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Recensione – The Heir _ Vol.4 – Kiera Cass

Recensione – The Selection _ Vol.1 – Kiera Cass
Recensione – The Elite _ Vol.2 – Kiera Cass
Recensione – The One _ Vol.3 – Kiera Cass

Scheda Tecnica

Sinossi

Sono passati vent’anni da quando America Singer ha partecipato alla Selezione e conquistato il cuore del principe Maxon. Ora, nel regno di Illéa, è tempo di dare inizio a una nuova competizione. Il Paese infatti è in difficoltà: il popolo è inquieto e infelice, la tensione cresce ogni giorno e la situazione è sempre più precaria. Solo una Selezione potrebbe risollevare gli animi dei sudditi e alleggerire l’atmosfera. E questa volta toccherà alla futura erede al trono, Eadlyn, scegliere tra i trentacinque pretendenti arrivati a Palazzo. Il re e la regina però non hanno fatto i conti con il carattere indipendente e determinato della giovane principessa, che non ha alcuna intenzione di assecondare questa farsa e lasciare decidere agli altri della sua vita. L’idea che la Selezione possa regalarle la stessa favola d’amore dei suoi genitori non la sfiora nemmeno. Ma scoprirà presto che il suo lieto fine non è poi così impossibile come aveva pensato…

Recensione

Hello drunk! Avevo giurato di non leggere “The Crown” ambientato vent’anni dopo la storia d’amore di America e Maxon e fermarmi ai primi quattro originali… così ho comprato “The Heir”, scoprendo che non avevo capito na mazza! “The Heir” è il primo volume ambientato a distanza di un paio di decenni da “The One”, avevo deciso di cambiarlo ma poi mi sono detta … forse è destino, proviamo a leggerlo. Quando ho dato uno sguardo alla trama mi sono detta “ma come? Di nuovo la selezione? Ma allora per tre libri che ho letto, di che abbiamo parlato?” Su questo punto non abbiate pregiudizi, bisogna leggerlo per capirlo ed io non spoilero (non adesso 😛 ).

Il libro si apre con una frase che ho trovato proprio brutta e davvero poco elegante “purtroppo papà e mamma non sopportavano l’idea di vedere la loro primogenita scippata del titolo a causa di uno spiacevole, ma davvero bello, paio di tette, perciò hanno modificato la legge […]”, contate che a parlare è niente popo di meno che la futura regina di Illea ed io per un momento ho immaginato una adolescente Elisabetta, sovrana d’Inghilterra … ve la figurate, voi, usare un linguaggio simile? io no.

Ovviamente non mi sono arresa alle prime righe e ho continuato ma, dopo poche pagine, mi sono ritrovata di fronte un’altra osservazione davvero poco lusinghiera nei confronti di America Singer, la cinque che abbiamo imparato ad amare nella trilogia originale: “La mamma lo aiutava a reggere quel peso, anche se, in fin dei conti, gravava sulle sue spalle. E un giorno sarebbe toccato a me. Per quanto mi sentissi vanesia ad affliggermi per una simile eventualità, temevo che mi sarebbero venuti i capelli bianchi troppo presto”. In questo frammento non solo spunta un lato infelice del carattere della protagonista (che, ricordiamo, sta parlando della madre) ma l’autrice è ingiusta e incoerente. In “The One” abbiamo lasciato una America guerriera, sua era l’idea di eliminare le caste, figlia di un ribelle, assetata di giustizia, insomma una vera regina e, dopo vent’anni, cosa troviamo? America è quasi un fantasma, priva di tutta quella verve che tanto l’aveva contraddistinta durante la Selezione, non solo! Il ruolo di protagonista è ricoperto dalla primogenita, una ragazzina spaventosamente egoista e viziata. “Questa invece era una questione personale, un altro pezzo della mia vita che avrebbe dovuto essere mio ma non lo era”. Eadlyn è una ragazza più profonda di ciò che appare ma purtroppo gli agi del palazzo e il peso della corona l’hanno resa fredda, maleducata, glaciale, un affilato iceberg.

“Che cosa sarebbe successo se io, una volta regina, avessi costituito un gabinetto di sole donne?”

Nel libro troviamo, come nei precedenti, delle pillole di attualità, riferimenti alla societá odierna, questo è un lato che ho sempre apprezzato della Cass. Nonostante questo, soprattutto per la prima metà, l’immaturità di Eadlyn è quasi insopportabile, ed emerge specialmente quando parla di altri personaggi, ponendosi molto al di sopra di chiunque. “Non so se il fato o il destino esistevano davvero, però posso dirti che a volte quello che speri sembra volerti sfuggire a ogni costo. Eppure, in un modo o nell’altro, scoprirai che puoi farcela.” A volte la punteggiatura è imperfetta e la narrazione non proprio cristallina, costringendoci a rileggere un pensiero per trovarne il senso, questo rappresenta senza dubbio un elemento di disturbo all’interno della lettura.

