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Recensione – Fidanzati dell’inverno – Christelle Dabos

Scheda Tecnica

  • Titolo: Fidanzati dell’inverno
  • Autore: Christelle Dabos
  • Serie: L’Attraversaspecchi 1
  • Pagine: 382 
  • Editore: Edizioni e/o
  • Anno: 2018 (ita), 2013 (fr)
  • Genere: Fantasy
  • Cartaceo: 15,20 euro
  • Ebook: 11,99 euro

Trama

L’Attraversaspecchi è una saga letteraria in tre volumi che mescola Fantasy, Steampunk e Belle Époque, paragonata dalla stampa francese alle saghe di J.K. Rowling e Philip Pullman. Fa da sfondo un universo composto da 21 arche, tante quanti sono i pianeti che orbitano intorno a quella che fu la Terra. La protagonista, Ofelia, è originaria dell’arca “Anima”; una ragazza timida, goffa e un po’ miope ma con due doni particolari: può attraversare gli specchi e leggere il passato degli oggetti. Lavora come curatrice di un museo finché le Decane della città decidono di darla in sposa al nobile Thorn, della potente famiglia dei Draghi. Questo significa trasferirsi su un’altra arca, “Polo”, molto più fredda e inospitale di Anima, abitata da bestie giganti e famiglie sempre in lotta tra di loro. Ma per quale scopo è stata scelta proprio lei? Tra oggetti capricciosi, illusioni ottiche, mondi galleggianti e lotte di potere, Ofelia scoprirà di essere la chiave fondamentale di un enigma da cui potrebbe dipendere il destino del suo mondo. Fidanzati dell’inverno è il primo capitolo di una saga ricca e appassionante che sta conquistando migliaia di lettori giovani e adulti.

Recensione

Hello drunk! Oggi vi parlo di una saga (si un’altra, che volete da me! Ultimamente sono stata rapita da genere) che sta ammaliando tutti gli amanti del fantasy e non solo: si tratta di “Fidanzati dell’inverno”, primo volume de “L’attraversaspecchi” scritto da Christelle Dabos. Vi racconto in breve la mia avventura: entro in libreria e noto questa copertina fantastica! Un grosso tomo, stile Narnia o Il Signore degli anelli, di un celeste cielo invitante, ottima qualità della carta al tatto, copertina flessibile e dunque maneggevole nonostante la mole, più imponente degli altri ma, allo stesso tempo comodo perché compatto e privo di quarte… subito dopo noto il titolo…devo dire, non è stato tanto “fidanzati dell’inverno” a conquistarmi ma quell’ “attraversaspecchi” che fa viaggiare la fantasia. La trama era decisamente accattivante e nemmeno il prezzo, visto lo spessore, era alto ma…mi fermo. Mi fermo perché quando sento “saga” ci devo sempre riflettere bene. Inizio così a spulciare qui e là pareri di varie amiche e colleghe e tutte, ma davvero tutte, mi dicono “devi leggerlo” …il resto della storia è facilmente intuibile. Questa recensione, ora, si divide in due parti: cosa non mi è piaciuto e perché dovete leggerlo assolutamente!

Ho iniziato il libro piena di tante aspettative, avevo sentito solo meraviglie, molti lo avevano paragonato ad Harry Potter (mia saga preferita IN ASSOLUTO) quindi potete ben immaginare con quale febbrile speranza mi sono messa a sfogliarlo…sbattendo contro un muro. In primis non so chi lo abbia paragonato ad Harry Potter ma io non vi noto nessuna somiglianza anzi, il bello di questo libro è che non somiglia a nulla di ciò che ho letto, al massimo intravedo qualcosa in comune con le atmosfere di Philip Pullman, ancor più folle è chi ha visto delle similitudini con Twilight: state sereni, con quest’ultimo ha meno cose in comune che con Harry Potter.

Il libro si apre con delle magiche descrizioni, molto poetiche:”Attraverso un corridoio di nuvole inporporate dal crepuscolo la luna si stagliava già come un piatto di porcellana sulla tela color malva del cielo”. Una lirica.  È ricco di frasi profonde e armoniche: “Aveva fatto i suoi addii al passato nelle dovute forme. Largo al futuro, adesso”, io un cosa del genere me la tatuerei! Per non parlare di certe trovate e paragoni decisamente strambi e originali usati per descrivere un sentimento o uno stato d’animo”Ofelia aveva melma dentro la testa, marmellata al posto della pancia e il cuore in gola”. Chapeau.

