#lavostravoce · Amministratrice @unteconlapalma · Collaborazione - Autori Emergenti · Genere · Recensione · Romance M/M

8# La vostra voce – Direzione la vitta – L.L. Words

Buongiorno cari lettori, oggi inauguriamo una nuova rubrica, “La vostra voce”, un’idea nata in collaborazione con il blog Tra due mondi, per dare voce e spazio ai vostri scritti. Appuntamento fisso ogni martedì e giovedì.

Scheda Tecnica

Trama

Può nascere l’amore da una tragedia?

Alexander C. King è reduce da un brutto incidente d’auto che lo ha costretto sulla sedia a rotelle; oltre all’uso delle gambe, sembra aver perso anche la voglia di vivere.

I migliori medici di New York hanno provato l’impossibile con lui, senza purtroppo ottenere alcun miglioramento: le ferite più gravi, infatti, A.C. le ha nell’anima. Per non parlare del senso di colpa che lo tormenta e tiene sveglio ogni notte, rendendo ancora più difficile il suo recupero. Solo l’infermiere Robert Johnston e il Primario del “Green”, Daniel Zayn, credono che lui possa ancora farcela.

Attraverso improbabili letture ad alta voce, scontri più o meno accesi e attacchi alle difese che A.C. ha eretto, riusciranno a tenere a galla il giovane, almeno fino all’arrivo di Ty.

Il dottor Tyler Jones che per A.C. è l’ultima spiaggia.
Con un dono che per lui è una maledizione, Ty è un fisioterapista diverso dagli altri, anticonformista ed imprevedibile: il migliore nel suo campo.

Ma basteranno la passione per il suo lavoro, l’amore per la musica anni ’80 e la costante presenza di Stone, il bastardino che ha adottato, per strappare A.C. dall’inferno in cui è precipitato?

Ma soprattutto… A.C. si farà aiutare?

5 buoni motivi per leggere “Direzione la vita”

1) E’ un libro che tratta tematiche sociali che spesso non si trovano nei romance: amori gay, riabilitazione post incidente e accettazione di sé sono il motore della mia storia, anche se la chiave è sempre l’Amore.
2) E’ un libro che parla di speranza e spinge chi legge a capire che anche quando tutto sembra perduto la speranza non smette mai di brillare.
3) E’ un romance attuale, contemporaneo, che si svolge a New York ma possiede sfumature paranormali che all’inizio incuriosiranno il lettore e poi lo trascineranno verso un finale ricco d’adrenalina. 
4) Tratta argomenti delicati e usa la musica come ponte: i brani pieni di vita e colore – in pieno stile anni ’80 – di Tyler Jones si scontreranno con la rabbia dei Linkin Park e dei The Score che tanto ama ascoltare A.C. Anche la musica può unire le persone e Tyler sfrutterà questa opportunità per abbattere i muri tinti di dolore e diffidenza di Alexander.
5) Vi porto a New York; non basta?

