Recensione – Mafalda e le sue disavventure – Francesca Ottaviani

Copia digitale omaggiata dall’autrice.

Scheda Tecnica

Trama

Mafalda è una donna in carriera, di una bellezza non convenzionale, un misto tra una pantofolaia fuori moda e Carmen Sandiego, ma goffa e maldestra come pochi; proprio non è al passo con gli anni ’90. È sempre alla ricerca di nuove avventure e nel paesino di Arpa, che da poco l’ha accolta, si annoia facilmente. Il suo lavoro di crisis manager le permette di viaggiare in tutto il mondo e affrontare progetti sempre nuovi. Nella vita di tutti i giorni, però, sfrutta qualsiasi occasione per mettersi nei guai. Odia tutto di Arpa, a esclusione del suo lavoro e del novello ispettore di polizia, Giorgio Penta, per il quale ha decisamente una cotta. Arpa è piccola, piena di tradimenti, pettegolezzi e casalinghe disperate, ma dopo il terzo anno che Mafalda è lì, pur non volendo ammetterlo, comincia ad apprezzare la piccola comunità. Quasi il genere umano le appare più tollerabile in quell’angolo di mondo… Analizzando quello che le sembra un nuovo e succulento indizio per un’avventura, si caccia nell’ennesimo guaio, imbattendosi nel Cantropodo. Cosa si celerà dietro questa parola sconosciuta? Tra misteri, omicidi e amori, la nostra Mafalda ne combinerà di tutti i colori.

Recensione

Volete leggere una storia misteriosa e densa di domande? Avete bisogno di un omicidio da risolvere e di un colpevole da trovare? Sentite la necessità di impicciarvi degli affari altrui perché in realtà anche la vostra indole rispecchia quella di una vecchia comare di paese?
Be’ Francesca Ottaviani ha creato il romanzo adatto a voi.
Un cozy mystery con protagonista una ragazza intraprendente e impicciona, che si imbatte in un affascinante ispettore di polizia che dedica la sua intera esistenza al lavoro.
La Rossa Mafalda e l’integerrimo ispettore Giorgio Penta sono pronti a soddisfare tutte le vostre aspettative.

Vicende

Il tutto si svolge ad Arca, un piccolo paesino della provincia di Roma (eh, sì, sono letteralmente a casa mia!)
Mafalda è una “tagliatrice di testa”. No, non usa una ghigliottina ma lavora per la PFM, un’azienda che si occupa del risanamento finanziario per diverse attività. Ha sempre lavorato a Roma (o la “città” come la chiamano in paese) ma da tre anni si è trasferita ad Arca per dirigere una nuova sede della PFM. Gestisce pochi dipendenti, ha come segretaria la sua migliore amica Clara (un personaggio spumeggiante e pieno di brio) e soprattutto si annoia da morire.
Si annoia a tal punto da aver deciso di intercettare persino le conversazioni dei compaesani pur di imbattersi in qualcosa di interessante.

“Aveva impiantato un radiotrasmettitore sulla torretta telefonica che raggruppava tutti i dispositivi del paese e con quello ogni sera si sintonizzava su varie frequenze, talvolta per prendere sonno, talvolta alla ricerca di qualcosa che le facesse sembrare la sua esistenza meno tediosa.”

