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Recensione: Shallow – Silvia Carbone

Buongiorno splendori… oggi sono qui a parlarvi di un libro con un genere lievemente diverso da quelli che leggo di solito, ma che mi aveva incuriosita e conoscendo l’autrice, non ho resistito. Pronte ad entrare nel mondo dei motociclisti ma soprattutto di Shallow scritto da Silvia Carbone?

Titolo: Shallow
Autore: Silvia Carbone
Serie: Skulls of Hell MC #1
Data di pubblicazione: 21 settembre 2020
Genere: Cont. romance
Editore: Self publishing
Ebook: €2,99
Cartaceo: €12,48
DISPONIBILE SU KINDLE UNLIMITED
LINK D’ACQUISTO

Rispetto. Onore. Per la mia famiglia.
Fratellanza. La mia legge.
Questi sono i valori con cui sono stato cresciuto.
Agisco a sangue freddo, insensibile al dolore dei miei nemici.
Prendo e tolgo a mio piacimento.
Nulla ha importanza, vivo solo per il club.
Fino al suo arrivo.
Reese Jones è una ragazza determinata e leale.
Ma non solo, è anche bellissima.
Sono un uomo che vive nell’ambiguità e ho dei segreti.
Lei sarà la mia ossessione.
Io la sua rovina.
Mi chiamo Killian “Shallow” Hill, vicepresidente degli Skulls of Hell MC.
Vivo all’inferno.
E non ho paura.

Avrei voluto leggere questo libro praticamente appena uscito, ma le incombenze ce le abbiamo tutti e di conseguenza ho dovuto aspettare… ma nel mentre, ammetto, di aver tenuto d’occhio le recensioni su questo romanzo e sono rimasta colpita e ancora più incuriosita dal clamore e dalle belle parole che stavo trovando. E ora che ho finito di leggere Shallow, fatemi dire una cosa: Silvia Carbone è una bomba quando si parla di motociclisti.

“Lui era tenebroso, a volte mi metteva in soggezione, aveva un’anima cupa e sembrava inavvicinabile. Ma, nonostante tutto, sentivo quella sorta di magnetismo che ci attirava l’uno verso l’altro, ci avvicinavamo e ci allontanavamo come in una danza creata solo per noi. Non sapevo cosa fosse, o cosa significasse, ma volevo scoprirlo”.

La storia di Reese e Killian non inizia nei migliori dei modi e devo dire che non riuscivo proprio a capire perché il grande e forte vicepresidente degli Skulls non riuscisse a reggere la presenza della sorella di uno dei suoi più cari amici, ma man mano tutti i nodi sono venuti al pettine, e credo che proprio questa caratteristica mi abbia portata a non staccarmi dalla storia. Nonostante questo non sia un genere di libro che solitamente leggo, mi sono trovata attratta dal cameratismo di questi aitanti motociclisti, ma ancora di più dal passato e dalla forza di Reese.

“Sei pura e io non voglio sporcarti con le mie mani, ma sono anche un figlio di puttana che non può fare a meno di te. Non so cosa mi hai fatto, piccola, ma l’idea di tornare a casa e sapere che mi stai aspettando rende la mia vita meno schifosa di quello che è”.

Reese è giovane, soprattutto confronto a Killian, ma l’autrice fa capire fin da subito che l’età è solo un numero… perché alla fine le cose importanti sono quelle che vivi e lei ha dimostrato a testa alta di avere carattere, di non farsi affossare, di essere forte. E lo dimostra in tutto il romanzo, soprattutto con e accanto a Killian.

Killian è un atro paio di maniche, sicuramente non ha vissuto una vita rose e fiori, essendo, appunto, cresciuto in mezzo ai motociclisti ma comunque conosce l’amore, la famiglia, il senso di appartenenza, ma comunque ha un carattere rude, a volte spigoloso senza un motivo ma quando inizia ad affezionarsi o ad amare, dà tutto sé stesso. Ed è una cosa che ho molto apprezzato.

“Per la prima volta capii cosa significasse sentirsi donna. Per la prima volta mi sentii amata”.

Il rapporto tra i due è fatto di alti e bassi, di fuoco, di battute al vetriolo ma alla fine anche di affetto, di verità, di solidarietà e amore. I rapporti in generale, credo, siano basati sulla comunicazione e sull’ascolto e bene o male a loro sono due cose che non sono mai mancate. Sicuramente ha aiutato non avere grandi scheletri nell’armadio, e ancora di più l’avere le idee chiare. Infatti capiscono in fretta che nascondersi e fare finta di niente non serve a niente, anche perché a volte le sensazioni che si provano e quello che si sente, sono la cosa più importante. Sì, anche se si vorrebbero più certezze, anche se si ha paura di non meritare la persona che si ha accanto. Anche se a volte il passato ha lasciato cicatrici.

“Ero dove volevo essere con la persona con cui volevo stare. La mia famiglia. La mia donna. Con la certezza che quello non sarebbe mai cambiato”.

Silvia Carbone mi ha dato l’ennesima conferma di essere versatile, sa scrivere, sa trattare temi più o meno profondi sempre con delicatezza, riuscendo a far entrare il lettore in ogni angolo della storia, facendoti apprezzare non solo il suo modo di scrivere, ma anche tutti i componenti di un romanzo: dalla grafica spaziale che si trova all’interno, ti fa adorare tutti i personaggi, perché ognuno è diverso e ha il suo compito e si arriva a un punto che vorresti un libro su ognuno di loro. Ma soprattutto non rifugge dal lieto fine, anche se la sofferenza comunque non può mancare. Romanzo davvero avvincente, ora, però, non vedo l’ora di leggere del prossimo protagonista, che purtroppo non so chi sia ma ho già qualche idea e speranza!

punteggio

Jess.

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