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Recensione – Sei di Corvi – Leigh Bardugo

Scheda Tecnica

  • Titolo: Sei di Corvi
  • Autore: Leigh Bardugo 
  • Traduzione: Fabio Paracchini, Lorenza Pellegri 
  • Editore : Mondadori
  • Data pubblicazione: 24 settembre 2019
  • Genere: Fantasy
  • Copertina rigida : 404 pagine
  • Cartaceo: 17,00 euro
  • Ebook: 9,99 euro

Trama

A Ketterdam, vivace centro di scambi commerciali internazionali, non c’è niente che non possa essere comprato e nessuno lo sa meglio di Kaz Brekker, cresciuto nei vicoli bui e dannati del Barile, la zona più malfamata della città, un ricettacolo di sporcizia, vizi e violenza. Kaz, detto anche Manisporche, è un ladro spietato, bugiardo e senza un grammo di coscienza che si muove con disinvoltura tra bische clandestine, traffici illeciti e bordelli, con indosso gli immancabili guanti di pelle nera e un bastone decorato con una testa di corvo. Uno che, nonostante la giovane età, tutti hanno imparato a temere e rispettare. Un giorno Brekker viene avvicinato da uno dei più ricchi e potenti mercanti della città e gli viene offerta una ricompensa esorbitante a patto che riesca a liberare lo scienziato Bo Yul-Bayur dalla leggendaria Corte di Ghiaccio, una fortezza considerata da tutti inespugnabile. Una missione impossibile che Kaz non è in grado di affrontare da solo. Assoldati i cinque compagni di avventura – un detenuto con sete di vendetta, un tiratore scelto col vizio del gioco, uno scappato di casa con un passato da privilegiato, una spia che tutti chiamano lo “Spettro”, una ragazza dotata di poteri magici -, ladri e delinquenti con capacità fuori dal comune e così disperati da non tirarsi indietro nemmeno davanti alla possibilità concreta di non fare più ritorno a casa, Kaz è pronto a tentare l’ambizioso quanto azzardato colpo. Per riuscirci, però, lui e i suoi compagni dovranno imparare a lavorare in squadra e a fidarsi l’uno dell’altro, perché il loro potenziale può sì condurli a compiere grandi cose, ma anche provocare grossi danni…

Recensione

Hello drunk! Questa volta sono davvero senza parole! Sei di Corvi non è un fantasy come sostengono tutti o, per meglio dire, non è “solo” un fantasy. Nel mondo contemporaneo è sempre più difficile relegare un romanzo ad un solo genere e la Bardugo ci mette alla prova con questo suo capolavoro, un misto di steampunk, a tratti gotico, con aspetti thriller, risvolti fantastici, il tutto immerso in un’atmosfera oscura e accattivante. All’inizio dovrete avere un po’ di pazienza, i primi capitoli sono un po’ caotici e spesso potrebbe venirvi voglia di chiudere il volume NON FATELO! RESISTETE!

Il caos iniziale non è colpa dell’autrice ma dell’editoria italiana, Sei di Corvi è ambientato nel Grishaverse, un mondo inventato dalla Bardugo per la sua prima trilogia, dunque l’autrice dà per scontato che il lettore sia già a conoscenza di molti dettagli. In Italia, siccome siamo sempre avanti, è stato tradotto prima Sei di Corvi e, solo recentemente, è giunto sul mercato il primo volume della trilogia Shadow and Bone… quindi, purtroppo, siamo un pochino svantaggiati rispetto ai nostri colleghi americani. Personalmente sono abituata a queste narrazioni veloci, rocambolesche, mi prendono sempre tanto e quindi sono andata avanti spedita, devo dire che Leigh è molto brava a tenerci sul filo del rasoio, il ritmo è molto incalzante e quindi diventa difficile, se non impossibile, staccare gli occhi dalla carta.

I personaggi sono tutti ben delineati, ognuno di loro ha delle caratteristiche fisiche, delle peculiarità caratteriali, un certo modo di esprimersi, parlare, un vissuto unico, che non lo pone mai in ombra rispetto agli altri, hanno tutti pari importanza, pari diritto di parola, pari dignità. Ogni capitolo, infatti, è narrato da un personaggio diverso, questo potrebbe generare confusione ma non è così, al contrario, ci offre una visione a 360 gradi di ciò che sta avvenendo, permettendoci di guardare la vicenda dall’alto e dal basso, siamo contemporaneamente al di sopra di tutti e insieme ad ognuno di loro. Ho amato ogni pagina, questo è lo stile che fa per me e perciò mi dispiace un sacco che siano soltanto due volumi :”(. Ci sono descrizioni stupende, metafore originali, che non solo lasciano col fiato sospeso di fronte al sapiente uso della parola, ma ci permettono di vedere la scena, di figurarcela dinanzi agli occhi come in un film, le lettere diventano materia viva, colore, sensazione.

Inej seppe che Kaz era rientrato alla Stecca nell’istante in cui lui varcò la porta. La sua presenza riecheggiò nelle stanze anguste e nei corridoi sbilenchi mentre ogni delinquente, ladro, spacciatore e truffatore presente si mise in allerta. Il vicecomandante preferito di Per Haskell era a casa. La Stecca non era granché, un edificio qualunque nella zona peggiore del Barile, tre piani uno accatastato sopra l’altro, con una mansarda e un tetto aguzzo. In questa zona la maggior parte degli edifici era stata costruita senza fondamenta, molti si ergevano direttamente sul terreno paludoso dove i canali erano stati scavati a casaccio. Si appoggiavano l’uno all’altro come amici ubriachi in un bar, inclinati ad angoli improbabili.