“Josie era convinta che tutto ruotasse attorno a lei, ma l’idea che si ritenesse così importante al punto che le sue nozze potessero richiedere un’organizzazione complessa era comica”. Come mai Eadlyn ha questo caratteraccio? A mio avviso la scrittrice ha creato volutamente una protagonista boriosa e piena di se’ che con i genitori non ha nulla a che fare, per mostrarne l’evoluzione in corso d’opera…una evoluzione che tarda ad arrivare. Fra le pagine fanno capolino personaggi incontrati nei volumi precedenti, ma sono delle comparse e questo mi è dispiaciuto, avrei voluto qualche parola in più ma io sono una persona terribilmente nostalgica. Siccome nella prima trilogia abbiamo amato America e Maxon, con i loro litigi, le loro follie, gli alterchi, le paure e le gioie, qui io avrei aggiunto qualche capitolo dedicato a loro due, facendoli parlare, facendoli raccontare, per dissipare la nebbia intorno a quegli ultimi vent’anni. Ma “The Heir” non è una continua, è un nuovo capitolo ed è giusto che i “vecchi” facciano da sfondo, dunque abbandoniamo le terre sicure e immergiamoci in questo mare sconosciuto. Alcune situazioni sono facilmente intuibili, rovinando attuali o futuri colpi di scena. Cos’altro? Non ho notato una crescita dell’autrice, anzi, questo volume é qualitativamente inferiore, più noioso, non ha una vera ragion d’esistere, la trama è campata in aria, i personaggi sono meno interessanti rispetto ai loro predecessori, la componente distopica è totalmente assente, “The Heir” è un reality imbellettato. La scrittura è lenta, prende molto meno il lettore anche perchè se la selezione poteva essere una novità nel primo libro, arrivati al quarto non è altro che una minestra riscaldata. C’era bisogno di altro per mantenere viva l’attenzione ma, a parte le vicende amorose (che chiamarle così è decisamente una esagerazione) non accade niente.

“The Heir” è formato da una sequela di osservazioni ingiustamente crudeli da parte di Eadlyn, una ragazza privilegiata che non si rende conto di quanto possa essere difficile vivere fuori da palazzo, appuntamenti con i vari ragazzi e vita di corte. Certo, è interessante osservare la Selezione dall’altro lato della barricata ma avrei preferito il punto di vista di Maxon, molto più umano di sua figlia (non voglio sbagliarmi ma credo che esista). Ho beccato anche un errore tecnico “Non avevo mai pensato al suono che avrebbe avuto [il piano] con uno strumento a corda [chitarra]”, Keira una informazione, il pianoforte È uno strumento a corda 😉

Cos’altro? I nomi! I nomi, soprattutto dei fratelli, sono quasi identici, questo, insieme al fatto che abbiamo qualcosa come 20 ragazzi a zonzo per il palazzo, crea tanta, troppa confusione. Di solito do’ un volto a tutti ma con questo libro mi sono dovuta arrendere, non è stato piacevole. “Ti ricordi quando la mamma ci ha mostrato quei vecchi libri di storia dove si diceva che gli Stati Uniti avevano quella carta […] la Dichiarazione di Indipendenza? Lì si diceva che alla gente è consentito perseguire la felicità. Però nessuno fra quelli che hanno redatto quel documento poteva darla davvero, la felicità”.

SPOILER: Ci sono un paio di personaggi maschili davvero ben riusciti, soprattutto il fratello gemello della futura regina, avrei preferito lui come protagonista, del resto Keira ha avuto sempre una maggior predisposizione per i personaggi maschili. Nel libro, ovviamente, una pseudo attrazione scatta ma… la situazione è del tutto incoerente! Si tratta di due personaggi che per una vita intera si sono odiati, non si passa all’amore così, nell’arco di cinque minuti! FINE SPOILER.

Tutti i sentimenti sono tiepidissimi, di amore ce n’è davvero poco… “Ecco perchè l’amore era un sentimento terribile: perchè rende deboli. E nessuno al mondo era più potente di me”. Sfogliando le pagine sono arrivata a chiedermi …cosa sto leggendo? “In realtà, però, sapevo che se la situazione fosse andata avanti in questo modo, a essere più colpita sarei stata io. I regni nascevano e cadevano, intere ideologie salivano al potere scacciando le precedenti. Potevo finire spazzata via?” In Eadlyn non ho trovato un vero pregio (a partire dal nome), il libro non è un distopico, non è  uno steampunk, non è uno storico nè un rosa …cos’è? Una trovata per cavalcare l’onda del successo di Selection?

Perchè se i primi tre potevano essere riassunti in un unico volume, questo poteva benissimamente non esistere. Almeno nei vecchi abbiamo trovato intrighi appassionanti, sentimenti sinceri e tanta amicizia che hanno sopperito ad altre mancanze, qui non c’è neanche questo. Cosa c’è? Immaginate una ragazza che si crede chissà chi e 35 adolescenti, tutti chiusi insieme. BOOM. I ragazzi sono un gruppo variopinto che riusciamo ad inquadrare e conoscere solo verso la fine, per tre quarti del libro brancoliamo nel buio, non riusciamo a conoscerli e ciò complica la lettura.

Quindi, mi ripeto, di cosa è fatto questo libro? Di carta, mi verrebbe da dire. Questo libro è fatto di qualche bacio, lamentele, vestiti, bagni caldi, tiare e scarpe tacco dodici. Fra un massaggio e un sandalo luccicante c’è qualche episodio autentico ma sono mosche bianche: “Fu una bolla di pura gioia. Non c’erano telecamere intorno a catturarla né giornalisti a raccontarla. E per qualche ragione, questo la rese ancora più bella”, per il resto monotonia portami via. Se invece di “The heir” Keira avesse scritto una continua più distopica, mostrando America e Maxon al lavoro per rivoluzionare il Paese, sarebbe stato molto meglio.

Solo alla fine, perfettamente in linea con il suo modus agendi, troviamo qualche colpo di scena ben giocato, come sempre, per spingere il lettore a leggere il sequel…eh no cara Keira! Questa volta non ci casco. Errare è umano, perseverare è diabolico.

Al prossimo boccale di lettere! La vostra Arte_alla_spina

Cheers 🥂

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