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Recensione – Nevernight _ Mai dimenticare – Jay Kristoff

Benvenuti fanciulli, eccoci qui per commentare insieme uno dei libro più chiacchierati durante la sua uscita. Grazie al #gdl dedicato, sono riuscita finalmente a intraprendere questa lettura dal sapore amaro e vendicativo.
Veniamo a noi!!!

«Mai tirarsi indietro» mormorò. «Mai avere paura.»
La ragazza avvertì quelle parole nel proprio petto. Nel posto più buio e profondo, dove la speranza che i bambini respirano e gli adulti rimpiangono avvizzì e si staccò, fluttuando come ceneri nel vento.
E lei aprì gli occhi.

Scheda Tecnica

Trama

Destinata a distruggere imperi, Mia Corvere ha solo dieci anni quando riceve la sua prima lezione sulla morte. Sei anni dopo, la bambina cresciuta tra le ombre si avvia a mantenere la promessa che ha fatto il giorno in cui ha perso tutto. Ma le possibilità di sconfiggere nemici così potenti sono davvero esili, e Mia è costretta a trasformarsi in un’arma implacabile. Deve mettersi alla prova tra i nemici – e gli amici – più letali, e sopravvivere alla protezione di assassini, mentitori e demoni, nel cuore stesso di una setta dedita all’omicidio. La Chiesa Rossa non è una scuola come le altre, ma neanche Mia è una studentessa come le altre. Le ombre la amano. Si nutrono della sua paura.

Recensione

Quando il titolo possiede un suo personale valore? Quando quella stessa parola o frase, diventa il mantra del libro stesso.
Mai dimenticare è “letteralmente” il riassunto di tutto questo libro, fatto di vendetta, morte, assassini e bugie. Un susseguirsi di eventi che “una cara voce narrante” ci delizierà di osservare. Il nostro canta storie ci premierà di numerose note che, ammetto, molte volte ho trovato noiose e non necessarie.
Ogni cosa possiede il suo tempo.

«Mai tirarsi indietro. Mai avere paura» sospirò Mia. «E mai, mai dimenticare.»
«Allora. L’enigma comincia ad avere un senso. L’ultima figlia di una familia caduta in disgrazia. Diretta verso la migliore scuola di assassini in tutta la Repubblica. Progetti di regolare i conti dopo il diploma?»
«Non starai mica per elargirmi un po’ di saggezza sull’inutilità della vendetta, vero, Dominic Tric? Perché stavi proprio per cominciare a piacermi.»
«Oh, no.» Tric sorrise. «Capisco la vendetta. Ma visti i torti a cui hai intenzione di riparare, immagino che i tuoi bersagli saranno complicati da colpire.»

La nostra protagonista è Mia Corvere, ultima componente della stirpe, riconosciuta come traditrice della Repubblica di Itreya, restando inerme all’impiccagione del padre alla tenera età di dieci anni. Attimo in cui perderà la figura materna e del fratellino in fasce, per opera dell’ennesimo uomo che si macchierà di “assassino calcolatore” sotto gli occhi di Mia.
Il suo destino non sarà concluso qui, sennò di che parliamo per tre libri?

Mia riuscirà a scappare dalla grinfie di questi uomini che desiderano solo la sua morte, cadendo fortunatamente tra le abili mani di Mercurio, che aiuterà la nostra protagonista, verso il suo destino: la vendetta!!!

Il succo è che due tipi di persone vivono in questo mondo o in qualunque altro: quelli che scappano e quelli che combattono. La vostra gente ha molti termini per questi ultimi. Furia omicida. Istinto assassino. Più palle che cervello.

Diventando ufficialmente il suo Shadid, maestro iniziale, troveremo ampio spazio all’inizio di questa storia che porterà una “spiegazione e illustrazione” doverosa per situazioni e ambientazioni di pura fantasia.

Ora capite: lei avrebbe potuto risparmiare questo ragazzo. E il vostro narratore potrebbe con altrettanta facilità mentirvi a questo snodo, lo stratagemma di ciarlatano per gettare una luce favorevole sulla nostra ragazza. Ma la verità è, gentili amici, che non lo risparmiò. Tuttavia, forse troverete sollievo nel fatto che almeno esitò. Non per gongolare. Non per assaporare la sensazione.
Per pregare.

