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Recensione – Verbum_Custos Verbi – Niccolò R.V. Toderi

Benvenuti fanciulli in questa recensione dal sapore criptico e misterioso, velato dalla distorsione intellettuale di Niccolò R.V. Toderi, autore del primo volume della serie Verbum, affrontando così la campagna crowdfunding con la Bookabook, che ringrazio per la costante fiducia e stima reciproca.

Se siete qui, preparate pop-corn e stomaco forte perché questo viaggio sarà molto turbolento. L’autore è riuscito a mettermi in serie difficoltà attraverso una storia ricca di pensieri e riflessioni riconducibili alle nostre realtà.

Iniziamo!!!

«Da sempre cerchiamo la Verità, eppure…» Si incresparono in un mesto sorriso. «Eppure è ciò da cui rifuggiamo, anche quando ci si presenta davanti in tutta la sua semplicità. Ne abbiamo paura, ne temiamo la purezza, perché in quei momenti non ci sono ombre nelle quali nasconderci, non ci sono sfumature o interpretazioni nelle quali sfocarsi o con le quali celarci ed evitare così di vederci, di riconoscere noi stessi. In quei momenti c’è solo la Verità, irradiante, onnipresente, viva. E non si può che accettarla, viverla, riconoscersi parte di essa. E così…» Fece una paura.
«E così?» La voce di lei fremette.
«E così non si può che accettare di perdere qualcosa di noi stessi, quella parte che ci urla di essere unici, liberi di fare ciò che vogliamo, di essere l’unica nostra realtà.»

Scheda Tecnica

Trama

In un futuro lontano, la metropoli di Neo Babylon è l’ultimo baluardo dell’esistenza umana alla fine di un’era di guerre e sconvolgimenti. I migliori tra gli uomini hanno lasciato il pianeta in cerca di una nuova speranza, ma dopo mille anni non hanno ancora fatto ritorno. Chi è rimasto ha ereditato un mondo in declino, progredito nella tecnologia ma irrigidito dalle ferree leggi che lo governano. Fra le vie della città, degli individui capaci di scorgere il futuro attraverso le pieghe del tempo e dello spazio – i Custos – agiscono al servizio di un bene superiore ma incomprensibile per chi diffida del loro potere. Quando la città inizierà a tremare a causa di una serie di misteriosi attacchi terroristici, i Custos saranno l’unica possibilità per evitare l’estinzione del genere umano.

Recensione

Oggi commenteremo il libro che ha messo a dura prova la mia mente, un mondo complesso e introspettivo, creato dalla mente controversa dell’autore che porterà il lettore a diversi confronti con se stessi.

«Credo, Metera, che la fissità dello sguardo imposta dalla consuetudine abbia lentamente ristretto l’orizzonte della nostra vista. Il futuro che ci siamo ostinati a vedere è solo frutto casuale, deterministico; il futuro noto. Siamo caduti in una trappola…»
«…rendendo il futuro un eterno presente» intervenne la donna, anch’essa racchiusa in se stessa.

Nel cuore dell’ultimo baluardo di umanità, raggruppata nella metropoli di Neo Babylon, dimostra un barlume di serenità “finta” e precaria perché l’acqua quieta che precede la tempesta.

“Il perché appartiene alla Verità; il come, appartiene al Custos.”

La particolarità di questa storia è visibile sia nel genere che (soprattutto) dallo studio tra narrazione e pensieri. Anche se “su carta” Custos Verbi è una storia dal tono distopico, possiede molti tratti di fantasia (riconducibili ad alcune azioni), sociologiche (concentrate su dialoghi diretti e confronti serrati), politici (in base alla classe/ruolo nel mondo) e mitologici. Ricondurre ad una semplice sfera risulterebbe troppo riduttivo.

