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Recensione – Cuori in Atlantide – Stephen King

Scheda Tecnica

Trama

In una splendida prova narrativa fuori dai suoi consueti schemi, Stephen King testimonia il lato oscuro dei favolosi anni Sessanta: la tragedia del Vietnam, l’impatto sulla società americana e su quella che si chiamò, e fu, la «generazione perduta». Cuori in Atlantide, simbolico già dal titolo – un popolare gioco di carte e il nome in gergo del Vietnam -, è composto da cinque episodi consequenziali che si svolgono tra il 1960 e il 1999. Un legame sottile e subliminale li percorre tutti, fino a un epilogo pacato e pacificatore.

Recensione

Ve lo dico subito, Cuori in Atlantide è in assoluto uno dei miei libri preferiti, quello che se non avete ancora letto dovreste correre a comprare.

È considerata una raccolta di racconti, ma sono in realtà cinque episodi collegati da un unico “fil rouge”, e le prime due storie sono poesia pura.

Il primo racconto si chiama “Uomini bassi in soprabito giallo”, e quel “bassi” non è affatto riferito alla statura fisica. È l’unica vera parte con delle sfumature horror, ma la cosa che dovrebbe mettervi sull’attenti è la forte connessione con la saga de “La Torre Nera”, infatti uno dei protagonisti lo ritroveremo altrove. Questa prima storia ha proprio tutto: un’analisi della società del tempo, amicizia, amore, maschilismo. Prometto che vi farà commuovere.

Il secondo racconto è anche quello che da il nome alla raccolta, appunto “Cuori in Atlantide”. Qui l’orrore classico lascia il posto a quello umano: il deterioramento di una società a causa della guerra del Vietnam, e dell’individuo a causa della dipendenza dal gioco. L’ambientazione mi è piaciuta moltissimo, ci troviamo in un campus universitario ed è descritto così bene che sembra di poterlo vedere.

La terza e la quarta storia mostrano come si possano commettere degli errori e come sia possibile tentare di redimersi, prescindendo dalla loro gravità.

Il quinto racconto è stato inserito poco prima della pubblicazione, su insistenza dello stesso King, per dare un maggiore senso di coesione. Ritroveremo alcuni personaggi e ci sentiremo di nuovo a casa.

Di questo libro ho adorato i dialoghi, le descrizioni e le ambientazioni. La prima volta che lo lessi ascoltavo in loop una sola canzone come sottofondo (non saprete mai quale) e per me rimangono fortemente connesse. Quando mi capita di riascoltarla penso a Bobby, Ted, Carol e alla guerra del Vietnam.

Nel 2001 è uscito il film “Cuori in Atlantide”, con un magistrale Anthony Hopkins nei panni di Ted. La particolarità è che ha il titolo del secondo racconto, quello che dà il nome all’intera raccolta, ma è la trasposizione della prima storia (Uomini bassi in soprabito giallo). È un film semplice, abbastanza fedele al romanzo, ma tralascia quello che nel libro impaurisce, commuove e fa riflettere, ossia i pensieri dei protagonisti.

È un libro diverso dal solito e forse è proprio per questo che dovreste leggerlo.

Benvenuti nel Bazar dei Brutti Sogni, fate buoni incubi!

3 pensieri riguardo “Recensione – Cuori in Atlantide – Stephen King

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