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Recensione – Blu. Sporchi di cielo – Frenk B.

Scheda Tecnica

Trama

Un’isola semidisabitata, una roulotte di fronte al mare, 35 giorni di grandiosa solitudine.

Ecco come è nato, a sorpresa, questo libro.
Una raccolta improbabile di poesie, pensieri, racconti, lettere ad animali.
Un diario visionario che narra cosa succede quando la natura si riprende il suo posto dentro gli uomini o semplicemente si mostra, nuda e stupenda.

Il risultato finale? Non lo saprei definire neppure io.

Forse semplicemente un libro sullo stupore, la libertà, la scoperta di sé.
Forse molto di più.

Recensione

Blu. Sporchi di cielo è un libretto diaristico composto da poco più di 100 pagine. Non è un romanzo e neanche un testo poetico ma neanche un diario vero e proprio.
E allora cos’è? Semplice. Pura esperienza di vita, nulla di più e nulla di meno.
Il protagonista è lo stesso autore, Frenk B. Eppure, paradossalmente, i protagonisti sono altri: la rinascita, la riscoperta di se stessi, la voglia di conoscenza e di mettersi alla prova, la natura, in ogni forma e sostanza.

Avvenimenti

Il primo dato fondamentale sono le intenzioni di Frenk: in principio avevo quasi la sensazione che questo racconto volesse presentarsi come una sorta di ammonimento anti consumistico, un rimprovero alla nostra società regolata da dogmi diretti solo a renderci inermi di fronte ai grandi mercati.

In realtà non è così. Non è questa l’intenzione di Frenk. Potrà perdonarmi, ma quando si sente di un ragazzo che prende e se ne va a vivere per 35 giorni su un’isola della Grecia, in un caravan senza elettricità, acqua corrente e Wifi, il primo pensiero è che la sua sia una specie di denuncia contro la società. Invece il suo è un semplice viaggio alla riscoperta (o alla scoperta, perché forse il nostro Frenk ancora non si conosceva del tutto) di se stesso e della natura che troppo spesso diamo per scontata, quasi noiosa rispetto alle serie TV che danno su Netflix.

Comunque… Nel prologo e nel capitolo Giorno 0, Frenk ci mette subito a parte delle sue intenzioni.

A Londra, durante un evento di formazione, Frenk incontra un uomo d’affari che cerca di spiegargli come sia semplice reperire miliardi per i propri investimenti e di come i sistemi governativi manipolino le masse a loro favore. Già sentito, direte voi. L’uomo d’affari brutto e cattivo incontra l’ingenuo ragazzo che non sa come funziona il mondo.
E invece no! Questo uomo d’affari ha una visione più ampia della questione e Frenk lo ascolta e ci discute con grande piacere per ore. A un certo punto ecco la rivelazione:

“E il suo messaggio più importante era che io, come tutti, dovevo trovare realmente me stesso; solo così avrei potuto capire qual era il mio grande sogno. E che 28 anni è un’età fantastica per farlo. Il corpo, infatti, si rigenera completamente ogni 7 anni e a 28 si è in uno di quei momenti in cui il ciclo si completa, risultando quindi perfetto per un nuovo inizio.”

Questa chiacchierata ha convinto Frenk a partire, a sperimentare qualcosa di ignoto e magnifico, qualcosa che gli facesse davvero capire che persona era.

“In quel momento decisi che, in un modo o nell’altro, avrei fatto dei miei 28 anni appena compiuti qualcosa di straordinario.”

Così Frenk mette l’essenziale in uno zaino, soprattutto due quadernini blu da 70 centesimi, e parte alla volta dell’isola di Itaca. Decide di vivere in un caravan in mezzo al bosco che presto diventerà quasi un amico e prenderà il nome di Rallye, conosce le persone del luogo ma impara anche a restare da solo per giorni con l’unica compagnia della pioggia incessante che batte sul tetto. Smette di preoccuparsi di ciò che pensa la gente, fa il bagno nudo in una piccola spiaggia, si occupa del giardino creato vicino a Rallye e scrive… Scrive qualcosa ogni giorno. Che siano riflessioni personali sulla natura o una poesia o una semplice pagina di diario, poco importa. Lui scrive.

Blu. Sporchi di cielo è proprio questo. Ciò che Frenk aveva voglia di scrivere in ogni singolo giorno di questo grande e piccolo viaggio alla scoperta di se stesso. Non credo ci fosse l’intenzione di farne un libro e pubblicarlo, penso più che Frenk stesse mettendo per iscritto le sue sensazioni per imparare qualcosa, per comprendere meglio il viaggio intrapreso.