«Ecco, vedi, per noi è lo stesso. Possiamo vedere il futuro, ma così facendo ci sfugge lo scopo, e senza potersi più concentrare sullo scopo, l’intuizione non può proiettarsi sull’orizzonte. Possiamo anche intuire più in profondità, risalendo le correnti turbisone del tempo, intorbidite dalle infinite possibilità; vedere attraverso gli occhi stessi del tempo, non più solo attraverso il tempo. È per questo che siamo custodi. È di questo che dobbiamo prenderci cura. Noi dobbiamo intuire e creare. Non siamo solo strumenti delle conseguenze. Non solo il mantello e lo scalpello del tempo, ma i loro custodi e creatori delle sue possibilità. Se vuoi vedere una goccia d’acqua, non puoi continuare a muovere lo sguardo, ma devi tenerlo fisso e attendere. »

Dall’altra parte abbiamo il gioco “temporale” dovuto alle narrazioni tra passato, presente e futuro. In riferimento all’ultimo punto entra in gioco il fulcro della storia stessa e il “dono/potere” dei protagonisti primari.

«Osserva, Orfeo, ancora più avanti. Intuisci già che nulla potrà rimanere lo stesso. Lo sai. Lo stai vedendo anche ora, nello scorrere impetuoso del tempo. In tutte quelle immagini ancora confuse. Sai che oltre la cortina è proprio lì, la Verità. Chi sono io?»

Prima che il terrore vi assalga, posso assicurarvi che il nostro caro Niccolò ha pensato proprio a tutto, raggruppando tutte le terminologie o “contesti” inusuali e lontani dal mondo “reale”…quindi niente panico, avrete sempre tutto sotto controllo.

I nostri protagonisti sono i Custos, figure che possiedono un ruolo integrante ed indispensabile per la tranquillità dell’umanità perché regolano il loro sviluppo attraverso delle visioni del futuro chiamate apocalypses. Questo “anticipare” degli eventi viene seguito in maniera ferrea perché proietta una Verità assoluta, senza potere decisionale (o forse sì) e regole dettate da esso, senza via di pensiero e titubanza.

Ma, come in tutte le “religioni” o “divinità”, l’autore ha concentrato un piccolo ma prorompente cavicchio riflesso sulla negazione e disobbedienza di alcune “parti” di questa catena apparentemente perfetta e impenetrabile.
Tra le parti, la voce narrante e specchio dei nostri pensieri, sarà associato al personaggio di Orfeo, anch’esso Custos che porterà domande e risposte nella storia.

Una delle peculiarità di questo racconto è la capacità di snodare i nodi, nel momento stesso che viene creato, lasciando piccoli “buchi” volontari per istigare la lettura. In diverse occasioni avrete l’impressione di dialogare direttamente con Orfeo, illustrando perplessità sugli eventi di fantasia ma non solo, perché avrete la costante sensazione di proiettare gli stessi dubbi su dogmi nella vita reale.
Naturalmente, il gioco temporale avrà un ruolo prepotente per la comprensione di luoghi, persone e fatti al tal punto da prendere la prima patte del volume a discapito di effettivi “giochi” di ruolo.

Consiglio? Perseverate perché, dopo le prime 100 pagine, avrete il giusto quadro per la comprensione del resto. Questa scelta stilistica, naturalmente, può essere recepita in maniera controversa ma, nel mio caso, ho apprezzato molto l’approfondimento e il voler dedicare del tempo alle dovute “presentazioni”. Un libro introduttivo per la saga, necessità queste determinate cura.
Essendo una storia molto lunga, il rishcio spoiler è sempre dietro l’angolo (perfino questa recensione è stata scritta due volte) ma vi assicuro che vorrei dirvi tanto altro.

Custos Verbi è una STORIA con carattere pungente, riflessivo e pieno di colpi di scena sia “fisici” ma, soprattutto, mentalmente instabili al tal punto che avrete bisogno di boccate d’aria per capire il senso della vita.

Un romanzo pieno di pensieri, studi e introspezione che, uniti, rendono questa saga speciale e consigliata. Da leggere con mente sgombra e pronta al confronto costante tra protagonisti, storia e lettore.
Per ovvi motivi, molte domande ci daranno il due di picche, augurandoci una buona visione nelle seguenti uscite. Ricordandovi costantemente che nulla è certo nella vita, perfino il male e la visione del futuro.

Ne vedremo delle belle perché l’autore sa il fatto suo e non manda nessuno a dirlo.

Quale sarà l’effettiva verità?

Alla prossima dalla vostra CAPPELLAIA MATTA.

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