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Recensione – Ci vediamo domani se non pive – Joanne Bonny

Scheda Tecnica

Trama

Ma dai, che sarà mai organizzare una mostra di un artista ucraino sconosciuto che ritrae solo animali spappolati? In fondo sei la direttrice della nuova galleria di arte contemporanea in Brera a Milano e questa mostra sarà solo… determinante! Non è facile addormentarsi quando i pensieri si scontrano e rimbalzano come tante palline di un flipper, e la testa di Sara sta letteralmente andando in tilt. E come se non bastasse l’ansia da inaugurazione, ci si è messa anche sua madre, che vuole trovarle un fidanzato… Proprio a lei, che sogna l’amore quello vero, romantico, con la A maiuscola, quello che capita una volta sola nella vita. Se e quando, però, non è dato saperlo… La sera dell’inaugurazione è arrivata e Sara non deve distrarsi se vuole che tutto vada per il verso giusto… ma chi è quel tipo che sta denigrando senza mezzi termini le opere esposte facendo ridere tutti? No, no, Sara, non è così che doveva andare…

Recensione

Sono certa che la maggior parte di voi conosce Joanne Bonny per il suo romanzo d’esordio con la Newton Compton, Ho sposato un maschilista. È un libro ancora molto venduto in libreria e su Amazon, direi che è stato quasi un caso letterario. Quel romanzo l’ho amato per la sua ironia e le scene spassose. Ovviamente anche per la storia d’amore che in quel caso era stata lasciata un po’ in disparte rispetto alle caratteristiche e alle vicende di Emma, la protagonista.
Qui la musica cambia, letteralmente.
Ci vediamo domani se non piove non ha nulla a cui spartire con Ho sposato un maschilista, siamo su una rotta diversa. In questo secondo romanzo di Joanne ho avuto il piacere di trovare il genere Romance in tutta la sua purezza. Dire che è stato magnifico leggerlo sarebbe davvero poco ma vediamo la mia opinione nel dettaglio.

Vicende

Sara è stata appena assunta come responsabile di una galleria d’arte. Da subito si presenta come una donna determinata che crede nelle sue capacità e nel suo lavoro, e per fortuna data la collezione che è costretta a presentare al pubblico: Boris Zalenko è un pittore ultraottantenne che predilige dipingere animali morti, meglio se investiti da un’auto. Lei sa perfettamente che è una collezione da buttare nella spazzatura ma il suo capo è deciso a presentarla.

Nonostante i tentativi di Sara per concludere almeno una vendita, gli acquirenti non sono certi dell’artista e lo sconforto per la protagonista non tarda ad arrivare. La sua migliore amica, per aiutarla a distrarsi, la invita ad uno speed date. Sara non è convinta che possa funzionare: lei vuole l’AMORE vero, quello tutto in maiuscolo, quello che hanno avuto i suoi fortunati nonni, innamoratisi a passo di danza.

La serata è un fiasco e quando lei si rifugia in un bar davanti a un bicchiere di Negroni incontra Diego Ferrari, un bellissimo, intelligente e aitante procacciatore d’affari. Il rapporto parte senza mezzi termini: nonostante le frecciatine e i quasi insulti che volano da ambo i lati, entrambi non possono negare che sia nata una particolare intesa.

Passa qualche giorno e Sara è al settimo cielo: Zalenko è morto e, si sa, quando un pittore “schiatta” le sue opere si appropriano involontariamente di un grande valore. Durante la presentazione della mostra molti sono interessati a comprare gli orripilanti dipinti sino a quando… Sì, arriva il nostro Diego e manda tutto a rotoli facendo notare l’ovvio a gran voce: quelle oscenità non valgono neanche un dollaro del Monopoli.

La rabbia di Sara è incontenibile ma la serata finisce e i quadri di Zalenko tornano ad essere disprezzati mentre lei annusa nell’aria il momento in cui il suo principale la caccerà a calci dalla porta principale. L’unica consolazione? Non dover mai più rivedere l’uomo che le ha rovinato la vita, Diego.

Per le strade di Brera (Milano), luogo prescelto per raccontarvi questa storia, ci sono veggenti che leggono il futuro, presumo siano una specie di attrazione turistica. Sara non è certo tipo da credere in certe stupidaggini ma con il lavoro a rischio e la sua vita sentimentale ormai allo sbando, pensa che ascoltare cosa dice la sfera di cristallo almeno le farà fare due risate.

