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Recensione – Le mani della madre – Massimo Recalcati

Scheda Tecnica

Trama

Dopo aver indagato la paternità nell’epoca contemporanea con “Il complesso di Telemaco” e altri libri, Massimo Recalcati volge lo sguardo alla madre, andando oltre i luoghi comuni, anche di matrice psicoanalitica, che ne hanno caratterizzato le rappresentazioni più canoniche. Attraverso esempi letterari, cinematografici, biblici e clinici, questo libro racconta i volti diversi della maternità mettendo l’accento sulle sue luci e le sue ombre. Non esiste istinto materno; la madre non è la genitrice del figlio; il padre non è il suo salvatore. La generazione non esclude fantasmi di morte e di appropriazione, cannibalismo e narcisismo; l’amore materno non è senza ambivalenza. L’assenza della madre è importante quanto la sua presenza; il suo desiderio non può mai esaurire quello della donna; la sua cura resiste all’incuria assoluta del nostro tempo; la sua eredità non è quella della Legge, ma quella del sentimento della vita; il suo dono è quello del respiro; il suo volto è il primo volto del mondo.

Recensione

Questo saggio, che ho avuto l’occasione di conoscere e studiare per un’esame universitario, ha rappresentato per me, non solo la scoperta di un mondo psicoanalitico che non conoscevo (vicino, ma non identico a quello che ruota attorno alla “Teoria psicoanalitica” di Freud), ma anche l’inizio di un percorso alla scoperta e alla conoscenza di me stessa, attraverso le prime mani che mi hanno accolta nel mondo: quelle di mia madre.

Questo libro, per chi ha voglia di conoscersi e riconoscersi, non solo come persona, ma anche come soggetto umano accolto nella vita dalle braccia della propria madre, ossia da quel primo “Altro”, che ci ha condotti concretamente all’esistenza, rappresenta l’inizio di un viaggio all’insegna di fantasmi, sogni, desideri ed eredità che le madri regalano, inconsciamente, ai propri figli. Tutte quelle paure, quelle ansie, quelle preoccupazioni – che Recalcati chiama, per l’appunto, “fantasmi”- diventano parte integrante della nostra personalità, ci definiscono, già quasi prima di nascere, come soggetti; costruiscono quello che io chiamo l’ “io primario”, che darà vita al nostro carattere, alle nostre attitudini, alla nostra idea di vita.

Le mani, il volto, il seno, l’attesa, l’assenza e il desiderio, sono alcune delle immagini simboliche che costituiscono l’identità di una madre e che fondano le basi su cui si costruirà quella del bambino.

Leggere Recalcati non è semplice per chi non ha una mente predisposta alle domande, alle riflessioni intime sulla propria origine, per chi nelle “mani” vede solo una parte del corpo e non un luogo sicuro e accogliente che protegge il bambino dal “rischio della caduta”, che ogni esistenza porta con sé. Per addentrarsi in questa lettura è necessario essere pronti a ribaltare tutte le convinzioni, i luoghi comuni, le idee culturali sulla figura materna, nonché a  conoscere la propria madre da un punto di vista profondamente intimo.  Come anticipavo all’inizio, questo libro è stato per me davvero importante, ha rappresentato il punto di svolta, la chiave per aprire uno scrigno contente molte verità a cui non prestavo attenzione, che erano sempre state lì, silenti dentro di me, ma che non riuscivo a ri-conoscere, a causa della cecità del mio sguardo su alcune stanze della mia casa interiore. E’ stato come prendere un aereo di sola andata per gli abissi dell’anima; un viaggio arduo, devastante, ma al contempo utilissimo e profondamente necessario. Il suo linguaggio poetico, a tratti filosofico, è stato un balsamo capace di curare le ferite che durante la lettura tornavano a bruciare, le sue parole sono state veleno e antidoto, grazie alle quali sono tornata alla vita in una forma più consapevole ed evoluta.

Elisa

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