@salvina_cimino · Collaborazione - Autori Emergenti · contributors · Narrativa Contemporanea · Recensione

#REVIEWDIARY – Maruzza. Tri Matri – Vincenzo Muscarella

8 ottobre 2020

Ci sono navi dirette verso molti porti,
 ma nessuna verso dove la vita non è dolore.
[Fernando Pessoa]

Scheda tecnica

  • TITOLO: Maruzza. Tri Matri
  • AUTORE: Vincenzo Muscarella
  • CASA EDITRICE: Edizioni Arianna
  • FORMATO: cartaceo
  • ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2020
  • Genere: Narrativa Contemporanea
  • Prezzo: € 18,00

Trama

Maruzza è il primo della trilogia di romanzi “Tri Matri” dedicati a Maruzza, Antunina e Marietta, le madri delle tre ragazze di Cerda arse vive nell’incendio della Triangle Shirtwaist Factory, avvenuto a New York il 25 marzo del 1911 in cui perirono 146 persone di cui 126 donne. Anche se ispirati da accadimenti realmente avvenuti e da persone esistite, i fatti e i personaggi della storia sono frutto esclusivo della fantasia.

Attraverso le immaginarie vicissitudini delle tre madri, si vuole raccontare e analizzare il contesto sociale, economico e politico della nostra terra di Sicilia sul finire del secolo diciannovesimo che costrinse, e talvolta spinse, prima gli uomini e poi le loro donne coraggiose e orgogliose ad emigrare, sole e con i figli al seguito, verso l’America. Maruzza, insieme alla storia d’amore tra la protagonista e il suo uomo, esplora le relazioni difficili tra due famiglie di ceti opposti.

Il romanzo è ambientato a Cerda negli anni a cavallo del 1900 e racconta di Ciccio, il figlio del farmacista, che si innamora di Maruzza, figlia del contadino più povero, e la sposa con la classica fuitìna. Il padre, Don Vincenzino, fa di tutto per metterli in difficoltà, per poi, con la complicità del trafficante di uomini del paese, costringerli a migrare verso la Merica. La conclusione del romanzo potrà sembrare sospesa, non è un caso; si tratta del primo della trilogia e poiché i destini di Maruzza, Marietta e Antunina s’intrecciano tra loro, le storie troveranno i rispettivi epiloghi nell’ultimo libro.

Recensione

Maruzza è un libro che ha un inizio drammatico e sconvolgente, che vede una madre, sopraffatta da un dolore agonizzante, “buttata a terra come uno straccio” che, con eccessiva veemenza contro se stessa, come se si sentisse responsabile della tragedia in atto, implora disperatamente il perdono della figlia.
Un dolore così mostruoso e lancinante, quello di Maruzza, da provocarle perfino la perdita dei sensi.
Si apre così, con una scena terribilmente straziante, che si svolge sotto il cielo di una vibrante New York dei primi anni del Novecento, uno di quei romanzi che ti cambiano l’esistenza.
Maruzza ha rubato il mio cuore. La porto con me, dentro di me, da quando l’ho incontrata tra le pagine “infuocate” di questo libro.

Per lei provo una profonda e iniziale compassione, che non tarderà a trasformarsi in forte ammirazione non appena l’autore, Vincenzo Muscarella, la presenterà quando ancora era una donna acerba, ma estremamente combattiva, coraggiosa, pronta a sovvertire l’ordine imposto dalla società; una società ipocrita e  perbenista , ancora eccessivamente  refrattaria all’accettazione di  qualsiasi mutamento che andasse in qualche modo a sovvertire i ruoli dei poteri costituiti.

Tempi durissimi per Maruzza e la sua famiglia, che risultava essere la più povera tra i poveri di tutto il paese.

Siamo a Cerda, in provincia di Palermo, è l’8 settembre, giorno di grande festa in paese, giorno in cui gli sguardi di Maruzza e Ciccio si scontrano, provocando quella scintilla che accenderà nel loro cuore la fiamma dell’amore e  che darà inizio ad una lunga serie di vicissitudini che segneranno per sempre i destini dei due innamorati.  È un amore impossibile quello dei due ragazzi, Ciccio, contrariamente a  Maruzza  appartiene ad una delle famiglie più importanti del paese.

Per i due ragazzi inizierà un calvario lungo e denso di vicende significative, attraverso le quali l’autore ci trasporterà lungo le strade e gli angoli di un paese siciliano di fine Ottocento e dove non perderà la benché minima occasione per descriverci le usanze, le tradizioni, le arti e i mestieri di quello che è il suo paese natio.

In seguito,  l’abile penna del Muscarella, esperto nel descrivere le varie vicende storiche del periodo, ci catapulterà oltreoceano, noi insieme a Maruzza, attraverso un lungo ed estenuante viaggio in nave, per narrarci uno dei fenomeni più caratterizzanti dell’Italia a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento: il fenomeno dell’emigrazione.

A New York, quando la vita, seppur piena di sacrifici, sembra prendere il vero giusto, il destino più che mai crudele e avverso nei confronti di Maruzza, presenta il suo conto.

Destino profondamente iniquo e ingiusto per una donna che, con notevole coraggio e forte desiderio di rivalsa da una vita fatta di stenti e privazioni, bramava solo e soltanto di poter offrire un futuro dignitoso e decoroso alla sua famiglia.

Vi consiglio non solo la lettura di questo romanzo, vi consiglio anche di tenere sempre vicino fisicamente questo libro, perché ogni tanto, osservando la copertina, meravigliosamente creata da Simona Cavaglieri, che rappresenta la donna e il “fair” che ha segnato crudelmente il destino di tre madri, ci ricordi le donne che hanno lottato per cambiare una società troppo ostile a loro e ci incoraggi nel portare avanti la lotta per un cambiamento definitivo che ancora tarda ad arrivare.

Concludo evidenziando una prerogativa molto importante e piuttosto gradita di questo romanzo che  è l’utilizzo di numerosi termini e locuzioni dialettali,  che oltre a rendere  l’opera ad alto impatto emotivo, le conferiscono, a mio avviso,  la caratteristica di saggio storico e socio-culturale, perché  descrive in maniera palesemente appropriata tutti gli aspetti legati alla società di quel dato periodo storico e di quel determinato luogo geografico.

L’autore, come spiega in una nota del libro, ha deciso di non aggiungere alcuna traduzione delle forme dialettali usate durante la narrazione, spiegando che un’eventuale traduzione avrebbe reso difficile l’espressione di alcuni concetti che solo con la lingua siciliana si  riesce a trasmettere efficacemente.

Del resto il sommo poeta, Dante Alighieri, nel De vulgari eloquentia affermava: “Indagheremo per primo la natura del siciliano, poiché vediamo che il volgare siciliano si attribuisce fama superiore a tutti gli altri: che tutto quanto gli Italici producono in fatto di poesia si chiama siciliano”.

Tesi  ampiamente avallata attraverso diversi autori di Cerda, che hanno offerto un prezioso contributo avvalorandola.

La rubrica Review Diary è uno spin-off del libro Una nature lover in lockdown e nasce dal desiderio di dar seguito alle pagine del mio libro-diario, che calorosamente tutti i miei lettori mi hanno richiesto.
Salvina Cimino

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...