reggio. Giovanni, il figlio maggiore, era studente del quinto anno dell’Istituto Tecnico ad indirizzo odontotecnico con l’intenzione di laurearsi successivamente in odontoiatria e Gloria, di tre anni più piccola, frequentava il liceo artistico, vista la sua grande predisposizione per il disegno. Alberta si soffermò qualche minuto ad osservare il piccolo giardino davanti a casa, amava guardare le piante che all’inizio dell’autunno regalavano diverse sfumature di colore ogni giorno. Dopo aver posato l’ultimo sguardo sulla piantina di limoni, ricordo della recente vacanza, si mise alla guida della sua utilitaria diretta verso la città e più precisamente verso gli uffici della Procura. In qualità di psicologa, era stata convocata dal P.M. per una perizia su un minore; un caso delicato, di cui aveva sommariamente preso visione attraverso il materiale inviatole via mail dalla Procura dei Minori. L’appuntamento era fissato per le dieci, ma lei che prediligeva essere puntuale, era partita con un certo anticipo, considerando che la percorrenza dei trenta chilometri che separavano il paese in cui viveva dal luogo di destinazione, richiedeva quasi un’ora di tempo. Arrivata a destinazione, convenne di essere in anticipo e decise di fermarsi al bar per consumare un caffè, ma proprio mentre si incamminava, si sentì chiamare:
«Dottoressa Ferretti!»
Era l’avvocata civilista Giuditta Restani, si conoscevano ormai da diversi anni, avevano collaborato a controverse cause di divorzio con figli minori contesi tra i genitori e nel tempo, tra loro era nato un bel rapporto di amicizia.
«Ciao Giuditta! Tutto bene? Posso offrirti un caffè?»
«Ne ho proprio bisogno! Ti trovo in forma, ancora tutta abbronzata… Come sono andate le tue vacanze in Provenza?»
«Le mie vacanze in Provenza? Alla fine si sono trasformate in una settimana a Positano ai primi di settembre.»
«Tutt’altra destinazione quindi, spero non ci siano stati problemi con tua figlia…»
«No, la situazione di Gloria sembra sotto controllo anche se gli ultimi esami denotano una variazione dei valori, speriamo bene… La scelta di Positano è dovuta al ritrovamento di un oggetto antico che ha scombussolato tutti i nostri piani, te ne parlerò in un’altra occasione, è una storia un po’ lunga…»


II
…Alberta raggiunse il reparto dove era ricoverata sua figlia e la trovò intenta ad osservare delle immagini sul tablet.
«Ciao Gloria, come stai? Cosa stai guardando di interessante?»
«Ciao mà, non sto male, sono solo stanca di stare qui. Il primario ha detto che tra qualche giorno forse mi manda a casa, speriamo… Stavo guardando le foto delle nostre vacanze a Positano e ti dirò che sento un po’ di nostalgia, mi piacerebbe prima o poi ritornare in quella splendida località…»
«A proposito delle nostre vacanze… Ti ricordi quel negozio di souvenir in cui un giorno mi sei venuta a cercare? Qualche giorno fa ho incontrato la proprietaria qui a Reggio e mi ha raccontato alcune cose molto interessanti…»
«Cioè… ?» Chiese incuriosita Gloria.
«Rosaria, così si chiama, mi ha detto che sua nipote Pamela si era trasferita in Emilia e ha partorito in questo ospedale, ma è morta durante il cesareo. Ho cercato informazioni e sono certa che quella ragazza fosse tua madre…»
Gloria cercò di rimanere impassibile ma dentro di lei nuotava un mare di emozioni. Da quando qualche anno prima, i genitori l’avevano messa al corrente di essere stata adottata quando aveva pochi giorni di vita, lei aveva cercato di dare un volto alla sua madre naturale e più volte si era chiesta come aveva potuto abbandonarla. Considerava però un grande dono, essere stata accolta da una famiglia che la circondava di amore.
«Mi dispiace sia morta… anche se in certi momenti ho creduto di odiarla, senza sapere chi fosse. Io ho sempre avuto solo una madre e sei tu…»
«Dovremmo sempre conoscere la storia delle persone, prima di giudicare. Lei aveva solo diciotto anni e ha affrontato molte difficoltà per portare avanti la gravidanza da sola e lontano dalla sua famiglia. C’è un’altra cosa che devi sapere, il parto era gemellare e tu hai una sorella…»
«Co… come una sorella? Dove è? Tu la conosci?»
«Ho avuto modo di incontrarla qualche giorno fa nell’ambito del mio lavoro e sono rimasta sconcertata quando mi sono resa conto che ti somigliava tantissimo e c’erano molti punti in comune con te, ad esempio la stessa data di nascita e il fatto che anche lei è stata adottata. Ho parlato con sua madre e sono state fatte delle ricerche, oggi abbiamo avuto la conferma…»
Per qualche minuto Gloria rimase in silenzio con lo sguardo fisso verso la finestra, doveva assimilare la sconvolgente notizia appena appresa.
Quella sera stessa, in un’abitazione situata sulle prime colline reggiane, si affrontava lo stesso argomento e Claudia con tatto e delicatezza, mise al corrente la figlia dell’esistenza di una sorella gemella. Se in primo momento la notizia parve non destare nessun commento e nessuna reazione, con il trascorrere dei minuti, Vania si riprese dallo choc e cominciò a tempestare la madre di domande:
«Dove vive? Come si chiama? Come hai fatto a scoprire che ho una sorella?»
Pazientemente la donna raccontò le vicende accadute nei giorni precedenti spiegando che tutto ebbe inizio dall’incontro con la psicologa, era lei infatti la madre dell’altra ragazza.
«Ecco  perché appena mi ha visto, ha avuto una strana reazione…»
«Certamente è rimasta colpita, in seguito mi ha detto che somigli tantissimo a sua figlia ed era da poco stata messa al corrente dell’esistenza di una gemella. Ora però c’è qualcosa ancora che devi sapere: Gloria è gravemente malata e una delle poche possibilità per riuscire a debellare la malattia è il trapianto di midollo osseo sempre che si riesca a trovare un donatore compatibile, cosa non semplice. Credo che tu possa essere la soluzione di questo problema, sempre se sei disposta a sottoporti al test e se idonea, proporti come donatrice.»

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