#lavostravoce · Amministratrice @unteconlapalma · Collaborazione - Casa Editrice · Genere · Thriller

5# La vostra voce – Erasmus di sangue – Nanzy Urzo

Buongiorno cari lettori, oggi inauguriamo una nuova rubrica, “La vostra voce”, un’idea nata in collaborazione con il blog Tra due mondi, per dare voce e spazio ai vostri scritti. Appuntamento fisso ogni martedì e giovedì.

Recensione – Erasmus di sangue – Nancy Urzo

Scheda Tecnica

Trama

Roma, primavera 2004. Carolina e Sascha, ormai amiche inseparabili, arrivano in Italia per
l’Erasmus. Insieme a loro ci sono Alvaro, Josè ed Estefan.
Per i cinque studenti spagnoli è il momento del cambiamento. Della svolta. Della rivincita sulla vita.
Carolina, in particolare, vive questa nuova esperienza di studi come una possibile profonda rinascita. Si lascia alle spalle un passato travagliato e rivaluta la sua amicizia con Sascha.
Un’amicizia… pericolosa!
Inoltre c’è Estefan.
Cosa prova davvero per lui?
E quell’ombra terribile che opprime Carolina è davvero dissolta?
O il passato tornerà a chiudere i conti?
Tra party, incontri inaspettati, amore, sesso e orribili omicidi, l’Erasmus si trasformerà in un orribile delirio di sangue.

5 Motivi per leggere questo libro

1- è una storia che può coinvolgere.
2- è originale
3- è completamente rivista da quando era in self
4- ha un tocco sensuale
5- è l’inizio di una avventura ricca di suspense

Estratti

Guardammo attentamente a destra e sinistra e quando ci sembrò il momento opportuno, attraversammo a passo svelto per raggiungere la meta che si trovava in Via degli Annibaldi.
Il Secret Pub, oltre ad essere un locale, era provvisto anche di alloggi. Aveva due ingressi indipendenti. Percorsi assieme ai miei amici gli ultimi metri che ci separavano dall’entrata riservata all’ostello. Lentamente lasciai il passo agli altri. Procedevamo con cautela tra zaini e bagagli. Mi appoggiai leggermente al mio trolley, guardandomi intorno per un attimo.
L’istinto mi spinse a voltarmi e guardare ol- tre le mie spalle. Ci eravamo lasciati dietro il traffico congestionato della città. Lungo il marciapiede ci mescolavamo alla moltitudine: italiani e spagnoli si somigliavano; nella maggior parte ritrovai i tratti mediterranei della mia terra. Addirittura mi sembrò di scorgerne alcuni particolarmente familiari.
La mente sovreccitata mi giocò un brutto scherzo.
Strabuzzai gli occhi sperando che ciò che stavo guardando fosse solo una mia fantasia. Il mio peggior incubo aveva preso forma. Lui.

Sapevo bene cosa intendeva. La ignorai evitando di lasciarmi incupire. Avevo ben altre intenzioni. Avrei a tutti i costi evitato distrazioni… pericolose. Anche se l’idea di sei lunghi mesi con Estefan mi dava una strana eccitazione.
Tornai in camera mia. Mi diressi alla finestra e la aprii. Rimasi senza fiato davanti agli archi del Colosseo. Mi sarei svegliata tutte le mattine con quello splendido panorama. Ero felice. L’aria frizzantina mi accarezzò il volto e respirai profondamente. Chissà se anche i ragazzi avevano quella splendida visuale.
Un tocco leggero e improvviso mi distrasse. Lo avrei riconosciuto tra mille. Estefan si impadronì dei miei fianchi.
«A che pensi?» domandò a bassa voce, parlandomi vicino all’orecchio. Potevo sentire il suo dolce alito caldo.
Mi voltai verso di lui e immediatamente fui inondata dalla profondità dei suoi occhi.
«Sono felice di essere qui.»
Le avrei ammirate all’infinito quelle sue iridi così immense.
Lui mi accarezzò i capelli affettuosamente e sorrise. «Vedrai che sarà tutto bellissimo.»
Mi strinse forte a lui. Adoravo quei momenti tra noi. Ma non volevo rovinare la nostra amicizia, non mi sentivo pronta a rischiare così tanto. Mi allontanai un attimo, fissandolo negli occhi.
Mi fissò a sua volta. Al suo sguardo non sfuggiva nulla. «Te lo leggo negli occhi, cosa ti preoccupa?» disse con aria apprensiva. 
«Lo so che tu speri sempre in un noi, ma…» dissi a bassa voce tenendo lo sguardo basso.
Mi prese dolcemente il mento con le dita, affinché lo guardassi di nuovo negli occhi. «Di cosa hai paura?»
Ebbi un singulto. Ingoiai a vuoto.
Di cosa ho paura? Di me stessa. Di quello che ero stata e forse, potevo tornare ad essere.
Di spezzarti il cuore e perderti definitamente. Di questa ombra terribile che mi porto dietro e… Ecco, di questo ho paura!
Ma non glielo dissi. Tenni per me quei pensieri. Sfiorai invece i lineamenti del suo volto.
Nonostante l’espressione di Estefan fosse chiaramente turbata, sorrise delicatamente. «Non ho fretta, ti aspetterò.»
Lo abbracciai forte. Sentivo il bisogno di sentire il calore del suo corpo accogliente.
Improvvisamente, lui si sciolse dal mio abbraccio e mi diede un bacio sulla fronte. Forse, c’era un futuro davvero diverso per me.

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