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Recensione – Gli scomparsi di Chiardiluna. L’Attraversaspecchi: 2 _ Christelle Dabos

Hello drunk o, siccome parliamo di Christelle Dabos, dovrei dire Salut ivrognes! Prima di addentrarci nei misteri di Chiardiluna, un avvertimento: non leggete la trama del libro! È questo il primo (e unico) difetto del secondo volume de “L’attraversaspecchi”: la sinossi sulla parte posteriore della copertina è strapiena di spoiler! Io sono stata avvisata in tempo e l’ho letta, per curiosità, solo a libro concluso.

Recensione – Fidanzati dell’inverno – Christelle Dabos

Scheda Tecnica

  • Titolo: Gli scomparsi di Chiardiluna
  • Autore: Christelle Dabos
  • Serie: L’Attraversaspecchi 2
  • Editore: Edizioni e/o
  • Data pubblicazione: 9 gennaio 2019
  • Genere: Fantasy/distopico
  • Cartaceo: 15,20 euro
  • Ebook: 11,99 euro

Trama

Secondo volume della saga dell’Attraversaspecchi (dopo il primo, Fidanzati dell’inverno), Gli scomparsi di Chiardiluna trascina il lettore in una girandola di emozioni lasciandolo, alla fine, con una voglia matta di leggere il terzo volume.

Sulla gelida arca del Polo, dove Ofelia è stata sbattuta dalle Decane perché sposi suo malgrado il nobile Thorn, il caldo è soffocante. Ma è soltanto una delle illusioni provocate dalla casta dominante dell’arca, i Miraggi, in grado di produrre giungle sospese in aria, mari sconfinati all’interno di palazzi e vestiti di farfalle svolazzanti. A Città-cielo, capitale del Polo, Ofelia viene presentata al sire Faruk, il gigantesco spirito di famiglia bianco come la neve e completamente privo di memoria, che spera nelle doti di lettrice di Ofelia per svelare i misteri contenuti nel Libro, un documento enigmatico che nei secoli ha causato la pazzia o la morte degli incauti che si sono cimentati a decifrarlo. Per Ofelia è l’inizio di una serie di avventure e disavventure in cui, con il solo aiuto di una guardia del corpo invisibile, dovrà difendersi dagli attacchi a tradimento dei decaduti e dalle trappole mortali dei Miraggi. È la prima a stupirsi quando si rende conto che sta rischiando la pelle e investendo tutte le sue energie nell’indagine solo per amore di Thorn, l’uomo che credeva di odiare più di chiunque al mondo. Sennonché Thorn è scomparso…

Una saga per chi ha amato…

Philip Pullman, la sua fantasia e le sue atmosfere. Twilight per la storia d’amore tra un uomo misterioso e tormentato, ma capace di profonde passioni, e una ragazza apparentemente impacciata, ma piena di risorse. Hunger Games per le incredibili avventure e per l’azione politica dei protagonisti che vogliono rovesciare un sistema di potere. Harry Potter per la ricchezza e l’articolazione del suo magico mondo.