La Dabos non scrive, realizza quadri con le lettere. Nonostante ciò il mondo da lei creato è così complesso che il lettore fa fatica a immaginarlo. Alcune descrizioni, per quanto affascinanti, risultano poco chiare, come se l’autrice si fosse concentrata più sulla bellezza del suono che sull’efficacia della parola. Non è una lettura leggera, scordatevi di portarlo sotto l’ombrellone, è più impegnativo di quel che appare, bisogna essere sempre vigili, cogliere ogni sfumatura per cercare di carpire non solo le contorte situazioni, ma anche il carattere e le intenzioni di tutti i personaggi (che non sono pochi). In questo ricorda i fantasy di un certo spessore, quelli che non si trovavano più in giro da un bel po’ (Il signore degli anelli, Narnia, Il Ciclo di Shannara etc.), riempie il cuore e la mente di soddisfazioni, cosa che non mi capitava da circa quindici anni. Il libro è ricco di suspense ma si sa, essa è un’arma a doppio taglio: dosarla non è facile, mettine troppa e otterrai l’effetto contrario, annoiando a morte il lettore. Per la prima metà del volume mi sono chiesta, di tanto in tanto, “avrò fatto bene a comprarlo?” Non sapendo cosa rispondermi, andavo avanti, complici lo stile molto scorrevole e la scrittura impeccabile che mi hanno spinta a superare l’impasse e, col senno del poi, posso dire “menomale!”. Durante le prime duecento pagine però, a parte un evento importante, l’Evento senza il quale il libro non esisterebbe, non accade quasi nulla. Per niente avvincente, la curiositá del lettore non viene quasi mai soddisfatta, riusciamo ad avere piccoli spiragli, piccoli sorsi d’acqua nel deserto ma… si tratta di una strategia, è tutto studiato a tavolino per tenerci sul filo del rasoio! Siccome si tratta del primo volume della saga è ovvio che l’azione viene sacrificata in nome della descrizione, ci troviamo di fronte a un mondo totalmente nuovo, molto distante dal nostro e, insieme ad Ofelia, dobbiamo prendere dimestichezza con tutto ciò e del resto, senza leggere la trama avrei comunque trovato difficoltà a comprendere la geografia di questo universo (e non sono mica certa di averla capita).

Poi… ad un certo punto il libro prende velocità, inizialmente la differenza è impalpabile, ci sembra solo di essere passati da un tableau ad un altro ma, poco alla volta, la Dabos accelera. L’autrice non si limita ad inventare un nuovo cosmo, gioca bene le sue carte sfruttando un fantasy per discutere di attualità. Degnamente rappresentando una categoria di personaggi da lei inventati, nasconde fra le righe tematiche importanti, le maschera, le edulcora ma, per chi sa guardare, sono lì, specchio della nostra società.”Più frequentava la società del Polo e più le aspettative di Ofelia andavano deluse. Era arrivata lì sperando di trovare gente degna di fiducia, invece vedeva intorno a sé solo capricciosi bambini cresciuti…a cominciare dal padrone di casa”. I piccoli difetti notati fino ad ora (se di difetti possiamo parlare) non vogliono sminuire l’alto valore dell’opera anzi, è solo il punto di vista di una “perfezionista” che non riesce ad ignorare nessun punto e nessuna virgola (sono un po’ Thorn anch’io, quando lo leggerete capirete di cosa sto parlando) ma posso affermare, senza ombra di dubbio, che “L’attraversaspecchi” (almeno nel suo primo volume) è una delle saghe fantasy di più alto valore sulle quali io abbia mai posato gli occhi, non mi capitava una lettura così bella, coinvolgente, ben strutturata, dai miei tempi ad Hogwarts o nella Terra di mezzo. I personaggi sono raccontati così bene che sembra quasi di conoscerli, chiudendo il libro se ne avverte la mancanza. I capitoli finali riscattano la “lentezza” iniziale, preso il ritmo giusto la Dabos ci lascia senza fiato e, se proprio devo trovare una similitudine con Harry Potter, posso dire che questo romanzo è stato capace di farmi sognare ad occhi aperti, sperare, immedesimare come mi capitava solo con la  zia Jo (Rowling n.d.a.). Quindi si, forse in fondo in fondo, qualcosa col maghetto occhialuto ce l’ha in comune… ed è riassunto in questa frase, i potterhead come me coglieranno la similitudine: “Finchè avesse avuto scrupoli, finchè avesse agito d’accordo con la propria coscienza, finchè fosse stata capace di guardarsi allo specchio ogni mattina, Ofelia non sarebbe appartenuta ad altri che a se stessa”. Leggetelo, mi ringrazierete! 
Al prossimo boccale di lettere! 
La vostra Arte_alla_spina

2 pensieri riguardo “Recensione – Fidanzati dell’inverno – Christelle Dabos

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