Recensione e intervista – Baci sparsi – Giovanna Maccari

Copia omaggiata dall’autrice.

Scheda Tecnica

  • Titolo: Baci Sparsi
  • Autori: Giovanna Maccari
  • Editore : Segmenti
  • Data pubblicazione: 6 dicembre 2018
  • Copertina flessibile : 223 pagine
  • Genere: Narrativa Contemporanea
  • Cartaceo: 15,20 euro

Trama

Nella Parigi degli anni ’50, Margot è una giovane donna con una vita all’apparenza serena e stabile. Svolge un lavoro che ama presso una casa editrice, è legata alle amicizie di sempre ed è sposata con il primo uomo di cui si è innamorata. Durante l’infanzia una malattia l’ha costretta a una condizione di semi isolamento fatta eccezione per Gerard, l’unico amico autentico trasferitosi in Cina all’età di dieci anni, con cui intratterrà un fitto rapporto epistolare. Sarà l’improvviso rientro dell’amico a rimettere in discussione la vita della protagonista obbligandola a riflettere sulle scelte fatte e sull’importanza di rischiare per la propria felicità.

Recensione

Cari lettori… questa recensione non è facile da scrivere, anzi… partirò dicendovi cosa ho trovato di bello in “baci sparsi” di Giovanna Maccari. È di certo un libro originale, come non se ne leggono di sovente, dal gusto retrò. 

“A volte è sufficiente uno specchio ad indicare il cambio di un destino apparentemente già segnato: un’increspatura della fronte, un’ombra negli occhi, qualcosa che prima non c’era a restituire un’immagine diversa da quella che abbiamo sempre visto riflessa”. 

Una storia non proprio romantica, non il solito romanzo rosa, il clima sognante è dettato dal ritmo riflessivo della personalità della protagonista che detta la cadenza dell’intera opera ma… ci sono tanti “ma” e questo è un vero peccato. Il libro è pieno di refusi e per pieno intendo che potreste incontrarne anche tre o quattro per pagina, il che è decisamente fastidioso purtroppo, anche la punteggiatura non è molto armonica e questo rende la lettura difficoltosa. Una scelta che non condivido è l’uso dei trattini al posto delle caporali, per di più i dialoghi non hanno punteggiatura, si passa dal dialogo alla narrazione senza un segno, il lettore deve essere bravo a capire da solo quando termina l’uno o l’altro. Julio Cortázar diceva “la virgola è la porta girevole del pensiero” e questo vale per tutti i segni, segnali stradali della lettura senza i quali i pensieri si scontrerebbero come le automobiline al luna park.  Nel romanzo sono anche presenti molte lettere, l’uso del corsivo (inizialmente scelto da Giovanna) avrebbe di certo reso più chiaro il passaggio dalla narrazione all’epistola ma… ogni editore fa le sue scelte, a volte infelici. Nell’opera sono presenti descrizioni davvero belle come questa: “E neanche io ma non si tratta di questo quanto di considerare che le cose possono cambiare e che spesso i traditori sono a loro volta vittime di un partner assente o disinteressato e loro si sentono in casa come la vecchia carta da parati del salotto: mazzi di fiori già sbocciati e solo un tempo palpitanti di colori” anche se un pensiero cosi lungo avrebbe bisogno di un paio du virgole. Tutti i “sì” e i “sé” sono senza accento, di tanto in tanto i verbi litigano fra loro, i puntini sospensivi spesso sono due o quattro quando dovrebbero essere tre, i numeri sono riportati in cifre quando, invece, come ben sappiamo, dovrebbero essere scritti a lettere…

“È la cosa più bella mi potessi dire ma sento di far fare alle cose il loro corso da sola. Le cose succedono quando devono succedere e io mi sento ancora di stare”. Questo è un esempio di frase leggermente sconclusionata e, purtroppo, ne ho trovate diverse. Altro esempio è questo dialogo:
“Gli amici per me sono la vera risorsa. Rassegnati, nessuno ti vorrà bene come me.
-Me lo auguro- dice Margot con un filo di voce e gli occhi umidi
Si abbracciano. Ma si, doveva essere come diceva Micole. 
Margot stringe un po’ di più Micole e lei emise un piccolo gemito doloroso. Cosa stava accadendo? 
-Micole tutto bene? 
Micole chiuse gli occhi e si toccò la base del collo da cui era visibile una macchia bluastra”.

