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Recensione – Il filo rosso del destino – Elle Tokyo

Buongiorno fanciulli e benvenuti in questa recensione che tratta, in maniera originale, una delle leggende più antiche e affascinanti per il mio bagaglio zuccheroso e romantico.
La carissima Elle Tokyo ha deciso di interpretare in una trilogia la sua storia del Filo rosso del destino che, nel caso di assente conoscenza, illustrerò brevemente:

Secondo un’antica leggenda orientale, un invisibile filo rosso lega sin dalla nascita le persone che sono predestinate a stare insieme.

Prima di inoltrarci nella recensione, voglio elogiare a voi lettori, l’opera della copertina realizzata dal noto Sensei Sanjo, animatore e character designer conosciuto per la serie di Death Note e Naruto.

Scheda Tecnica

Trama

Secondo un’antica leggenda orientale, un invisibile filo rosso lega sin dalla nascita le persone che sono predestinate a stare insieme. Durante il suo soggiorno in Italia, Haruki incontra Asia sotto singolari circostanze. Nonostante inizialmente entrambi cercheranno di negare la forte attrazione tra di loro, finiranno irrimediabilmente con l’innamorarsi.La loro separazione è però purtroppo imminente poiché Haruki deve paradossalmente far ritorno in Europa, mentre Asia in Giappone. Per anni, entrambi si sposteranno per mezzo mondo pur di potere stare insieme anche solo una manciata di giorni. Ma il loro filo sarà così forte da resistere al tempo, alle incognite e alle distanze? “Il filo rosso del destino” è il primo capitolo di una trilogia dedicata alla storia d’amore tra Asia e Haruki.

Recensione

Devo ammettere che la leggenda del filo rosso del destino è un must have al quale non riesco mai a rinunciare e apprezzo le diverse interpretazioni derivate.

La dolce Elle Tokyo ha scelto di dedicare questa storia come omaggio al suo caro Giappone (luogo dove attualmente vive da anni) concentrando la sua attenzione alle leggende e “azioni” tipiche della cultura, offrendo curiosità per immedesimarsi del tutto nella narrazione.
Troverete molte “parole” oppure “azioni” tipiche giapponesi, tradotte e correlate in tempo reale da note a pie di pagina, limpide e chiare.
Una cura maniacale che dimostra l’orgoglio dell’autrice per questo paese.

I nostri protagonisti sono due giovani divisi da stereotipi “mentali” tipici della società.
Da una parte abbiamo Asia, una ragazza sveglia, perspicace e dalla voglia di conoscere e imparare. Riesce a parlare diverse lingue e sarà costantemente il “braccio destro” (ironicamente) del suo super papà, allenatore per le squadre di calcio, vivendo in costante viaggio per le diverse trasferte.
Asia sarà tema di discussione per le sue origini: figlia di due italiani a Tokyo, vivendo la costante sensazione di non essere accettata da nessuno e da tutti.

Durante uno dei ritiri del padre di Asia, conosciamo Haruki, portiere impeccabile e dedito allo sport e al gioco di squadra; capace di mettere il suo massimo per ogni singola partita, odiando perdutamente la concezione della sconfitta.
Insieme a questo personaggio, avremo modo di ascoltare il “dovere” inciso sulla pelle, per tutti gli sportivi a livello professionale e agonistico, portando alla negazione di una vita privata e al sacrificio di tutti gli “divertimenti” della giovinezza.

Parlando del primo volume di una trilogia, l’autrice attraverso “Il Filo Rosso del Destino”, necessitava tempo e spazio per narrare personaggi e luoghi diversi, portando la narrazione a due parti incisive.

Conosciamo tutta la vita e le “scelte” di ogni singolo personaggio primario e secondario, capiamo il perché di tantissimi atteggiamenti di una cultura diversa dalla nostra, ambientandoci in una mentalità più rigida e remissiva. Questo aspetto verrà evidenziato più volte nella storia, aspetto necessario (secondo il mio parere) per tarare la mente del lettore e immedesimarsi totalmente.

Dall’altra parte abbiamo la conoscenza dei due protagonisti, dove rose e fiori saranno percepiti con il cannocchiale ahahah nel vero senso della parola perché entrambi possiedono dei doveri e un’aspetto non trascuravile…la maledetta distanza.

Elle Tokyo ha scelto di trattare un tema molto scottante e controverso perché il sentimento dell’amore può sopravvivere nel tempo con enormi distanze? Ecco, una domanda molto difficile da esprimere a parole ma, i nostri protagonisti, avranno modo di farci riflettere su questo attraverso la sua storia fatta di risate, battibecchi, passione, rinunce e consapevolezze. L’amore è un viaggio che non conosce ne metà e ne destinazione, solo la consapevolezza di un legame profondo che lega sempre due persone, all’infinito.

Un libro adatto alle persone amanti delle storie piene di amore e dolcezza, dal tono frizzante, giovanile e ben scritto. Consapevole del successivo seguito, il finale sarà molto aperto perché lascerà una domanda e alcuni affari, in sospeso. Troverete alcuni momenti che (sembreranno) ripetuti, una tecnica stilistica per imprimere determinati messaggi (che non sto qui a elencare per ovvi motivi di spoileraggio ahahahah) nella mente del lettore e non percepite veri e propri “colpi di scena” perché, secondo il mio parere, avverranno nel secondo libro.

Di base troverete dei personaggio molto “anti-convenzionali”, aspetto apprezzato e amplificato dalle culture narrate dove la donna deve essere “sottomessa” e non forte delle sue capacità.

Consigliato ma con consapevolezza che tante domande dovranno avere risposte, per il resto, un buon libro per tutte le età e gusti.

Un bacio dalla vostra CAPPELLAIA MATTA.

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