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Intervista – Felicia Kingsley

Felicia Kingsley, classe 1987, architetto modenese… una delle penne più famose del panorama rosa italiano. Ha iniziato in sordina, autopubblicando “Matrimonio di Convenienza” ma la sua bravura è stata subito notata dalla Newton Compton, casa editrice con la quale tutt’ora scrive. Sono seguiti “Stronze si nasce”, “Una Cenerentola a Manhattan”, “Due cuori in affitto”, nella classifica dei bestseller per settimane. Fra i suoi ultimi lavori ricordiamo “La verità è che non ti odio abbastanza”, “Prima regola: non innamorarsi” e “Appuntamento in terrazzo” ebook i cui proventi verranno devoluti all’Ospedale Policlinico di Modena. Il nome della Kingsley (nome d’arte) rimbalza da diversi anni su tutti i blog, le riviste e i siti più in, ha ricevuto decine e decine di interviste… un bel problema. Eh sì, un bel problema per una giornalista come me che non sa davvero cosa chiederle! Dopo un attento studio, però , sono riuscita a trovare qualche buco nero, alcune zone franche e inesplorate e, abbiamo messo nero, ops rosa, su bianco.


Le tue pubblicazioni sono tante, da “Matrimonio di convenienza” a “Stronze si nasce”, da “Una Cenerentola a Manhattan” a “Due cuori in affitto” (giusto per citarne qualcuno): fra tutti i tuoi titoli, ne esiste uno che, a distanza di tempo, riguardandolo pensi “oddio, forse era meglio non pubblicarlo, se potessi cambierei la storia o lo stile…”?
Di certo più si fa pratica, più si acquisisce “mestiere”, quindi oggi, se riprendessi in mano i miei primi titoli li scriverei in modo diverso ma sono soddisfatta di tutte le mie storie, perciò nessun pentimento. Diciamo che magari mi sono venute in mente battute o frasi che mi sarebbe piaciuto integrare, ma ormai quel che è fatto è fatto. Ed è giusto così, altrimenti diventerebbero più lunghi delle Pagine Gialle.

Si dice che molti attori non riescano a guardarsi sul grande schermo, tu, come autrice, post pubblicazione, sei quel tipo di scrittore che va in libreria, compra una copia del proprio romanzo e si mette comodo in poltrona a leggerlo oppure a malapena lo accarezzi, lo osservi curiosa, ma poi lo lasci sulla mensola?
Dunque, non vado a comprarmi, semplicemente perché come autrice ricevo alcune copie di spettanza dalla mia casa editrice, ma non mi rileggo – non nel brevissimo termine, almeno – perché di solito ho riletto il libro così tante volte durante l’editing e la correzione da saperlo a memoria.

Oggi il tuo nome è associato al romance, al rosa e al chick-lit ma, potendo e volendo, ti piacerebbe cambiare genere? Se sì, quale sceglieresti e perché?
Sono piuttosto a mio agio nel romance, mi rispecchio molto nel genere sia come lettrice che come autrice, non è stata una scelta fatta a tavolino, “Ok, scriverò romance”, ma le storie che prendono forma nella mia fantasia sono rosa in partenza. È stato più il genere a scegliere me. Da lettrice apprezzo anche i romanzi a sfondo storico e i thriller quindi, pur non prevedendo di cambiare genere, non mi dispiacciono le contaminazioni, come ho fatto con Prima regola: non innamorarsi, dove ho mescolato il rosa al mistery.

Gli autori, specialmente quelli famosi, ricevono un numero infinito di recensioni e critiche più o meno oneste e sincere. C’è stata una critica particolarmente amara che ti ha fatto soffrire ma anche riflettere e che, alla fine, magari ti è stata d’aiuto?
All’inizio, con il primo romanzo, ogni critica fa male, la si prende sul personale, ci si sente attaccati ma è sbagliato… purtroppo ci vuole tempo a capirlo. Oggi leggo le recensioni tenendo ben presente che in ciascuna di esse è sempre presente una componente soggettiva, quindi per un lettore a cui la storia non è piaciuta, ce n’è un altro che l’ha apprezzata. Se vedessi che tutte le recensioni negative sottolineano un tratto in comune, allora rifletterei su come evitare quell’errore in futuro.

Il 2020 non è stato un anno facile, nessuno di noi poteva aspettarsi di vivere una pandemia mondiale. Tu, come scrittrice e lettrice, in che modo l’hai vissuta? Ti ha spronata a scrivere e leggere di più oppure hai avvertito un senso di impotenza che ha bloccato anche la tua penna?
Il 2020 è stato un anno in cui, a livello di scrittura ho lavorato moltissimo: ho scritto un nuovo romanzo, editato e post-prodotto Prima regola: non innamorarsi, scritto e pubblicato la novella Appuntamento in terrazzo proprio nel momento più intenso del lockdown, messo a punto il progetto della nuova storia che sto scrivendo ora, infine scritto e pubblicato la novella natalizia Il mio regalo inaspettato. Penna bloccata, quindi, direi di no; come lettrice invece non sono stata proprio attivissima, diciamo che sono stata sotto la mia media ma una forte componente l’ha giocata la gravidanza, che nei primi 4 mesi mi ha messa ko con ogni tipo di sintomo e la lettura è stata una delle attività hobbistiche che ho ridotto. Spero di leggere di più quest’anno.