A un certo punto scrive anche delle lettere agli animali. A un gatto che gironzola per il paesino a pochi chilometri dal caravan, a una capra che non si fa avvicinare… La sua intera esperienza è concentrata in piccole composizione. Alla fine direi che tutto si può riassumere in una citazione presa dal capitolo Giorno 17 Musica e Silenzio:

“Probabilmente la migliore definizione di silenzio è infine semplicemente ascoltare, e il suo significato più profondo è forse quindi imparare. Prima di tutto da te stesso, dall’unica verità del tuo cuore e dei tuoi sogni segreti, e poi da tutti gli altri uomini e dagli elementi della natura.”

Frenk ha ascoltato, sempre. Fin dal principio ha aperto la mente e il corpo ad un’esperienza sconosciuta e ha assorbito incessantemente quello che gli mancava per sentirsi in pace con se stesso e lasciare che la felicità entrasse in lui. Niente di più semplice ma, allo stesso tempo, più complicato da spiegare.

In questo breve racconto, o diario, l’autore descrive benissimo tutte le sensazioni e i pensieri, si immedesima negli elementi che lo circondano, apprende e poi torna in se stesso. Come con gli ulivi… Ma questa è un’altra storia, dovrete leggere la sua opera per saperlo.

Stile e struttura

In realtà non mi sento di descrivere lo stile come faccio di solito. Non ne vedo il bisogno: Frenk sa scrivere e probabilmente ne è già a conoscenza, non serve che glielo dica io. Non ci sono errori, alterna i propri pensieri a descrizioni e poesie. Un libro che si legge in un’ora, e io l’ho fatto.

Per quanto riguarda la struttura troviamo un prologo, un capitolo Giorno 0 che è quello del viaggio per arrivare a Itaca (Ulisse ne sa qualcosa), 35 capitoli brevi ognuno con un’impronta diversa in base all’umore di Frenk in quel determinato giorno, e una parte finale con le foto. Semplici ma bellissime foto con uno scatto per ogni giorno trascorso sull’isola. Da Rallye, agli ulivi. Dal mare, alla vista dall’alto dell’isola. Da un falò sulla spiaggia, all’ultimo scatto prima di tornare a casa.
Direi che questo libro racchiude semplicemente Frenk e la sua esperienza, così semplicemente che ognuno di noi può percepirne i pensieri e lo stato d’animo.
Questa lettura ve la consiglio sul serio e non per passare il tempo ma forse per imparare ad ascoltare, ad osservare, a comprendere qualcosa su ciò che ci circonda ma anche su noi stessi.

In breve

Blu. Sporchi di cielo è un libretto diaristico scritto e “interpretato” da Frenk B., lo stesso autore. È un’esperienza di vita vissuta che ci viene regalata dal nostro protagonista. Spinto da un particolare incontro, Frenk decide di recarsi in una piccola isola della Grecia, la splendida Itaca, per passare 35 giorni a contatto con la natura e isolato dal mondo. Con lo zaino in spalla, due quadernini blu da 70 centesimi e tanta voglia di novità, raggiungere quella che sarà la sua casa per il mese successivo: un caravan in mezzo al bosco, senza elettricità, acqua corrente e Wifi. Così inizia l’avventura di Frenk: la scoperta di se stesso e della natura che lo circonda, ma soprattutto inizia la scrittura delle sue emozioni e sensazioni. Questo libro non è nato come un libro, non credo che Frenk sia partito con l’intenzione di pubblicarlo. Il suo scopo sembra più quello di imparare dall’ignoto, di ascoltare gli insegnamenti del mondo per poi riportare le sue impressioni sui quadernini blu. Per questo, a mio modesto parere, è una grande opera: è vera. Non ha struttura, non ha intenzioni ma solo puro e semplice senso di scoperta di noi stessi e del mondo.

Ringrazio di cuore Frenk per avermi convinto a leggere questa piccola perla. Sì, ha dovuto convincermi perché all’inizio credevo fosse una raccolta di testi poetici, e io non mi sento in grado di recensire poesie. Poi, dopo averlo letto, mi sono resa conto che scoprire il viaggio di Frenk mi ha fatto bene: ascoltare i rumori della natura insieme a lui mi ha rilassato, parlare con gatti e capre mi ha divertito, ascoltare le esperienze degli abitanti del luogo mi ha arricchito e vivere di sola carta e penna… Be’. Mi sono ricordata che non è poi così male.

Grazie, Frenk.
Francesca V. Capone

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