#lavostravoce · Amministratrice @unteconlapalma · Collaborazione - Autori Emergenti · Genere · Narrativa Contemporanea

14# La vostra voce – Anna. L’inferno in una bottiglia – Martina Longhin

Buongiorno cari lettori, oggi inauguriamo una nuova rubrica, “La vostra voce”, un’idea nata in collaborazione con il blog Tra due mondi, per dare voce e spazio ai vostri scritti. Appuntamento fisso ogni martedì e giovedì.

Scheda Tecnica

Trama

Anna è una giovane ragazza che dovrebbe vivere una vita serena e spensierata come tutti i suoi coetanei, ma questi sono privilegi che a lei, fin da bambina, non sono mai stati concessi. Stella, sua madre, è legata a un uomo violento e geloso da cui non riesce a separarsi e per Anna maltrattamenti e soprusi fanno parte della quotidianità. Finché un giorno tutto nella sua vita cambia. 

5 motivi per leggere il manoscritto

1) perchè è una storia vera
2) perché si possono capire quali e quante conseguenze ci possono essere nei bambini che vivono in una famiglia violenta
3) perché le donne in “difficoltà”, leggendo la storia, trovino il coraggio di denunciare e lasciare il partner violento
4) perché sono racchiusi i segnali a cui una donna dovrebbe prestare attenzione quando inizia una relazione
5) perché… emoziona!