Da qualche mese la sua noia è stata sconvolta dall’arrivo di Giorgio Penta, un ispettore di polizia dall’aspetto piacevole, dalla lunga corporatura e soprattutto dagli occhi intelligenti. Mafalda si prende da subito una cotta colossale per lui senza mai avere il coraggio di avvicinarlo.
Mafalda ha i capelli rossi, una corporatura formosa e una mente sempre in fermento. Ma il coraggio di provarci con l’ispettore proprio non lo trova, nonostante la sua sfacciatissima amica Clara cerchi di convincerla a buttarsi.
Una notte Mafalda intercetta una parola che non ricorda di aver mai sentito: Cantropodo. Fa le sue forsennate ricerche sul web ma non vi trova riferimenti. Perciò decide, sempre in piena notte, di intrufolarsi nella biblioteca di Arca sperando di essere più fortunata. La nottata si conclude con un nulla di fatto e Mafalda, con il terrore di farsi scoprire da Penta che sta per aprire la biblioteca (in paese tutti fanno i volontari per qualcosa, all’ispettore è toccata l’apertura del luogo di cultura), scappa dalla finestra da cui è entrata ma si lascia dietro il foglietto su cui aveva scritto la parola “CANTROPODO”.
Penta si ritrova questo foglio tra le mani e il passato torna a bussare con vigore alla sua porta. Lui ha già visto quella parola, sa a grandi linee di cosa si tratta, e il desiderio di risolvere il mistero celato dietro la morte di suo padre si fa più forte che mai.
Arriva una famosa festa di paese, in cui le protagoniste sono le fragole.
Tutti i paesani e i turisti si godono i giochi organizzati dalla comunità.
Mafalda gironzola tra le bancarelle in compagnia di Clara sperando di incontrare l’ispettore, mentre quest’ultimo è stato incastrato come “volontario” per travestirsi da fragola… Una vecchia usanza del paese.
Proprio quando la festa ha preso il via e tutti si stanno divertendo avviene la tragedia: il signor Leonida, il responsabile di una ditta d’animali, viene trovato morto.
Mafalda è tra le prime persone ad arrivare sul luogo del delitto e porta via l’unica testimone oculare perché decisa a risolvere il caso per curiosità ma soprattutto per far colpo sull’ispettore.

“Il signor Leonida, proprietario della ditta di cibo per cani “PeTty”, giaceva esanime al suolo: era rigidissimo, braccia verso l’alto, il colorito diafano. Quel biglietto ritrovato in biblioteca doveva per forza essere presagio di qualcosa del genere…”

Penta inizia a sospettare che anche dietro questo omicidio (è ancora da confermare se il signor Leonida sia stato ammazzato o meno) si celi la mano crudele del Cantropodo.
Da qui la storia prende due binari paralleli: le indagini curiose e maldestre di Mafalda, contro quelle accurate e professionali di Penta.
Chi arriverà per primo alla verità?

Personaggi

Mafalda Carta. Una ragazza determinata e che ama il suo lavoro. Nonostante venga definita “tagliatrice di teste” fa di tutto per salvare le aziende di cui si occupa evitando di licenziare i dipendenti. È una collezionista compulsiva di cappelli, ne indossa di ogni modello e colore senza badare nemmeno che si abbinino con ciò che ha addosso. Arca è un paesino che le ha consentito di sperimentare l’intricata trama portata avanti da pettegole e paesani annoiati: in poco tempo ha capito che tutti ad Arca sanno tutto ciò che accade ad Arca!

“Certo, tutti sapevano i fatti degli altri e anche qualcuno in più, frutto del passaparola che ingigantiva gli eventi, aumentava i protagonisti delle storie e intrecciava trame non troppo attinenti alla realtà… Quella di Arpa, però, era brava gente. Solo che la curiosità è donna e di vecchine vedove e senza nulla da face ce n’erano fin troppe.”

Conoscendo questo meccanismo si fionda senza paura nella risoluzione del caso del signor Leonida. Ne combina di ogni, è imbranata e si caccia nei guai sempre e comunque. La sua cotta per l’ispettore la rende ancora più vogliosa di trovare l’assassino ma spesso l’aiuta anche a riflettere e a comportarsi come dovrebbe.