«Danzando?»
«Tra le stelle cadenti».
Troverò l’amore danzando sull’acqua tra le stelle cadenti? Ma che accidenti vuol dire?

L’amore vuole arrivare in modo criptico dalla nostra Sara. In principio non crede alle parole della cartomante, chi lo avrebbe fatto? Ma poi la curiosità ha la meglio e Sara cerca di analizzare la situazione.
Stelle cadenti… La notte di San Lorenzo si sta avvicinando. Cerca gli eventi a Brera previsti per quella serata e… Bingo! Una gara di ballo proprio la notte di San Lorenzo che si terrà su una piattaforma galleggiante.
Il problema? Si tratta di una gara di ballo a coppie. Gli esemplari maschili nella vita di Sara sono ridotti a zero. Chi può essere adatto allo scopo? Sara deve essere su quella piattaforma, quella notte, per incontrare l’uomo della sua vita. Pensa a ipotetiche soluzioni.

Sua madre, una famosa cantante country americana, le sta procacciando marito da diverso tempo ma il vincitore di un’ardua selezione portata avanti dalla genitrice (inizialmente all’insaputa della protagonista) non soddisfa i criteri di Sara, soprattutto perché si rivela essere un uomo insopportabile.

E allora, qual è la soluzione?
Esiste un uomo che le deve un favore, un uomo che le ha rovinato la carriera nel giro di cinque minuti, un uomo che non potrà rifiutare di darle una mano, o almeno Sara gliela farà vedere così.  
Diego Ferrari!
Le ci vuole una sana dose di diplomazia e di intelligenza per incastrare Diego nella storia della gara ma, alla fine, lui si convince ad aiutarla.

«Tranquilla, bionda, vedrai che per la notte di San Lorenzo io e te balleremo meglio di Fred Astaire e Shirley Temple», mi assicura facendo partire l’auto.
«Era Ginger Rogers!», gli urlo dietro, e un attimo dopo il suo braccio si allunga fuori dal finestrino per mostrarmi il pollice alzato.

Tra lezioni di tap dance assurde e eventi aziendali particolari, il rapporto tra Diego e Sara si trasforma in amicizia. Diventano quasi complici e dimostrano una sintonia mentale che affascina.
Una sintonia talmente forte da far vacillare la profezia della cartomante ma Sara è decisa: l’uomo della sua vita l’aspetta sulla piattaforma galleggiante la notte di San Lorenzo, non può essere di certo quell’irritante bellimbusto di Diego Ferrari, procacciatore d’affari.
Pensate che vi abbia svelato troppo? No, signori miei, questo è solo l’inizio.

Personaggi

Anche se il romanzo dispone di alcuni personaggi secondari di grande spessore, come l’esplosiva mamma di Sara o l’amica molto fuori di testa, i protagonisti sono tre: Sara, Diego e la tap dance.
Partiamo proprio dall’ultimo.

Tap Dance. Per gran parte della storia ci sono riferimenti a Ginger Rogers e a Fred Astaire, alla cultura musicale degli anni dei grandi successi di Broadway, alla tap dance e allo swing.

È come se questi argomenti facessero da sottofondo all’intera vicenda. Ci ho visto da subito l’intenzione dell’autrice di creare un’atmosfera old fashion, tendendo al nostalgico. Voi direte… Ma usare qualcosa di così classico? Non è un errore? Non si rischia di allontanare pubblico giovane? Forse, ma si acquista pubblico che ama ricordare la cultura di quegli anni e che in generale è nostalgico. Tutto questo è rafforzato dalla storia della nonna di Sara: era una ballerina di musical a New York e proprio grazie alla sua carriera aveva incontrato l’amore della sua vita. L’atmosfera old fashion a cui Sara è tanto legata serve proprio a caratterizzare ancora di più la protagonista e la sua visione idealizzata dell’amore.