Estratti

Tenendo stretto Alexander, cercai quasi di assorbire parte della sua disperazione e di trasmettergli speranza. Non l’avrei fatto annegare ancora una volta nel mare oscuro, popolato dalle sue paure!
Con la testa premuta contro la mia spalla, e il corpo scosso da forti singhiozzi, all’improvviso lo sentii trattenere il fiato e stringere la mia felpa rossa.
«Non le sento più, Tyler!» detto quasi in un soffio contro il mio petto, mi fece corrugare la fronte e socchiudere le labbra… Avevo capito bene? Mi aveva appena chiamato per nome?
«Cosa non senti più?» Completamente impreparato di fronte a quella piccola ma grande vittoria, aspettai che continuasse a parlare.
«Le voci…»
Sentendo quei sussurri spezzati, un brivido mi attraversò la schiena perché potevo capirlo fin troppo bene, e non avrei permesso che portasse quel peso, credendo di essere il solo.
Ma come potevo dirgli che anch’io sentivo le voci? Come avrei potuto dirgli che avevo già sognato i suoi occhi? Che quando avevo visto la sua cartella clinica avevo sussultato e finalmente capito? Che sapevo del parco e di un’infinità di altre cose che non venivano da me? Cose che certamente non era stato lui a confidarmi?
Inoltre volevo che mi vedesse per quello che ero in realtà: non solo un medico specializzato in casi difficili, ma anche come persona, con una parte più nascosta e fragile…
Volevo che si fidasse.
Volevo entrare in contatto con lui anche a costo di rivelargli il più recondito dei miei segreti.
«Non so cosa tu senta ma…» Un sospiro profondo.
«… Non sei l’unico.»
Non ebbi esattamente la reazione che speravo. Dopo essersi ripreso dallo shock della mia confessione, Alexander assunse un’espressione incredula che poi divenne diffidente ed infine rabbiosa. Mi accusò di prenderlo in giro, di essermi inventato tutto solo per arrivare a farmi accettare da lui. Le sue parole mi ferirono sul serio, ma non mollai.
Dopo avergli risposto a tono, quando finalmente accettò il mio aiuto, lo accolsi di nuovo tra le mie braccia.
«Ce la farai, Alexander.» sussurrai, sentendolo tremare. «Te lo prometto!» Probabilmente le mie parole andarono a segno, perché poco dopo si afflosciò come un palloncino bucato, lasciandosi andare a un pianto sofferto che ruppe quella bolla di isolamento nella quale si era rinchiuso da troppo tempo.
«Sfogati…» mormorai, intrecciando ancora le nostre dita. Nel farlo percepii una sottile scossa, ma decisi di ignorarla. «Avanti…» lo incoraggiai, nonostante il suo respiro fosse rotto da innumerevoli singhiozzi che attraversavano il suo corpo già sofferente e segnato. «Lasciati andare, ti tengo io, A.C.…»
E lo feci… Lo feci per davvero.
Il tempo intorno a noi scomparve come per magia e mi concentrai solo su quel ragazzo tanto disperato che tenevo stretto. Era stato più forte di me rivelargli ciò che nascondevo da una vita ma, per quanto fosse stato impulsivo e forse sconsiderato, non mi ero pentito di averlo fatto… Speravo solo che non mi prendesse per pazzo e che gettasse finalmente la maschera e mi parlasse delle sue paure… Il mio famoso istinto continuava a ripetermelo: erano quelle la causa di tutti i suoi blocchi… Blocchi che ero intenzionato a far saltare. Uno per uno.
Lentamente ma inesorabilmente scomparvero i rumori del traffico, le chiacchiere della gente vicino a noi, Stone che continuava a giocare con le foglie… Scomparve ogni cosa. Anche il tempo sembrò fermarsi. Potevano essere passati minuti, oppure ore, da quando avevo seguito l’impulso di stringerlo a me, rompendo tutte le sue barriere.
Centinaia di campanelli d’allarme avevano iniziato a suonarmi in testa, ma io scelsi di ignorarli. Restarono solo le mie braccia intorno a lui, le sue lacrime su di me e io che avevo dimenticato ognuna delle regole che sul lavoro seguivo alla lettera.
Ormai sapevo a memoria la sua scheda e avevo messo in conto urla, minacce e indifferenza, ma non mi sarei mai aspettato i suoi occhi così vuoti e privi di vita… Così disperati… Quando il mio azzurro aveva incrociato quel verde così tormentato, mi era bastato un attimo per leggere la muta richiesta d’aiuto dietro a mille strati di rabbia e odio… Avevo sentito… Ah, Dio… Qualcosa.E quel qualcosa mi aveva spaventato, fatto trattenere il respiro e tremare… Che diavolo mi stava succedendo? Averlo così vicino e sentire il suo dolore, in modo tanto forte e chiaro, stava rendendo tutto molto più difficile del previsto.

Prima che potessi aprire bocca di nuovo, mi voltò le spalle: «Spero ti piaccia…» disse, facendomi corrugare la fronte… Di che diavolo stava parlando? Ma la voce potente di Tina Turner con “The Best” arrivò alle mie orecchie; chiusi gli occhi e mi passai le mani sulla faccia: ancora la sua dannata musica anni ‘80!
«Avevamo fatto un patto…»
«… Che tu hai frantumato contro il muro…» sottolineò, riferendosi al mio Apple ridotto in mille pezzi. «E dalla mia playlist non uscirà mai nulla di quella robaccia che ascolti…» Rise, incrociando il mio sguardo arrabbiato. «Comunque, se può consolarti, penso che la musica sia fondamentale per motivare il paziente…»
«Oltre che una spina nel fianco, adesso sei anche filosofo?!» Con una piccola alzata di spalle, si era limitato a guardarmi in silenzio, come se riflettesse sulle mie parole. «Beh?»
«Sai che la musicoterapia può aiutare persone che soffrono di depressione? In un recente studio, condotto su trenta persone anziane, è emerso che…»
«Aspetta un attimo: in due fottuti secondi mi hai dato del depresso, e del vecchio?»
«Quando mai!»
Come osava prendersi gioco di me, a quel modo? «Io…»
Ma quando iniziò il ritornello, Ty cominciò anche a cantare, stupendomi di nuovo.
«You’re simply the best…» La sua voce, inaspettatamente calda e bella, mi lasciò senza parole. «Better than all the rest… Better than anyone…»
Ma quando usò una bottiglietta d’acqua come microfono, facendo abbaiare Stone che ci aveva seguiti anche lì, nascosi di nuovo il viso tra le mani; era ufficiale: avevo un medico pazzo!
«Anyone I’ve ever met… I’m stuck on you heart…» proseguì, togliendomi la giacca.
«Ehi!» provai a zittirlo, ma lui continuò a spogliarmi e a cantare, sorridendo come un ragazzino nonostante le mie occhiate di fuoco. «I hang on every word to say… Tear up apart… No, no!» Come se quel ridicolo show non fosse già stato abbastanza, me lo ritrovai poi in ginocchio, davanti, per l’ultima strofa: «Baby… I would rather be dead…»
Così, preso dalla foga della canzone e quasi slegato dal suo ruolo di fisioterapista, Tyler mi stava mostrando, di nuovo, un inaspettato lato del suo carattere: perché quella cosa mi spaventava così tanto?
La fine della canzone, coincise con il piccolo cane che gli leccò la guancia, le sue mani sulle mie pantofole e Tina Turner che lasciò il posto a Prince con “Gold”… Mio Dio… Avevo bisogno dei miei Linkin Park come l’aria!Link Amazon: 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...