Un uccellino ci ha detto che sei in dolce attesa! A parte gli auguri ma, volevamo sapere, diventare mamma come sta influenzando il tuo percorso, le tue decisioni e che peso ha sull’estro creativo?
Al momento non sta influenzando il mio estro – nessun romanzo sulla maternità in programma – più che altro, siccome non so che ritmi avrà la mia vita da aprile ed essendo io una libera professionista, tanto nell’architettura quanto nella scrittura, sto cercando di barcamenarmi tra le scadenze e mettere avanti più progetti possibile, così da non dovermene preoccupare nei primi mesi dopo la nascita e dedicarmi con serenità alla mia famiglia allargata.

Tutti chiedono sempre quale sia il tuo libro preferito e il primo che hai letto, noi vogliamo invece sapere quale libro, da lettrice, hai odiato più di tutti e qual è stato l’ultimo che hai letto?
Libro più odiato? Credo di aver rimosso ma posso dirti con certezza che dev’essere stato uno di quelli imposti a scuola, sai quelle letture forzata che i prof ti obbligano a fare perché convinti che “Voi ragazzi non leggete, quindi vi facciamo leggere noi”. Io sono stata una lettrice vorace dall’età di 9 anni, proprio non ci volevo stare a farmi imporre le letture da altri, ergo reagivo con malavoglia.
L’ultimo libro che ho letto è Nessuno mi può giudicare, il nuovo chick-lit di Paola Chiozza, in super anteprima, e che uscirà a febbraio. Avevo bisogno del suo brio e della sua penna sfacciata quindi mi ha reso una donna felice includendomi nelle privilegiate della lettura in anteprima.

Quando si parla di scrittura si pensa sempre ad un mondo fatto di fantasia ed ispirazione ma non è proprio così, giusto? Quanto studio c’è dietro ogni tua opera, in media quanto tempo ti ruba la stesura di un romanzo e, per quanto riguarda i titoli, sono ideati da te o suggeriti dall’editore? Mi viene in mente “La verità è che non ti odio abbastanza”, gioco voluto con “La verità e che non gli piaci abbastanza”, di Greg Bherendt e Liz Tuccillo… parlacene.
Ci sono libri che richiedono più approfondimenti di altri, ad esempio Prima regola: non innamorarsi che tra ricerca, elaborazione intreccio e stesura ho impiegato 2 anni a completare, mentre per La verità è che non ti odio abbastanza, la ricerca mi ha impegnato meno, dato che è una storia più lineare, ma che mi ha obbligata a farmi una cultura sulle frodi finanziarie. Quanto ai titoli, a volte vengono accettate le mie proposte, altre volte è l’editore a suggerire un titolo calzante, come appunto La verità è che non ti odio abbastanza.

Sappiamo che un bravo scrittore è prima di tutto un buon lettore. Tra classici e contemporanei cosa scegli e, come autrice, cosa pensi dell’espressione di tecnica narrativa “show, don’t tell”?
Io non scelgo. Per fare un buon autore, da lettore devi mettere il naso dappertutto, quindi sì ai classici, sì ai contemporanei.
Per quanto riguarda lo show, don’t tell, ci vuole un sacco di esercizio per imparare a mostrare e non raccontare, ma il risultato, dal mio punto di vista è molto più impressivo nella fantasia del lettore. Se uso lo show, quindi mostro, una volta finito il libro, il lettore avrà ancora in mente delle scene nitide, quasi cinematografiche di ciò che ha letto; se uso il tell, quindi racconto, a libro finito, il lettore potrebbe aver già rimosso dalla sua memoria a breve termine parti del romanzo.

L’ultima domanda è la più scontata ma anche la più originale di tutte, siccome la risposta varia al variare delle stagioni: progetti futuri?
Ho un romanzo in via di pubblicazione, l’editore sta aspettando di capire che tempi corrono per dare il via libera all’annuncio, ma ormai siamo in dirittura d’arrivo. Quello che sto scrivendo ora è un progetto che mi sta divertendo molto, in cui ho inserito due elementi di novità rispetto ai miei romanzi passati; poi mi metterò su una storia che ho in mente da almeno un paio di anni, basata su una storia vera di attualità, con protagonista una coppia che, quanto a carattere, sono due panetti di esplosivo. Aspettavo solo di trovare la chiave giusta per raccontarla e finalmente l’idea è arrivata. Ho tante cose in previsione, spero tanto di riuscire a mettere mano a tutto.

Grazie a Felicia per averci concesso questa splendida intervista. Una grande scrittrice che, nella sua lodevole scalata, non ha perso la sua semplicità. Voglio sottolineare la disponibilità della Kingsley che ha risposto a messaggi ed email in tempi record, sinonimo di grande professionalità, non la ringrazierò mai abbastanza. Vi segnalo anche il suo blog sempre ricco di spunti, articoli e consigli per chi ama la letteratura: Felicia Kingsley

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