Sara. Determinata, bella ma troppo alta, bionda e soprattutto senza peli sulla lingua. In quasi ogni occasione dice quello che pensa e i suoi scontri con Diego (ma anche con quella cantante della madre) sono esilaranti. Sara ha il suo bagaglio d’esperienze. Non ha mai avuto un rapporto con il padre che ha abbandonato la madre prima della sua nascita. Per questo prende ad esempio l’amore dei nonni e teme i rapporti come quello che hanno avuto i suoi genitori. Mi ha fatto impazzire la spiegazione che la madre dà a un certo punto alla figlia riguardo l’amore.

 «Be’, le storie d’amore sono simili a una casa», annuisce mia madre. «Parti con i migliori propositi e le più rosee fantasie, dai per scontato che le tubature non cederanno mai e che nei vasi ci saranno fiori freschi tutti i giorni. Ma presto ti accorgi che non è così semplice mantenere la casa all’altezza delle tue aspettative. Un giorno al rientro la troverai disordinata, e sarai tu la causa di quella trascuratezza, mentre altre volte l’impianto elettrico farà i capricci e non sarà dipeso da te. A quel punto dovrai decidere se vale la pena rimboccarsi le maniche e riparare i danni o se è meglio fare le valigie e cercare un’altra casa.»

Ho letteralmente amato questo pezzo e tutto il capitolo da cui è tratto.

Diego. Anche il nostro lui ha il suo passato. Un divorzio finito male alle spalle e fiducia nell’amore inesistente. Diego è un uomo molto intelligente che non prevarica mai Sara, almeno non più di quanto lei faccia con lui. Il suo personaggio mi è piaciuto soprattutto per la sua credibilità: uomini come lui possono esistere ed esistono. Uomini con i piedi per terra che non ti trattano male ma ti rispondono a tono, uomini che in realtà vogliono solo essere amati senza esporsi troppo. Diego è vero, questa è una certezza.

In vita mia ho corso un sacco di rischi negli affari, ma ho imparato che l’azzardo più grande è consegnare il proprio cuore a un’altra persona.

Stile e struttura

Il romanzo è raccontato dal POV della protagonista. Sullo stile di Joanne Bonny non ho nulla da dire: mi aveva elettrizzata nel romanzo precedente e qui mi ha fatto innamorare. Alla fine lo stile è lo stesso, è la storia ad essere diversa. Ha un sapore, un ritmo e una struttura molto distante da Ho sposato un maschilista. Credo di aver individuato anche una certa crescita nello stile e nelle scelte della struttura. Come richiede il romance puro, quello meno mirabolante e più incentrato sui sentimenti e sulla crescita dei personaggi, l’autrice si è dedicata a un andamento con meno svolte ma con più emozioni. Questo permette di entrare nei panni dei due protagonisti e se si ascolta bene, chi ha avuto a che fare almeno una volta con l’amore, potrà rivedersi in Diego o in Sara, o anche in uno degli altri personaggi.

Ogni romanzo ha una storia a sé, soprattutto se parliamo di autoconclusivi. In questo l’intenzione dell’autrice era farci sognare a passo di danza, farci scoprire che l’amore è bello proprio perché non è perfetto, darci anche la possibilità di conoscere un pochino la musica e lo spettacolo di un periodo storico così lontano dal nostro. Da sottolineare l’eleganza nell’utilizzare come titolo di ogni capitolo una canzone proprio di quel periodo.

Con Ci vediamo domani se non piove si sogna pagina dopo pagina.

In breve…

Ci vediamo domani se non piove è il secondo romanzo di Joanne Bonny edito da Newton Compton Editori. In questa pubblicazione ho avuto il piacere di riscoprire il romance puro, quello senza troppe svolte mirabolanti e che mette sopra ogni cosa la crescita dei protagonisti e la scoperta dei sentimenti. Sara e Diego si conoscono per una coincidenza, e a causa della profezia spuntata fuori da una sfera di cristallo, saranno costretti a partecipare insieme a una gara di ballo. L’odio può trasformarsi in complicità, la complicità in amicizia, e l’amicizia…? Potrebbe diventare amore se solo Sara non fosse convinta che l’uomo della sua vita apparirà “danzando sull’acqua la notte di San Lorenzo”. Un romanzo che mi ha fatto sognare, che ho letto tutto d’un fiato e che consiglio alle amanti del romance puro, quello che fa sospirare e sorridere.

Ringrazio Joanne Bonny per averci regalato la bellissima storia di Diego e Sara.

Francesca

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