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Recensione – Escort – Skye Warren

Buongiorno splendori! Oggi sono qui a parlarvi dell’ultimo romanzo uscito di un’autrice che mi aveva già conquistato con una trilogia che ho amato alla follia… sto parlando di Skye Warren, con Escort, edito da Triskell Edizioni.

Scheda tecnica

TRAMA

Sono un gigolò, il che significa che quest’appuntamento non è altro che una transazione piacevole per entrambe le parti. Non dovrebbero esserci sorprese, non per un uomo disincantato come me, ma quando faccio il mio ingresso nell’attico dell’Etoile tutto cambia.
Per prima cosa Beatrix Cartwright, Bea, è bella da morire. Occhi verde chiaro, lentiggini infinite. Curve che voglio passare tutta la notte a esplorare, come se il suo corpo fosse stato fatto soltanto per me. È del tutto innocente, e mi fa venire voglia di usare per intero il mio inventario di trucchi da camera da letto e, per che no, sperimentarne di nuovi.
Solo che lei è… vergine. Posso iniziarla al piacere senza che lei si attacchi troppo a me? Qualche ora con lei e alla fine della nottata mi ritroverò una piccola fortuna sul conto in banca. E se invece fossi io, alla fine, a pensare che una notte non è abbastanza?

RECENSIONE

Come ho accennato nell’introduzione, non sono nuova alla penna di Skye Warren, infatti quando ho saputo dell’uscita di questo romanzo, l’ho subito aggiunto alla lista dei libri da leggere senza nemmeno soffermarmi sulla trama.

Confronto alla serie Endgame, qui siamo in tutt’altro mondo – anche se in parte collegato ad essa (più avanti vi spiego perché).

La prima cosa che ho apprezzato e che mi è piaciuta di questo romanzo è il fatto che sia stato scritto tutto sotto il punto di vista maschile. Chi, come me, ha già letto qualcosa dell’autrice, sa che lei ha una “fissazioni” sulle vergini… in questo caso non c’è stata nessuna asta per acquisire questo dono, ma è la protagonista stessa a chiamare un’agenzia di escort e a richiedere l’aiuto del protagonista, ovvero di Hugo.

So che dopo queste precisazioni qualcuno potrà pensare: va beh, è qualcosa di già visto e sentito più e più volte… sì e no. La Warren gioca molto sul passato dei protagonisti, lasciando sempre quel velo di mistero che ti spinge a volerne sapere di più, ma soprattutto che ti spinge ad entrare in empatia con loro, in qualche modo.

La protagonista, Bea, in qualche modo sta vivendo quello che stiamo vivendo noi in questo periodo, solo che lo fa per scelta. Questa ragazza non esce dal suo attico, dalla sua camera d’albergo, nonostante possa, nonostante sia giovane e in salute e non lo fa da anni. Ebbene sì, eppure non lo fa. E i motivi… ci sono, non per tutti potranno essere giusti o sensati ma comunque lei non esce da quella stanza e questo, ovviamente, l’ha portata a non vivere milioni di cose che noi abbiamo sempre dato per scontate… come andare a mangiare un gelato, per farci intendere.

Hugo è un uomo con un passato ancora più burrascoso, che non viene subito spiegato ma soprattutto che lascia intendere e immaginare molto. Prima di incontrare Bea, lui era soddisfatto del suo lavoro, della sua vita, è quasi sempre stato felice di poter donare il suo corpo alle donne (se per lavoro sia dovuto stare anche con degli uomini non viene menzionato o spiegato, o almeno io non l’ho capito). Anche se queste donne lo vedono quasi come un semplice pezzo di carne, lui non ne ha mai sofferto perché sapeva di farle stare bene in quel lasso di tempo e nella sua testa non sarebbe stato in grado di fare altro, come se lui fosse veramente solo un pezzo di carne. Eppure con Bea si ritrova a sentire sensazioni, emozioni, sentimenti e cosa più importante, si trova a voler capire e collegare i pezzi della ragazza che ha di fronte, che si dimostra un mistero, un mistero da scoprire, infatti ha molte domande su di lei e quasi con orrore si rende conto di volere delle risposte.

Tra i due c’è una forte intesa e l’autrice determinate scene le scrive con una semplicità e una bravura che ti portano quasi a sentirti parte integrante delle scene descritte.

Il romanzo non è molto lungo, ma questa è una caratteristica dell’autrice, eppure in meno di duecento pagine, lei è in grado di crearti un mondo. A proposito di ciò, a inizio recensione ho accennato al collegamento con l’altra sua trilogia. Questo romanzo è prevalentemente ambientato in una camera d’albergo o nell’albergo stesso, ma incontriamo personaggi già conosciuti, vengono menzionati e visitati anche luoghi non nuovi, come la Tana o la città in cui vivono, e anche i protagonisti dell’altra serie – anche se molto marginalmente e solo alla fine (almeno per quanto riguarda quest’ultimo punto).

Per me, oramai, Skye Warren rappresenta una certezza. Questo romanzo non è al livello della serie Endgame ma sicuramente merita di essere letto, perché perdersi un romanzo di questa autrice è un peccato. Infatti spero che la Triskell Edizioni ci regali presto altre sue opere. Se dovesse accadere, ovviamente, non me le perderò, ma arrivati a questo punto credo sia piuttosto scontata come cosa.

Jess.

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