Come vedete ci sono maiuscole dove non dovrebbero esserci, frasi lasciate senza punto e poi il da capo, passaggi dal presente al passato che non hanno senso. Passiamo alla costruzione e alla trama: troppi salti temporali hanno reso le vicende difficili da comprendere, i dialoghi non mi sono piaciuti, alcuni li ho trovati molto elementari, altri semplicemente funzionali, dove ci voleva il dialogo mi sono ritrovata di fronte a lunghe descrizioni che potevano essere evitate e viceversa, in certi dialoghi un personaggio parla per pagine ma non è realistico…se andiamo a casa di una amica mai capiterà di parlare per un’ora senza che l’altra persona ci interrompa. Durante un dialogo poi capita di descrivere le azioni del personaggio, qui no, quasi fosse un copione teatrale. I personaggi non sono ben approfonditi, i secondari non restano impressi, sono usignoli di passaggio dal fischio leggero, difficili da inquadrare, servono allo scopo e poi vengono abbandonati per strada. Nell’opera ho trovato anche frasi davvero belle, molto poetiche…

“Il passo svelto, concitato per le strade bagnate. Un pomeriggio di fine inverno che preannunciava la stagione più dolce. Gli stivaletti di Margot a lambire una pozzanghera dopo una giornata di lavoro. Schizzi d’acqua stagnante sulle vesti  come lo scherzo di un monello. Un cartellone di Touluse Lautrec esposto in un negozio di Montmartre” peccato che questo “show don’t tell” sia presente in pochi passi. L’alto numero di refusi (“sulla destra la camera di letto”, “mostrarsi all’altro, senza barriere, i propri lati oscuri” – dovrebbe essere “mostrare”, -E questa cos’è?chi è… – luce fiocs proveniente DEGLI abat jour…) rende la lettura molto difficile e la rallenta tantissimo, un po’ come tanti ostacoli durante una passeggiata in campagna. Altro dettaglio importante è l’ambientazione: parliamo della Parigi anni ’50, spesso invece mi sembra di trovarmi in un’epoca ben più antica… Ci sono molte frasi intense (come quelle che vi ho riportato) ma si perdono in un mare in tempesta, un mare dove il lettore naviga a vista senza capire dove si voglia andare a parare. Personalmente dopo 50 pagine ero ancora confusa sulla strada imboccata, ci sono lunghi pensieri, lunghe riflessioni cucite insieme su una trama un po’ fragile. Il ritmo è lento, episodi di poco conto vengono trascinati per pagine mentre momenti importanti liquidati in poche righe (non vi dico quali per non spoilerarvi la trama), a volte ci sono ripetizioni inutili (in una pagina ho sottolineato il nome “Isabelle” ben otto volte) che appesantiscono la narrazione. Per quanto riguarda i colpi di scena…beh… sono onesta: c’è ma mi aspettavo mooooolto di più…dopo tutto il clima di eterna attesa mi aspettavo un colpo di scena degno de “Il sesto senso” (se non lo avete visto, recuperate) invece tutto sommato, almeno per me,  forse perché sono abituata a leggere romanzi con intrecci ben più complessi, non è questo gran botto, ma ci sta bene. Arriviamo al pezzo clou: il finale. Non ho parole.  Per duecento pagine l’autrice si è soffermata su ogni briciola o sassolino del selciato per poi, a mio modesto avviso, bruciarsi sul finale. È un bel finale ma, esattamente come tutti i momenti importanti del libro (matrimoni, litigi etc) si brucia in pochissime righe, mezza pagina quando, invece, era lì che andava concentrata la narrazione! Sarebbe stato meglio evitare qualche descrizione di troppo e dare più spazio al finale anche perché, come ben sappiamo, è quello che resta più impresso nella mente di un lettore, dei miei libri preferiti io ricordo a memoria le prime e le ultime parole.

Mi è dispiaciuto riscontrare tutti questi problemi perché se solo l’editore avesse lavorato meglio e avesse speso qualche consiglio per Giovanna poteva uscirne un buon lavoro. Sapete come la penso, di fronte a tutti questi errori la colpa è totalmente dell’editore: se vi arriva un volume che ha dieci refusi per pagina (esempio estremo e non è questo il caso) e voi, professionisti, lo pubblicate così com’è, lo sbaglio è vostro perché purtroppo sulle scrivanie delle case editrici arriva di tutto, tocca a loro sapere cosa pubblicare e come… mi sono anche confrontata con Giovanna e ho scoperto che certe accortezze da lei usate nella bozza, sono state bocciate durante la stampa: un vero peccato. Se solo l’editore avesse riletto attentamente il manoscritto inviato da Giovanna, molti refusi sarebbero scomparsi. L’autrice, dal canto suo, ingenuamente avrà inviato l’opera senza ricontrollarla, la prima stesura scritta di getto, dando per scontato che un editor avrebbe sistemato tutto, come giustamente dovrebbe essere. Purtroppo non è cosi, anzi ne approfitto per dare un consiglio a tutti gli aspiranti scrittori: cercate di inviare i volumi già corretti, purtroppo sono poche le case editrici disposte a investire in una correzione approfondita. 