Recensione

Detto questo… ora seguitemi dietro la superficie splendente del vostro display. Avete presente le piccole sbavature presenti in “Fidanzati dell’inverno”? Totalmente assenti! Per quanto io mi sia impegnata più di Thorn in una stanza in disordine, non ho trovato un solo, piccolo, microscopico errore. Dannazione, questo libro sfiora la perfezione! Avrei voluto scriverlo io, anzi no! Se l’avessi scritto io mi sarei persa la parte più bella: leggerlo! Come avevo pronosticato, il primo aveva una leggera lentezza necessaria, legata alle novità, alle stranezze, ai personaggi pittoreschi con i quali dovevamo prendere dimestichezza. Il secondo, invece, ha tutto un altro ritmo, corre, esalta, ci tiene sul filo del rasoio quasi tutto il tempo, dalla prima all’ultima pagina (e sono ben 563). Bisogna sempre essere vigili, è un libro che non concede riposini pomeridiani, mi ha tenuta sveglia fino alle 3 di notte e credetemi quando vi dico che pochi autori ne sono stati capaci. Ho avuto modo di analizzare meglio i personaggi e ho notato una certa somiglianza con “Alice nel Paese delle Meraviglie”, Archibald è senz’altro il cappellaio, ma poi c’è anche lo stregatto e la regina rossa… 
“Unire le forze, colombella. Non c’è motivo di essere rivali per ridicole questioni di clan. Siamo prima di tutto donne. E donne intraprendenti”. 
Per non parlare del titolo, “l’attraversaspecchi” – “Alice attraverso lo specchio” che, appunto, torna nel Paese delle Meraviglie attraversando una superficie riflettente…come ho fatto a non pensarci prima? Non lo so 🤷‍♀️. I protagonisti, invece, mi ricordano tantissimo La Bella e La Bestia, dal carattere personale fino alla struttura del loro unico, particolare rapporto. 
Tuttavia (alla Piton) non si tratta di una copia, bensì a me ha dato l’idea di un omaggio, magari era il suo libro, e la sua fiaba, preferito da bambina o il primo che ha letto… In generale c’è molta più azione anzi, è davvero ricco di azione, tocca le vette del thriller in certi punti, senza mai perdere la sua natura fantasy e distopica. I personaggi sono davvero ben caratterizzati, tanto che riusciamo a scorgerne la loro vera natura, opposta alla maschera indossata e non parlo solo dei secondari ma soprattutto dei protagonisti: Thorn e Ofelia. Mi sono innamorata di Thorn che mi ricorda tanto Neo di Matrix (che guarda caso anche lui segue un “coniglio bianco”). Adoro tutto di questo oscuro principe, ogni sfumatura della sua personalità! Si era già scavato un posticino nel mio cuore con “Fidanzati dell’inverno”, ho iniziato a volergli bene mentre tutti lo odiavano (del resto avevo capito l’accordo di Piton con Silente mentre tutti gli davano addosso, ho una predisposizione naturale verso i falsi cattivi) ma nel secondo finalmente si è sbottonato un po’ di più, lasciando emergere addirittura un non sospetto lato ironico! 

“- Se la signora Ildegarda è implicata in un modo o nell’altro nella scomparsa di Archibald […] le farò personalmente recapitare un mazzo di fiori in prigione – / – ehi, voi, cercate di non farvi venire un accidente! […] È un’ordinanza di detenzione provvisoria, non una condanna […]-“. 

Insomma, ditemi dove se ne trova uno così! A differenza del primo, qui il tempo vola, interi mesi sono narrati in poche righe, per non cadere nell’impasse del primo. In una sola giornata ho letto 300 pagine, lo stile è molto scorrevole, la suspense è davvero ben giocata, spinge il lettore ad avere sempre sete non solo della storia, ma dei luoghi che sentiamo anche nostri, dei personaggi ai quali ci siamo affezionati come se fossero di carne e ossa e non solo di carta e inchiostro. 
“Non sempre il passato era bello da guardare, ma gli errori delle persone che l’avevano preceduta sulla terra erano diventati anche i suoi. Se c’era una cosa che aveva capito nella vita, era che gli errori sono indispensabili per costruirsi”. 
Fra un’incidente mortale e l’altro non mancano pillole di saggezza e descrizioni magiche “il legno del parquet, lucido come un violino, risuonò musicalmente sotto i passi di Ofelia e del Guardasigilli mentre precedevano insieme nell’anticamera. I lampadari di cristallo facevano scintillare le dorature di librerie, quadri, orologi, poltrone e finestre; era come attraversare un mondo d’oro massiccio. Eppure nessuna superficie era più brillante della porta verso la quale il Guardasigilli stava conducendo Ofelia”.
 Vi sentite lì? Io si. È un libro che fa sognare, sia per lo stile che per il racconto narrato. È ricco di passaggi straordinari che lo rendono almeno dieci volte più bello del primo, una frase che mi ha colpito molto è 
“Perché tutti si blindavano nei propri segreti? Non sarebbe stato più semplice fidarsi gli uni degli altri?” 
O, ancora 
Il pericolo fa parte della nostra vita […] Mi batto per un futuro diverso e credo che anche voi lo facciate, con i vostri tempi e i vostri modi. […] Dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre scelte fino in fondo”. 
È pura suspense, rapisce il lettore, è una clessidra blu (io e la Debos abbiamo una passione in comune, dovrò regalarle una copia de “La tavola degli otto”). Concludo con la frase che, secondo me, non solo riassume l’anima dell’Attraversaspecchi, ma anche dei suoi personaggi, la frase che mi ha fatto innamorare un po’ di più:
“Ogni uomo dovrebbe avere il diritto di giocarsi la vita a dadi”.
Al prossimo boccale di lettere! La vostra Arte_alla_spina Cheers 🥂

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