Non mancano dialoghi piccati, battute ironiche, scambi pungenti. Le battute fra i protagonisti sono degne di un copione cinematografico, a volte mi hanno ricordato le ambientazioni di Quentin Tarantino ma anche qualcosa di più antico, i vecchi, straordinari, western di Leone, gli stessi sguardi truci, le stesse risposte ad effetto. Le battute goliardiche fra i personaggi non erano mai casuali ma sempre ben strutturate, usate strategicamente per alleggerire, quando serviva, la narrazione fosca.

«Sarò di ritorno fra qualche ora. […] Ah, ordinami un cappello nuovo.»
«Per favore.»
Kaz tirò un sospiro e si preparò ad affrontare tre dolorose rampe di scale. Si guardò alle spalle e disse: «Per favore, mia cara Inej, tesoro del mio cuore, vuoi farmi l’onore di acquistarmi un cappello nuovo?».
Inej gettò un’occhiata eloquente al bastone. «Guardati le spalle» disse, poi saltò sulla balaustra e andò giù un piano dopo l’altro, scivolando agile e sciolta come burro in padella.
[…] «Wylan» disse Jesper, scrollandolo leggermente. «Forse i tuoi precettori non te l’hanno insegnato, ma non si discute con un uomo ricoperto di sangue che ha un coltello infilato nella manica.»

Non so voi ma, nel mio caso, battute del genere hanno la capacità di farmi sorridere e per questo le apprezzo molto, le trovo necessarie soprattutto nei romanzi un po’ oscuri. Leigh Bardugo ha avuto la capacità di cucire insieme una trama accattivante, sei personaggi straordinari, una ambientazione da sogno o, per meglio dire, da incubo, che unisce realtà e fantasia, il lercio di Ketterdam allo splendore della Corte di Ghiaccio. Ogni protagonista non solo è approfondito dal punto di vista psicologico ma anche biografico, senza annoiare, con una naturalezza davvero difficile da imitare, Leigh riesce a fornirci notizie sul passato dei personaggi senza appesantire la storia e, soprattutto, senza distrarci dal presente, ovvero dalla trama principale. Non ci troviamo di fronte a sei eroi o sei cavalieri, noi ci troviamo di fronte a sei sopravvissuti, sei delinquenti che fanno il loro sporco mestiere non di certo perché lo hanno scelto ma, al contrario, perché non hanno avuto scelta.

Il cuore è una freccia. Richiede un obiettivo da centrare con precisione.

Leigh ha decisamente centrato il suo. Questo libro dona al lettore una carica fenomenale, per questo motivo lo consiglio soprattutto a chi sta affrontando un periodo difficile, fra le righe di questo volume troverete la forza di cui avete bisogno per andare avanti, le sfide affrontate dai nostri beniamini vi infonderanno coraggio, con me ha funzionato.

Ovviamente non vi aspettate rose, fiori, sole, cuore, amore. Ci sono scese violente, non tantissime, ma qualcuna sì, ci sono lotte, combattimenti, c’è del sangue ragazzi ma…se non ci fosse stato, si poteva chiamare Sei di corvi? Mmm… non credo. Dal titolo già si evince in quale squallido, lurido, buco stiamo per andare a finire ed è da quello squallido, lurido buco che deriva il fascino di quest’opera e, soprattutto, il fascino del protagonista: Kaz Brekker. Alzi la mano chi si è innamorata del Bastardo del Barile… wow, tutte? Ma davvero? Chi l’avrebbe mai detto! Un tipo losco, con i capelli alla Tommy Shelby (per chi non lo sapesse, il protagonista di Peaky Blinders interpretato da Cillian Murphy), vestito di scuro, che indossa sempre i guanti, gira con un bastone, che ruba, uccide e commette qualsiasi tipo di crimine vi venga in mente… non è forse il principe azzurro perfetto?

Il bastone divenne una rivendicazione. Non c’era niente in lui che non fosse stato rotto, che non fosse stato curato nel modo sbagliato, e non c’era niente in lui che non fosse diventato più forte, dopo essersi rotto.

A dispetto della faccia fredda che Kaz offre agli altri, ha un mondo interiore ricco e particolareggiato, conoscendolo capiamo il perché di tutte le sue azioni e, spesso, si finisce addirittura col provare tenerezza nei suoi confronti, ma non dico altro, dovete scoprirlo da soli…e ne dovrete scoprire di cose, sapete perché? Perché questo è uno dei libri con più colpi di scena che io abbia mai letto. Di solito sono brava ad anticipare i colpi di scena (avevo previsto tutte le vicende legate a Piton in Harry Potter e sì, me ne vanto ahahahah) ma qui… qui l’autrice mi ha fregata! Me l’ha fatta fino all’ultima pagina! È stato un continuo “ma no! Com’è possibile! Che cosa? Veramente?” Straordinario. Io amo i libri che non vanno avanti per luoghi comuni, che sono ricchi di slanci, di ritorni, di suspense e sorprese inimmaginabili e in Sei di Corvi c’è tutto questo.

Sei persone, e un migliaio di modi in cui questo folle piano poteva finire male.

Questa frase di pagina 313 e riportata, leggermente modificata, sul retro del romanzo, descrive e riassume perfettamente la vicenda narrata. Un romanzo irriverente, avventuroso, mai noioso, ricco di colpi di scena, un libro degno dei migliori del genere che io abbia mai letto, un libro che ringrazio perché mi ha riportata alle origini, a quella tipologia di narrazione che ho sempre adorato e che da troppo tempo non riuscivo più a leggere, anche perché non trovavo nulla di davvero sorprendente e magnetico come questo. Ragazzi leggetelo! Mi ringrazierete!

Nessun rimpianto, nessun funerale!

La vostra Arte alla Spina alias Raffaella Iannece Bonora

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