È pur vero che “Baci Sparsi” è il primo volume di Giovanna e l’inesperienza avrà giocato un ruolo fondamentale. Dunque…che dire? Da collega, prima che giornalista, mi sento di consigliare a Giovanna di riprendere in mano quest’opera, lavorare insieme ad un editor sui punti traballanti e ripubblicarlo perché sono certa che questa storia e Giovanna hanno tanto da dare ai lettori. Voglio terminare con una frase di grande impatto sociale che mi ha colpita:

“Veramente i tempi stanno cambiando, il suffragio universale e le prime lotte sindacali stanno portando a dei risultati diversi, migliori per tutti, per uno sviluppo sociale completo. Disse Margot con voce tremante nel silenzio immacolato degli astanti, la madre di Ferdinand con un sopracciglio alzato in modo sussiegoso, le donne con lo sguardo basso e gli uomini esitanti fino al prorompersi in una fragorosa risata.”

Al prossimo boccale di lettere, vostra Arte alla Spina.

Intervista

1.”Baci sparsi” è il tuo primo romanzo: com’è nato e com’è stato il processo di pubblicazione?

Frequentando un laboratorio teatrale il regista chiese di scrivere un monologo dopo aver scelto l’immagine di un volto tra quelle che aveva distribuito sul pavimento. Scelsi un volto di donna che mi ispirò il personaggio di Margot, la protagonista e lasciandomi guidare dai suoi lineamenti scrissi la storia che inizialmente doveva essere ambientata a fine ‘800, poi è slittata agli anni ’50. Ho fatto una lunga ricerca sulle case editrici cui inviarle. Ciascuna mi ha risposta e questo mi ha fatto piacere, poi è arrivata la proposta di Segmenti editore, interessato prevalentemente agli esordienti.

2. Per essere un bravo scrittore bisogna essere prima di tutto un grande lettore: tu che lettrice sei? Quanto, quando, come e cosa leggi? Libri preferiti? Autori di riferimento? 

Leggo in continuazione, spazio dai classici alla letteratura contemporanea e ai saggi, soprattutto di comunicazione. Non ho un genere preferito anche se amo molto le storie di amicizia e ultimamente mi sto accostando ai noir e ai thriller giuridici come quelli di Gianrico Carofiglio. E’ uno dei miei hobby preferiti e la sera, se non esco, spesso preferisco i libri alla tv. Dipende un pò anche dalla lunghezza ma non meno di due libri al mese. Autori di riferimento, tanti, troppi, in passato mi sono piaciuti tanto i francesi, Colette, Carrere, Nemirosky, ma anche Pirandello e Patrick Mcgrath o la Kirino, Missiroli. 

3. Qual è il tuo metodo di scrittura? Segui delle regole? Quante volte ti rileggi prima di essere soddisfatta? In poche parole…che tipo di scrittrice sei? 

In genere butto giù la trama, faccio la scheda dei vari personaggi e poi suddiviso in capitoli di cui scrivo prima la sinossi; poi ci pensano i personaggi, via via che scrivo, a muoversi per i fatti loro e a suggerirmi  altre strade narrative. A me non resta che ascoltarli. 

4. Quanto c’è di te in “Baci sparsi”?

Se vuoi ti dico cosa ho inventato ;). Scherzi a parte di me ci sono la passione per la letteratura e l’arte, l’importanza dell’autonomia nella donna e la centralità dell’amicizia. Ma nello specifico c’è una parte di me in ogni personaggio, anche in quelli maschili, faccio esprimere loro un mio pensiero, una fragilità, un sogno. 

5. Sappiamo che hai frequentato un corso di scrittura creativa. Quanto è stato importante per te? Lo consigli ai tuoi colleghi? 

Ho frequentato un corso con Gianluca Morozzi, tuttora mio amico e mentore, nel 2011, in un periodo di stallo lavorativo fatto sta che dopo tanto che non lo facevo, il corso era stata un’occasione per prendermi il tempo per me, coltivare una passione e condividerla con persone che stavano facendo altrettanto. Nel lungo termine è stato un seme che ha continuato a germogliare. Certo che lo consiglio, che dia risultati o meno, le passioni sono importanti.

 6. Sei mai stata a Parigi? Quanto studio e quante ricerche ci sono dietro un romanzo come questo? 

Sono stata diverse volte a Parigi ma sempre da turista, non ci ho mai vissuto, ho ricostruito gli scenari per aver letto tanta letteratura e tanti film francesi, poi ho fatto ricerca in rete.

7. Oltre alla scrittura, quali sono le tue passioni?

Mi piace molto fare sport e viaggiare, ma anche andare al cinema o a teatro.

8. Infine… progetti futuri?

Vedere pubblicato il secondo romanzo. Continuare a scrivere, pubblicare e condividere, trasmettere. Avere sempre più tempo per farlo fino a farne una professione, non si fa dall’oggi al domani ma ci sto lavorando e con entusiasmo.

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