Estratto

Una sera di fine estate Stella era tutta eccitata. Toni le aveva promesso di portarla al cinema, dove proiettavano un nuovo film intitolato Agente 007.
Il protagonista, nel ruolo di un agente segreto inglese, era l’affascinante Sean Connery, e lei era impaziente di vederlo sul grande schermo dopo averlo tanto ammirato nelle riviste di gossip.
La piccola Sara era da nonna Adele, e Anna, invece, l’avrebbero portata da nonna Irma che abitava a poca distanza dal cinema.
Cucinò quindi presto la cena, si preparò con cura e iniziò ad aspettare con impazienza che Toni tornasse. Mezz’ora prima dell’inizio del film, però, questi non era ancora rientrato.
Era delusa e arrabbiata e quando arrivò, chiaramente ubriaco, non riuscì a trattenere la sua collera. «Sei ubriaco!» gli urlò con rabbia. «Mi avevi promesso che mi avresti portata al cinema!»
«Be’, ho deciso che non ne avevo voglia», biascicò con la voce impastata dall’alcool.
«Ma io, sì! Sapevi quanto ci tenessi e me lo avevi promesso.»
«E io ti ripeto che non ne avevo voglia!» tuonò e batté con violenza i pugni sul tavolo.
La piccola Anna si era rannicchiata in un angolo della cucina e guardava terrorizzata i genitori che litigavano per l’ennesima volta.
«Guardati come sei ridotto. Non stai neanche in piedi. Non sei altro che un povero alcolizzato!» sibilò con espressione che faceva ben capire il suo disgusto.
«Non permetterti di parlarmi in quel modo!» Toni si era puntato con le braccia sulla tavola e si sporgeva verso di lei fissandola con rabbia.
«Perché, non è forse vero quello che ho detto?»
«Smettila!» il viso di Toni era diventato di un viola intenso, dovuto in parte all’alcool e in parte all’ira che stava montando con prepotenza.
«Sì, la smetto e me ne vado. Non ne posso più di te. Non ti meriti una moglie e non ti meriti dei figli!» ringhiò Stella andando verso Anna che continuava a guardarli con occhi impauriti. «Vieni amore», disse poi alla figlia con un tono di voce più dolce. La prese per mano e si avviò verso la porta di casa.
In quel momento non pensava alle conseguenze di quel gesto. L’unica cosa che desiderava era andarsene e non vedere più l’odiosa faccia paonazza di suo marito.
«Sì, brava. Vai, vai», farfugliò Toni sedendosi con un tonfo su una sedia. «Vai dal tuo amante, vero? Non vedi l’ora, eh? Sei una baldracca, una schifosa baldracca.»
Stella si girò a guardarlo per un instante e il suo sguardo rivelò tutto l’odio che in quel momento stava provando nei suoi confronti.
Poi, senza dir niente, uscì di casa e si avviò a passi veloci verso il ponte che la separava dall’abitazione di sua madre. Per il momento sarebbe andata da lei e poi avrebbe pensato a qualche altra soluzione.
Anna aveva iniziato a piangere. Aveva paura: più volte aveva visto il padre picchiare la mamma e, nonostante non avesse ancora sei anni, sapeva molto bene di che cosa fosse capace.
«Mamma, dove andiamo?»
«Dalla nonna, amore. Andiamo da nonna Irma.»
«Ma, se… se ci prende?»
«No, tesoro, no. Non può raggiungerci. Però dobbiamo fare presto.» Cercava di tranquillizzare la figlia, ma la paura che il marito potesse trovare le forze per rincorrerle era sempre più grande. Più andava avanti e più si rendeva conto che quella decisione, dettata dall’ira, non era stata per niente saggia. Per lo meno non in quel momento, con il marito così ubriaco.
Stella trascinava Anna per il braccio ed entrambe si giravano spesso per guardare indietro. Ormai avevano già fatto un bel tratto di strada ed erano sopra al ponte che oltrepassava un fiumiciattolo poco lontano dalla casa di nonna Irma. Ancora qualche centinaio di metri e sarebbero arrivate.
A un certo punto la piccola vide il fanalino di una bici zigzagare nel buio. «Mamma, sta arrivando!» strillò con angoscia.
«Ma, no, non è lui, stai tranquilla», cercava di rassicurarla mentre guardava quel puntino luminoso che stava avanzando verso di loro. Sapeva che la piccola aveva ragione: era Toni che le stava rincorrendo. Non ce l’avrebbero mai fatta a raggiungere la casa della madre e ora temeva la reazione del marito.
Anna continuava a girarsi e a fissare con sgomento quel fanalino che si avvicinava sempre più.
«Mamma è lui! È lui, sta arrivando», insisteva con le lacrime agli occhi..
Nella sua voce c’era il terrore, il terrore che una bambina non avrebbe mai dovuto provare. A Stella le si strinse il cuore. La piccola singhiozzava. Correva. Inciampava. La mamma la tirava su e continuava a trascinarla, esortandola a fare presto. «Svelta, Anna, corri!»
«Dove pensi di andare?» tuonò minacciosa la familiare voce alle loro spalle. «Troia, non sei altro che una troia! Fermati!»
«Vattene!» gli urlò Stella continuando a camminare il più in fretta possibile. «Lasciaci in pace!»
Sperava di scappare dalla sicura furia del marito, ma con orrore si rese conto che purtroppo era inutile: ormai erano state raggiunte. Allora si fermò, si girò verso di lui e si preparò al peggio. Spinse Anna dietro a sé con fare protettivo, anche se sapeva che Toni non avrebbe mai toccato la figlia: la violenza era riservata sempre ed esclusivamente a lei.
Quando questi le arrivò vicino scaraventò a terra la bicicletta e le si buttò contro. «Dove credevi di andare? Brutta cagna schifosa!» La prese prima per i capelli, poi la schiaffeggiò e la riempì di pugni.
«Lasciami stare!» gridava Stella. «Mi fai male, lasciami!»
La rabbia e l’alcool avevano offuscato la mente di Toni che continuava a colpire, a colpire e colpire ancora.
Anna piangeva seduta per terra, tutta raggomitolata su se stessa, con le ginocchia contro il petto, le braccia attorno alle gambe e la testa china.
«Ma cosa sta facendo? Non si vergogna?» gridarono a gran voce tre giovani che, arrivando in bicicletta, avevano visto la scena e si erano fermati sbalorditi. «La smetta!»
«Non immischiatevi», sibilò Toni. «Non sono affari vostri!»
«Ma come fa a picchiare una donna così? E davanti a una bambina, per giunta. Si vergogni!»
Toni si fermò e guardò Anna che nel sentire quelle voci aveva sollevato la testa e singhiozzava osservandolo sconvolta.
Lasciò quindi andare Stella, che in quel momento tratteneva per i capelli, e abbassò le braccia facendole cadere inerti lungo il corpo.
Stella appena libera si avvicinò alla figlia e l’abbracciò per cercare di calmarla. Questa le mise le braccia al collo stringendosi forte a lei. La stretta della piccola le provocò un lancinante dolore alla spalla.
Il naso le sanguinava e sentiva che l’occhio destro piano piano si stava gonfiando.
«Fila a casa, muoviti!» le comandò con fare autoritario Toni e alzò la mano verso i tre sconosciuti che immobili lo stavano fissando minacciosi. Si diresse quindi verso la bicicletta e silenzioso se ne tornò da dov’era venuto.

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