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34# La vostra voce – Love day – Ilari C.

Buongiorno cari lettori, oggi inauguriamo una nuova rubrica, “La vostra voce”, un’idea nata in collaborazione con il blog Tra due mondi, per dare voce e spazio ai vostri scritti. Appuntamento fisso ogni martedì e giovedì.

Scheda Tecnica

Trama

Silvio si è appena diplomato al liceo classico con il massimo dei voti. Sicuro di sé e di quello che vuole nella vita, ha già scelto la facoltà di Sociologia a Milano. Non vede l’ora di lasciarsi alle spalle Roma e i vecchi compagni, le loro prese in giro e le battutine sulla sua sessualità.
Damiano frequenta l’ultimo anno del liceo classico a Roma. I suoi voti sono bassi e lui invece di studiare preferisce trascorrere il tempo tra i divertimenti che la sua agiata famiglia può offrirgli e gli amici, il cui passatempo preferito è prendere di mira chi è diverso da loro. Damiano è etero, o così fa credere a tutti.
Silvio e Damiano non hanno niente in comune, eccetto per un paio di cose: entrambi hanno un genitore candidato alla carica di primo ministro. Entrambi nutrono una segreta attrazione l’uno per l’altro.
Dopo l’ultimo incontro il giorno della Maturità di Silvio, pensano di non vedersi più, ma il trasferimento della famiglia di Damiano li fa incontrare a Milano. Damiano trova inaspettatamente in Silvio un appoggio per accettare se stesso, ma la loro relazione deve rimanere segreta, almeno per il momento.
Mentre la campagna elettorale procede senza esclusione di colpi, il padre di Damiano vuole che lui sfili alla Manifestazione per la famiglia che si terrà a Milano il primo giorno di febbraio. Lo stesso giorno a Roma sfilerà il Love day, per celebrare l’amore libero.
La relazione tra i due ragazzi verrà messa a dura prova fino alla scelta finale: Damiano avrà il coraggio di essere se stesso con i suoi genitori e di vivere il suo Love day?
Love day è un romanzo a tema Lgbt e contiene scene esplicite, per cui è consigliato a un pubblico consapevole.

ESTRATTO 1

“A Damiano bruciava il ricordo di quanto era accaduto la scorse notte. Silvio non ricordava, e questa era una fortuna, ma lui sì. Lui ricordava il sapore delle sue labbra, il tocco delle sue mani, il tabacco che si spargeva sul copriletto di raso, e poi i suoi occhi verdi che si annacquavano di piacere. Gli bruciavano le parole di Silvio. Senza l’aiuto del punch, e dio solo sapeva quanto rum ci avessero messo dentro, Silvio non lo avrebbe mai degnato di uno sguardo. Com’è che lo aveva definito? Ragazzino. Gli aveva fatto capire che non lo avrebbe mai guardato in quel senso ed era ironico che tra tutte le parole che si erano scambiati negli anni, quelle gli avessero fatto più male. Silvio neanche immaginava quanto.

ESTRATTO 2

“«Devi sapere che non ho niente contro le unioni civili o gli omosessuali, sia chiaro», disse sua madre.
Ma?, pensò Damiano. Il ma arrivava sempre quando i suoi parlavano di questi argomenti.
«Ma», continuò la donna, «le scelte della vita privata devono rimanere tali, i bambini non hanno bisogno di vederle per strada, e al primo posto ci dovrebbe sempre essere la vera famiglia».
«Come la nostra?», domandò lui senza curarsi del tono astioso che gli era uscito. Come la nostra che non sta nella stessa stanza da settimane e che quando ci sta si racconta un mucchio di bugie?, avrebbe voluto urlarle. Un fascio di luce illuminava il volto di sua madre, rendeva morbidi i suoi lineamenti già delicati, e trasparenti come vetro prezioso le sue iridi acquamarina. E lui non capiva come un volto così dolce potesse dire quelle cose, potesse ferirlo senza neanche accorgersene.
«La manifestazione si terrà qui, poco prima delle elezioni. Tu verrai con noi».
«Sei seria? Io che c’entro?»
«Fai parte della famiglia. Per favore, so che vorresti andare a divertirti e che ti mancano gli amici, ma so anche che condividi i nostri valori e non vorresti mai danneggiare tuo padre».
Damiano strinse i pugni. Le parole di protesta che avrebbe voluto sputarle addosso le ingoiò insieme al coraggio di essere se stesso. Ancora una volta. Forse era per questo che Silvio non lo trovava attraente. Si era accorto che era un codardo, lo aveva sempre fatto fin dal liceo a Roma, quando con le sue stupide battute cattive tentava di darsi un tono.”

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