Ispettore Giorgio Penta. Un uomo tutto d’un pezzo. Ha abbandonato la sua sfavillante carriera a Roma per trasferirsi ad Arca dopo aver scoperto che il paesino era nominato in alcuni dei documenti appartenuti al padre. La voglia di scoprire la verità è il suo credo, e anche la vendetta in un certo senso non manca. Penta è un ottimo ispettore ma anche un uomo perso: non sa bene come comportarsi quando si accorge di essere attratto da Mafalda, pensa di aver passato troppo tempo dietro al caso di suo padre e per questo di non essere più in grado di dare davvero se stesso a qualcuno. Anche lui ha una fissazione: riparare orologi. Ne compra a bizzeffe: modelli diversi, di epoche diverse e anche con danni diversi. Li ripari e li indossa, uno diverso ogni giorno. Riparare orologi lo aiuta a riflettere e a non fossilizzarsi troppo sul suo passato. Quando rispunta il Cantropodo, però, quella vita tranquilla che Penta si sta costruendo ad Arca viene del tutto sconvolta, rivelando che il suo passato non lo ha abbandonato neanche per un istante.

“Penta arrivò, con la sua camminata dinoccolata e la sigaretta spenta tra le labbra. Non aveva mai fumato, ma era convinto che quell’ammasso di nicotina e carta, bagnato dalla sua saliva, lo aiutasse a risolvere i casi più difficili […]”

Stile e struttura

Il romanzo è scritto in terza persona e al passato alternando i pensieri dei due personaggi principali, Mafalda e Penta, ma anche di alcuni personaggi secondari come Clara e Mario (l’agente sottoposto dell’ispettore). Abbiamo una storia raccontata a tutto tondo, senza che nessun dettaglio venga tralasciato, almeno a noi lettori.
Lo stile di Francesca è ben strutturato. Utilizza dialoghi serrati, ironici all’occorrenza, e nella parte narrata ci riserva descrizioni e azioni complesse, tutte da assaporare. La struttura in sé per sé, quindi intesa come intreccio di eventi e motivazioni, funziona e avanza senza intoppi, in modo che il mistero segua la sua strada in modo fluido e accattivante.
Ricordiamo che è un cozy mystery, quindi il caso di omicidio è quasi al centro della scena, insieme ai caratteri di Mafalda e Penta, e soprattutto a questo benedetto Cantropodo che incuriosisce fin dalle pagine iniziali.
Il finale non è totalmente aperto: il caso del signor Leonida troverà le sue risposte ma l’autrice ci fa intuire che questo è il primo romanzo sulle disavventure di Mafalda e quindi sicuramente ritroveremo i personaggi in una seconda pubblicazione, perché di cose da scoprire ce ne sono ancora parecchie.
Consiglio questo romanzo a chi è appassionato di misteri leggeri, a chi piace l’atmosfera un po’ alla Montalbano ma con una protagonista che ricorda tanto il personaggio di un romance, con un po’ più di palle e sangue freddo.

In breve

Il cozy mystery non è uno dei generi a cui ho dedicato molto del mio tempo da lettrice ma devo dire che “Mafalda e le sue disavventure” si è rivelata una lettura davvero elettrizzante e ricca di colpi di scena.
Mafalda vive ad Arca, un paesino in provincia di Roma dove non accade mai nulla di davvero interessante. Cerca di evitare le vecchiette pettegole e si diverte in compagnia della sua segreteria barra amica, Clara. Entrambe si sono trasferite ad Arca per lavoro.
Da qualche mese Mafalda è cotta dell’ispettore Giorgio Penta, anche lui ha preferito Arca alla capitale. Tutto scorre come al solito ma il giorno di una festa molto attesa in paese accade la tragedia: il signor Leonida viene ammazzato.
Mafalda non vede l’ora di risolvere il mistero e scoprire chi abbia potuto commettere un delitto così efferato. Penta indaga anche per seguire le tracce del Cantropodo, uno dei motivi che lo ha spinto a trasferirsi in quel paesino sperduto.
Iniziano così le disavventure della nostra Mafalda e dell’intrepido ispettore Penta: condurranno due indagini parallele fino a scoprire il volto del colpevole.
Un ottimo libro per chi ama il mistero e i casi da risolvere.
Una scrittura emozionante e precisa fino all’ultima pagina.

I miei complimenti a Francesca Ottaviani e spero che presto Mafalda possa tornare con una nuova “disavventura”.
Alla prossima recensione
Francesca V. Capone

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