Amministratrice @unteconlapalma · Collaborazione - Casa Editrice · intervista

Intervista – @fiamma_granati

Recensione – Gli invisibili – Fiamma Granati

1. Benvenuta nel blog Un tè con la Palma, presentati brevemente e descrivi il tuo carattere con un aggettivo.

Buongiorno e grazie per l’ospitalità innanzitutto! Mi descriverei come una riflessivo/impulsiva, se mi permetti questo ossimoro che inserisce due aggettivi invece di uno. Riflessiva perché sono molto attenta ai particolari, alle cose che mi accadono intorno, impulsiva perché quando sento di dover agire, quando il cuore comanda, non mi fermo e travolgo (bonariamente) chi mi trovo davanti!

2. Come nasce questa storia? 

“Gli invisibili” nasce da un’esigenza che sento da una vita, quella di poterci rispecchiare negli altri, di provare empatia, di VEDERE cosa accade a tutti e non solo (quando va bene) ai nostri “prossimi”, ai nostri “simili”. Non mi rassegno a che ciò non accada e le tragedie di cui leggiamo ogni giorno ci parlano di quanto si sarebbero potute evitare SE qualcuno non si fosse girato dall’altra parte, se avesse, come minimo, denunciato. I bambini, anelli ancora più deboli se possibile di queste catene, ne subiscono le maggiori conseguenze. Soprattutto perché spesso l’orco e gli orchi si trovano nel contesto familiare.

3. Quanto c’è di vero e cosa, invece, è romanzato?

Potrei dirti che tutto è vero e che tutto è romanzato. Nella vita affettiva, amicale e personale ho incrociato molti dolori identici o simili a quelli che ho descritto. Drammi purtroppo per lo più non risolti. Ma per fortuna ho incrociato anche tanto vero amore (affettivo o amicale, convenzionale o non, per me non ha nessuna importanza), che mi ha ispirato quello provato dalle protagoniste del libro, un tipo così puro e potente che, anche mentre lo descrivevo, mi è scappato quasi di mano nella sua voglia di vivere e di contrastare la violenza e la barbarie altrui, di ergersi a muro. E secondo me, da qualunque parte provenga, chiunque coinvolga, l’amore a questo serve: a sostenere i nostri sentimenti migliori, a farci stare dritti nella vita.

4. Perché hai scritto “Gli invisibili” e a chi lo consigli?

Come ho accennato sopra, ho incrociato molti dolori, alcuni attraversati, altri ascoltati, altri ancora visti passare di fronte a me. Per lo più questi dolori sono invisibili agli altri occhi, vuoi perché proprio alcuni non si curano di quanto accade a delle vittime “marginali” per come vedono e prevedono la loro società, vuoi perché un certo distorto pudore fa distogliere lo sguardo dall’orrore. Sapere quanto ce n’è al mondo, può schiacciare, lo so. Nasconderselo però non aiuta, il male si combatte non ignorandolo. Gli innocenti hanno bisogno di luce che li inquadri e non li faccia sentire soli. Per questo ho voluto dare una piccola voce con i pochi mezzi che possiedo (se siano di valore o meno non posso dirlo io), perché credo che tacere sarebbe aggiungere una pietra su tombe già ben scavate.

Per quanto riguarda la domanda su a chi lo consiglierei… Sai che non mi viene in mente un lettore tipo per il mio libro? Credo che possa piacere a molti generi di lettori perché vi sono parecchi argomenti e registri diversi con i quali sono trattati. E più che altro perché penso che ai libri dobbiamo dare comunque una possibilità: sai quante volte ho approcciato storie alle quali non davo un soldo di fiducia per l’argomento, che reputavo troppo sentimentale o troppo duro al contrario e poi me ne sono ritrovata appassionata?

5. Quanto tempo hai adoperato per studiare e costruire questa storia?

In realtà la storia è fluita veloce dalle mie dita, come se aspettasse da una vita di essere narrata e avesse impazienza di uscire. Per la prima stesura ho impiegato due mesi scarsi, sopralluoghi a Pescara compresi e considerando anche tutte le piantine fotografiche che ho fatto. Ho usato persino una lavagna bianca per segnare con i pennarelli gli spostamenti dei vari protagonisti e verificarne la possibilità: per quanto eroi, i miei personaggi non hanno superpoteri e certo non potevo farli volare da una parte all’altra della città in cinque minuti mentre inseguivano un potenziale colpevole. Ammetto che la parte più lunga è stata quella dell’editing. Ho riletto personalmente almeno dieci volte il romanzo per limarlo il più possibile… So che non sarà mai perfetto ai miei occhi e che tra qualche anno probabilmente le stesse emozioni le descriverò con sfumature diverse.