Per diversi anni Mia verrà addestrata per perseguire la via del sangue che conduce alle porte della Chiesa Rossa, primeggiata dalla divinità Niah. Diciamo una divinità della morte consapevole ahahhaha ok ritorniamo seri.
Da qui iniziano le danze e l’effettivo interesse in questo libro perché scattano dinamiche e intrecci che il lettore predilige.

«Salve di nuovo» sussurrò.
Avvertì quella cosa che era nulla. Nella testa. Nel petto. Seppe che le stava sorridendo, un’espressione amichevole che avrebbe potuto arrivare fino ai suoi occhi, se solo li avesse avuti. Si insinuò nella sua manica e trovò lo stiletto insanguinato che le aveva dato.
Il dono che le aveva salvato la vita.
«Cosa sei?» bisbigliò lei all’oscurità ai suoi piedi.
Nessuna risposta.
La cosa fremette.
Aspettando.
Aspet
tando.
«Sei carino» affermò Mia. «Anche il tuo nome dovrebbe essere carino.»
Un altro sorriso. nero ed entusiasta.
Anche lei sorrise.
E decise.
«Messer Cortese» disse lei.

Essendo ambientato maggiormente nella Chiesa Rossa, seguiremo passo passo tutti gli studi, materie, insegnanti, crudeltà, maschere e feste del sangue…una passeggiata!!!
Consapevole di trattare un libro prettamente su assassini, credo sia lecito precisare la presenza di scene forti e irruente che, per un cuore sensibile è difficile da sopportare, soprattutto verso la fine.

Rievocando il concetto scuola/addestramento/prove, è ovvio trovare similitudini velate e/o palesi a cult come un certo “maghetto” e una “ragazza di fuoco” che, ad occhio attento, non sfugge.

Ho apprezzato molto la rivisitazione di uno stereotipo per eccellenza sulla figura degli assassini: non tutti hanno sangue freddo. Ed è qui che annuncio il mio amore profondo per Messer Cortese, un gatto invadente, sfrontato e poco delicato che circonderà l’ombra della nostra protagonista. Un animaletto senza vista ma molto “tatto” che aiuterà l’umore negativo instabile di Mia, divorandolo appena lei si trova in difficoltà.

Questo dettaglio rievoca il focus di tutto il libro: il continuo conoscere ed amplificare del coraggio instabile di una semplice ragazzina, affossata dalle sue paure e insicurezze, è consapevole della vendetta presente ogni giorno nei suoi occhi inniettati di sangue.

Messer Cortese è riconducibile al personaggio comico presente in un libro molto serioso e difficile, aiutando a smorzare il clima tetro che si crea costantemente.

Mezzo amplificato (personalmente, controproducente con il tempo) dedicato alle numerosissime note che, in più occasioni, sostituiscono delle “spiegazioni” a “sotto-trame” o battute ironiche.apatiche senza spirito e che non fanno ridere nessuno.

Nel complesso trovo la storia sotto il punto di vista psicologico coinvolgente, anche se possiede delle sbavature. Quel brio di mistero come contorno, che non dispiace, ma….sì, abbiamo un ma…non mi trovo d’accordo con le numerose persone che hanno definito questa lettura la storia più originale del periodo perché ci sono troppi dettagli riconducibili ad altri testi e le numerose note possono distrarre il lettore dall’effettivo piattume caratteriale di alcuni personaggi.

Ovviamente la bellezza grafica di questi volumi è indiscussa ma la mia domanda è: ci siamo fatti influenzare dall’estetica o dalla sostanza?

Nel complesso una storia che può accontentare diversi gusti, con uno spruzzo di erotismo e intrighi territoriali. Gioca forza la scrittura scorrevole, ma superficiale in diverse occasioni e analisi.
Se avete l’opportunità di accaparrarvi una copia tra sconti e libraccio, fateci un pensierino.

Ovviamente parliamo del primo volume della serie, quindi, ci saranno domande inespresse e quesiti che nascono proprio dalla fine del racconto.

Chissà se scopriremo la voce narrante alla fine di questa storia.

Alla prossima dalla vostra CAPPELLAIA MATTA.

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