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Recensione – Il vestito di lino bianco – Francesca Recchini Cena

Ti consiglio di leggere questo romanzo ascoltando le musiche che troverai citate tra le pagine e che ti accompagneranno lungo tutto il viaggio. Puoi ascoltare la raccolta dei brani sul blog personale dell’autrice.

Scheda Tecnica

Trama

Durante una cena in riva al mare con il marito e altre coppie, Paola, che soffre di una grave patologia rara, si trova ad affrontare qualcosa di inaspettato: lei e il suo amico Andrew vengono sequestrati e portati lontano dall’Italia, caricati su un barcone di trafficanti d’armi in rotta per l’Oriente.
Dopo alcuni giorni di viaggio per mare, in cui il vestito di lino bianco che Paola indossava si è del tutto rovinato, approdano in Uzbekistan, dove incontrano Amal, la bellissima e colta donna dal volto coperto e dagli occhi meravigliosi che farà di tutto per aiutarli, chiedendo in cambio qualcosa di molto importante.
Un viaggio attraverso la Via della seta, con i suoi affascinanti colori, e attraverso la musica, che accompagna le pagine di questa storia come una colonna sonora. Alla scoperta di quelle donne “della porta accanto” instancabili e coraggiose, capaci nel loro piccolo di fare grandi cose.

Biografia

Francesca Recchini Cena classe 1974, dopo aver girovagato un po’ per l’Italia, vive a Roma dal 1998. Lavora in ambito sanitario da molti anni e da sempre ha una passione per la scrittura, ha collaborato con alcuni quotidiani e riviste settimanali e scritto alcune favole per bambini. Il vestito di lino bianco è il suo romanzo d’esordio.

Recensione

Inizio subito affermando il mio grande stupore in merito alla trama grande stupore in merito alla trama di questo libro perché palesava una grande sensazione di importanza…Diciamo che la mia asticella dell’aspettativa era molto alta, fortunatamente non smintita e, soprattutto, le mie emozioni hanno traslato costantemente punto di vista ed emozioni annesse.

Iniziamo conoscendo il mondo di Paola, una donna completamente dedita alla famiglia, figli e marito, contornato da una macchiolina negativa. Una malattia molto rara ha scombussolato il quadro idilliaco di Paola portando con se un malessere sia fisico che mentale, proiettando la donna su domande molto profondo.

Ma, come di consuetudine, la vita porta sempre la nostra esistenza di fronte a punti difficili da decifrare e sopportare. Durante una rimpatriata tra amici, Paola accompagnata dal marito, si delizia del suo nuovo vestito nuovo e pregustando una cena tra amici e, tra una battuta e un boccone, succedere l’irreparabile. Paola viene rapita insieme ad un componente della comitiva, un certo Andrew che la stessa protagonista non capisce se odiarlo o apprezzare i suoi gesti studiati a tavolino. Il dado è tratto, i rapitori hanno gli ostaggi e sono pronti a negoziare per amplificare il traffico di armi per l’Oriente.

Ed è qui che la nostra storia prende piede prepotentemente, proiettandoci con violenza in una realtà così tanto diversa dalla nostra e lontana anni luce.

L’autrice, in questo momento, è riuscita a trasmettere, attraverso le parole, un senso di angoscia e paura che prosegue per buona parte del libro. L’ansia opprimente di un rapimento, l’impotenza e la voglia di scappare, impregnano gli eventi così crudi e veri da farvi venire un senso di angoscia asfissiante. Tra una preoccupazione e una paura, entra in gioco Amal, una donna nata e cresciuta in un ambiente ostile che obbliga il genere femminile alla sottomissione, obbedienza e devozione. Abbassare quella testa nascosta dal velo dell’omertà mostrando ogni briciolo di emozione attraverso il magnetismo profondo degli occhi. Grandi, vuoti, vivi.

Un mix di situazioni al ritmo di una dolce melodia, lenta, dolorosa e viscerale, che entra dentro di noi e ci cambia irrimediabilmente. L’autrice ha scelto il percorso più difficile per trasmettere i suoi pensieri, ha utilizzato il suono vibrante delle parole come corde di un violino che illumina per noi messaggi chiari e limpidi, oltre la distruzione.

La forza delle donne, il coraggio di lottare per la propria libertà, non solo fisica. Capire il peso che porta ogni singola donna, sommata al mondo racchiude un immenso amore per la vita. Non esiste razza, colore di pelle, nazionalità, siamo persone, vite in movimento per esaudire ordini di terzi, senza mai affrontare le nostre più grandi paure. Il vestito di lino bianco è un viaggio che non tutti possono fare perché bisogna aprire il cuore e assimilare le note soavi della libertà.

Anche se l’inizio risulta sconclusionato (apparentemente), troverete una strada tutta in salita. Merita ogni singola pagina dedicata.

Un bacio dalla vostra CAPPELLAIA MATTA.

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