6. Come mai avete deciso di applicare e amplificare l’aspetto psicologico attraverso la testimonianza della Dott.ssa Cecilia La Rosa (psichiatra e psicoterapeuta)?

Il contributo della dottoressa Cecilia La Rosa è il mio fiore all’occhiello! Non solo per il valore della professionista e della scrittrice (autrice in prima persona e in collaborazione di decine di libri a tema psicoterapeutico), ma anche perché lei per prima si è messa in gioco con la sua casa editrice per promuovere questa che ormai posso dire sia la nostra battaglia contro gli abusi, soprattutto in età infantile. Le sue note cliniche per me sono parte integrante del libro, danno l’idea di come partano gli abusi, ma anche di come si sentano gli abusati, è una sorta di dietro le quinte del libro. E dà a mio parere una speranza. “Siete sopravvissuti? Potete tornare a vivere. Con le vostre ferite, con le vostre cicatrici, con le vite che credevate ormai ridotte a semplice inspirazione ed espirazione di aria, ce la potete fare!” Ed in questo momento, dove tutti speriamo di vincere le nostre battaglie e ci ribadiamo che “ce la faremo”, pensiamo anche a quante di più si trova ad affrontarne un depresso, una vittima, che in questo momento non possono oltretutto curarsi e a quante persone sono in questi stessi giorni vittime di violenza, purtroppo nuovamente tragicamente invisibili perché l’interesse generale è altrove. Per fortuna tanti validi professionisti (tra cui la stessa dottoressa ed i suoi colleghi) si stanno spendendo, operando anche on line, per sostenere chi è vittima dei nuovi malesseri creati dalla situazione contingente, dei disturbi da stress post traumatico degli operatori sanitari per esempio. Ma contemporaneamente si sforzano con sedute di terapia a distanza di non abbandonare i casi più critici, quelle vittime che si stavano rialzando.

7. In quale personaggio traspare la tua personalità?

Vorrei dire che c’è di me in tutti, sono pur sempre tutti “figli miei”, ma inevitabilmente chi mi conosce di più mi trova assai ben calata nel ruolo di Beatrice, soprattutto nelle sue debolezze (come ha sottolineato una lettrice, nella sua costante ricerca di cibo nei momenti di crisi). Io spero però anche di essere in un certo senso una beatrice, seppure non così salvifica, per tutti i miei cari, è un po’ il mio sogno da bambina. Aggiungo però anche Matteo. Lui è nel mio cuore, lui è il bambino che ho sentito di essere, che avrei voluto essere. Lui è il bambino che avrei voluto proteggere con tutta me stessa.

8. Quali libri hanno ispirato e alimentato questa storia?

Tutti e nessuno. Non ce n’è uno specifico perché le mie letture hanno sempre spaziato dalla narrativa fantasy fino ai classici letterari e alle poesie. Da ogni libro inevitabilmente si prende qualcosa, anche nel modo di esprimerci di tutti i giorni. Confesso di essere un’appassionata di gialli però e di aver letto tanti autori stranieri ed italiani, tra i quali apprezzo particolarmente il compianto Giorgio Faletti.

9. Quale consiglio offri ai futuri lettori che si prestano a leggere Gli invisibili?

Facendo tesoro anche delle tue osservazioni, consiglio a chi si appresta a leggere il libro di ricordarsi che pur nelle parti più leggere, quelle nelle quali la storia si sofferma di più sulle emozioni dei protagonisti, questo resta un giallo a sfondo psicologico e che qua e là sono disseminati molti indizi che porteranno poi se non ad anticipare, quantomeno a comprendere lo svolgimento della trama nei momenti più forti. Mi hanno segnalato molti lettori che in certi punti hanno odiato un certo personaggio per il suo inaspettato voltafaccia… Eppure, a saper ben leggere… E come sopra, vi consiglio di non perdere le note cliniche della dottoressa La Rosa. Sono il completamento della narrazione, la speranza che, pur uscendo da esperienze che sembrerebbero averci tagliato le gambe per sempre, ci si può rialzare in piedi e persino correre a volte.

10.  Qualche progetto futuro?

Sto continuando a scrivere, una sorta di sequel, ma con un certo rimescolamento delle carte, diciamo. E poi scrivo favole per bambini e racconti per i più grandi. Le favole soprattutto sono nel mio cuore e non ne escludo una pubblicazione a breve e magari un audiolibro, vedremo…

In caso di link diretti a interviste radiofoniche che desideri allegare, non esitare a inserirle alla fine. 
Questi sono i video di presentazione del libro e dei personaggi fatti da me e dalla dottoressa La Rosa.

Questa invece è l’intervista radiofonica fattami da Felice Vecchione su Radio StudioErre. Io ci sono dal minuto 30 e 40″ circa.
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10222551808008809&id=1379335288

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