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Recensione – Sirene – Dario Ronzani

Scheda Tecnica

Trama

Dodici donne raccontate dall’uomo che le ha amate, a volte anche per poco. Una storia attraverso le città e i corpi, in un viaggio parallelo all’esterno e all’interno delle emozioni; dell’amore con la sua geografia da disegnare; del tempo che invecchia alcune cose, altre, invece, le mantiene intatte per molti anni. Incontriamo Sherazade che ricorda gli insegnamenti di suo padre nonostante fatichi a indossare il velo; Amelia che traduce in russo il canto antico delle balene in Messico. O Simona nuda sul letto di una Lisbona in crisi, invecchiata quanto lei; Giorgia, orafa di Lecce espatriata in Canada, che sogna di poter ritornare nonostante tutto; Ariel sulla bicicletta a Parigi, finalmente libera da un amore divenuto possessione e violenza; Penelope, economista emigrata a Lipsia, che legge l’ultimo telegramma del padre divenuto un guru in India. E ancora Greta, Teresa, Francesca, Valeriana, Paula e Diana. Dodici donne indipendenti e forti che riflettono come uno specchio rotto la femminilità di un secolo nuovo e incerto. Una storia divisa in respiri e gemiti, raccontata da un uomo che osserva se stesso e il Mondo attraverso gli occhi delle donne conosciute, amate e perdute.

Recensione

Quante volte noi donne veniamo paragonate o associate a figure mitologiche come le sirene, esseri di una bellezza eterea e dannata.
Dario ha cercato di narrare attraverso dei racconti, la storia di dodici donne, così diverse tra loro ma unite da un unico filo: la maledizione dell’amore.
Sentimento inteso nella sua totalità: l’amore per un uomo, per la vita, per la propria figura femminile, fragilità di un esistenza senza regole.

«L’oceano è un conquistatore gentile. Non sopprime, sommerge. Non eliminare, include».

Notate subito l’elogio alla categoria femminile da parte dell’autore, descrivendo le donne come figure speciali nella loro diversità. Storie di ordinaria fattura, in posti diversi, elogiando le nostre sfaccettature e peculiarità.
Donne comuni,vite instabili e compromessi senza limiti, attraverso un linguaggio vero, pungente e coinvolgente.

«Le costole sono ventiquattro come le ore e i miei anni, ma sono le sole cose al mondo che una volta rotte si ricompongono».

Vite descritte per lasciare messaggi da assimilare in base alla propria linea mentale e bagaglio passato, mutando ogni volta che posi lo sguardo tra le pagine, più riceviamo consapevolezza, più abbiamo luce alle nostre domande.

«Noi non funzioniamo. Sembra ingenuo ma noi semplicemente non funzioniamo».

Tra le parti non ci sono collegamenti apparentemente concreti ma il timbro di scrittura è analogo: Dario riesce a creare nel nostro immaginario location e personalità con pochissime parole, informazioni e nellos tesso tempo, lasciare il segno condiviso in un racconto breve/brevissimo.

«A volte guardo il velo di mia madre… è bellissimo. Ma non riesco a indossarlo».

L’autore ha cercato di raccontare la nostra complessità con l’occhio dell’uomo lontano dalla nostra dimensione e, grazie alla sua dote pragmatica, raggiunge il suo scopo: smuovere il pensiero.

Consigliato a chi desidera ragionare insieme ad un libro e, ovviamente, apprezza i racconti brevi.

Ho adorato la struttura scelta dall’autore e la sua scrittura ritmata. Sarà una lettura che verrà intrapresa nel tempo.

Ringrazio l’autore per la copia omaggio della sua opera cartacea.

Alla prossima dalla vostra CAPPELLAIA MATTA.

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