Amministratrice @unteconlapalma · Narrativa · Recensione

Recensione – La ragazza con l’orecchino di perla – Tracy Chevalier

Buongiorno fanciulli e benvenuti in questa nuova recensione che conclude il ciclo del #gdl (gruppo di lettura) svolto con @la_libraia_pazza che ringrazio per l’organizzazione e partecipazione attiva.

Sono felice di questa lettura perché ho scoperto la storia nascosta dietro al quadro al quadro in questione.
P.s. se siete amanti dei film, vi segnalo la trasposizione cinematografica dell’omonima storia.

Scheda Tecnica

  • Titolo: La ragazza con l’orecchino di perla
  • Autore: Tracy Chevalier
  • Genere: Narrativa Contemporanea, Narrativa Letteraria
  • Copertina rigida: 237 pagine
  • Editore: BEAT
  • Collana: BEAT. Bestseller
  • Data pubblicazione: 29 novembre 2018
  • Cartaceo: 9,90 euro
  • Ebook: 7,99 euro

Trama

Delft, XVII secolo, una casa nella zona protestante della città… Griet, la giovane figlia di uno dei decoratori di piastrelle più rinomati di Delft, è in cucina, intenta a sistemare, com’è solita fare, le verdure tritate, quando ode voci decisamente insolite nella casa di un modesto decoratore… voci che suggeriscono “immagini di tappeti preziosi, libri, perle e pellicce”. Sull’uscio, compaiono improvvisamente due figure: un uomo dagli occhi grigi come il mare e un’espressione ferma sul volto lungo e spigoloso, e una donna – piccoli ricci biondi, sguardo che guizza qua e là nervosamente – che sembra portata dal vento, benché la giornata sia calma. Sono Johannes Vermeer, il celebre pittore, e sua moglie Katharina, gente ricca e influente, proveniente da vicino, dal Quartiere dei Papisti, eppure lontanissima da Griet e dal suo mondo. Griet ha sedici anni e quel giorno apprende dalla voce della madre il suo destino: andrà a servizio dei Vermeer per otto stuiver al giorno, dovrà fare le pulizie nell’atelier del pittore, e dovrà agire delicatamente senza spostare né urtare nulla. Nella casa dei Vermeer, tra l’artista e la serva, l’uomo potente e la giovane donna che non possiede altro che il suo incanto e la sua innocenza, si stabilisce un’intensa relazione fatta di sguardi, sospiri, frasi dette e non dette. Invisa a Katharina, gelosa della sua intima relazione col marito, costretta a subire i rimproveri di Maria Thins, la suocera del pittore, Griet non cessa per un solo istante di ubbidire all’amore per l’arte e alla passione che la muove. Gesto inaudito per la morale del tempo, poserà con le labbra sensualmente dischiuse per quel ritratto di Vermeer (La ragazza col turbante) che è giunto fino a noi, e non cessa di stupirci per l’enigmaticità dello sguardo che vi è dipinto. Romanzo che ci conduce con straordinaria precisione là dove l’arte è divisa dai fantasmi della passione soltanto da una linea sottile, “La ragazza con l’orecchino di perla” ci offre anche alcune delle pagine più felici, nella narrativa contemporanea, sulla dedizione e sul coraggio femminile.

Recensione

La gente mi faceva cenni di saluto con la testa e, mentre passavo, mi guardava con curiosità. Nessuno mi chiese dove stessi andando, nessuno mi rivolse qualche parola gentile. Non era il caso: tutti sapevano che cosa succedeva in una famiglia quando l’uomo perdeva il lavoro. Ne avrebbero discusso dopo: la piccola Griet è andata a servizio, la famiglia se la passa male con quella disgrazia che è capitata al padre. Ma non ne avrebbero esultato. Poteva capitare a chiunque di loro.

La nostra protagonista, nonché voce narrante, è Griet umile donzella che per contribuire al sostentamento della sua famiglia, prenderà servizio come domestica/tuttofare/serva presso una famiglia “pseudo” ricca dei Vermeer dove il capo famiglia copre il ruolo di artista conosciuto per il suo estro, un talento per tutta Delft (ambientazione della storia).

Come tutti gli altri, pensava che le servette hanno il vizio di stare a origliare dietro le porte. La gente aveva molti pregiudizi sulle domestiche e io venivo messa nel mazzo.

I componenti della famiglia Vermeer contano di numero e personalità da squadra di calcio mal assortita perché offriranno mansioni, capricci e dispetti di ogni tipo alla nostra protagonista, al quale Griet risponderà con ferreo silenzio e stoccate pungenti solo quando necessario.

Rallentai il passo. Anni a tirar su acqua dal pozzo, a torcere biancheria carica d’acqua, a raschiare pavimenti, a svuotare vasi da notte, senza uno spiraglio di bellezza o colore o luce nella mia vita mi si prospettarono davanti agli occhi come un paesaggio piatto dove, in lontananza, si vedeva quel mare che non avrei mai raggiunto. Se non potevo lavorare con i colori, se non potevo stare vicino a lui, non sapevo come avrei potuto continuare a sgobbare in quella casa.

In maniera concreta e tangibile, l’autrice racconta quanto la differenza sociale possa inficiare sulla propria vita (nel 1664): sia se parliamo del cibo (qualità e quantità), mansioni e soprattutto uso e consumo del proprio intelletto. È semplicissimo comprendere il ponte di pensiero tra le parti amplificato dalle gravi difficoltà della famiglia di Griet.

Questo passaggio è fondamentale per immedesimarsi al 100% nella vita di una serva, nata per lavorare e addestrata al dovere, aggiungendo la sua sessualità che porta ad un femminismo riecheggiato in ogni singola pagina o passo.

Lui mi guardava come se non vedesse me, ma qualcun altro, o qualche altra cosa, come se stesse guardando un quadro.
Sta guardando la luce che batte sul mio viso, pensai, non il mio viso. Questa è la differenza.

In merito alla narrazione posso anticipare una struttura lunga, veri e propri “tagli” sono utilizzati nel caso di salti temporali. Questa tipologia di lettura è utilizzata nel “mood” antico, sottolineato da una prosa molto dettagliata, puntigliosa e riflessiva.

Raccontare la storia dietro un quadro, ha portato un forte lavoro da parte dell’autrice perché trasmettere le vibrazioni o emozioni dovute dal semplice gesto del dipingere è indescrivibile. Riuscire a percepire sotto le dita lospessore dei colori e la loro “pericolosità” porta il lettore alla vera concezione dell’arte.

Sono rimasta molto colpita da questo aspetto estremamente peculiare. Elogiare questa tipologia di arte e differenziarla per l’autrice non risulta mai semplice.

Ma….sì ragazzi troviamo un ma…gli eventi che compongono la seconda parte del libro risulteranno una corsa contro il tempo che lascia l’amaro in bocca, compreso il finale che (da donna del 2020) non riesce a concepire e smontare così tutto quello precedentemente detto e fatto da parte della protagonista.

Diciamo che nel complesso è una bella storia , intensa e con una concezione diversa dell’amore (non amore) per l’arte, può complire nel segno. Alcuni dettagli vanno sistemati.

Un bacio dalla vostra CAPPELLAIA MATTA.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...