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Recensione – L’arte di essere fragili – Alessandro D’Avenia

Scheda Tecnica

Trama

«L’unica “teoria del tutto” che l’uomo possiede è proprio la poesia. Non la poesia dei componimenti poetici, ma la poesia, cioé l’intuizione della “vita come tutto”, il sentimento della fragilità e originalità dell’esistenza, che chiede di starle di fronte con cura e coraggio, anche se a prendere la parola sono il dolore, la sconfitta, la solitudine.»

Leopardi è spesso frettolosamente liquidato come pessimista e sfortunato. Fu invece un giovane uomo affamato di vita e di infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per affermarla, nonostante l’indifferenza e perfino la derisione dei contemporanei. Nella sua vita e nei suoi versi, D’Avenia trova folgorazioni e provocazioni, nostalgia ed energia vitale. E ne trae lo spunto per rispondere ai tanti e cruciali interrogativi che da molti anni si sente rivolgere da ragazzi di ogni parte d’Italia, tutti alla ricerca di se stessi e di un senso profondo del
vivere. Domande che sono poi le stesse dei personaggi leopardiani: Saffo e il pastore errante, Nerina e Silvia, Cristoforo Colombo e l’Islandese… Domande che non hanno risposte semplici, ma che, come una bussola, se non le tacitiamo possono orientare la nostra esistenza. La sfida è lanciata, e ci riguarda tutti: Leopardi ha trovato nella poesia la sua ragione di vita, e noi? Qual è la passione in grado di farci sentire vivi in ogni fase della nostra esistenza? Quale bellezza vogliamo manifestare nel mondo, per poter dire alla fine: nulla è andato sprecato? In un dialogo intimo e travolgente con il nostro più grande poeta moderno, Alessandro D’Avenia porta a magnifico compimento l’esperienza di professore, la passione di lettore e la sensibilità di scrittore per accompagnarci in un viaggio esistenziale sorprendente. Dalle inquietudini dell’adolescenza – l’età della speranza e dell’intensità, nei picchi di entusiasmo come negli abissi di tristezza – passiamo attraverso le prove della maturità – il momento in cui le aspirazioni si scontrano con la realtà –, per approdare alla conquista della fedeltà a noi stessi, accettando
debolezze e fragilità e imparando l’arte della riparazione della vita. Forse, è qui che si nasconde il segreto della felicità.

Recensione

Questo libro ha segnato per me una svolta nella comprensione dell’animo umano e nell’accettazione di quella ferita insita nella natura dell’umanità, che prende il nome di “Fragilità”. Ognuno di noi è fragile, non esiste nessuno al mondo che possa considerarsi immune dalla fragilità, poiché la nostra origine è costituita da una
grande crepa che ci rende vulnerabili, deboli rispetto alle altre specie animali.

Alessandro D’Avenia, attraverso questo saggio, ci avvicina alla bellezza che si cela dietro alla ferita originaria e a quella secondaria -riconducibile ad eventi dolorosi sperimentati nel corso degli anni- di cui ognuno di noi fa e ha fatto esperienza almeno una volta . Egli, attraverso la poesia e la vita di Leopardi, in particolare di ciò che lo rendeva, non solo un magnifico poeta, ma anche un grande uomo consapevole della sua fragilità, spinge il lettore ad avvicinarsi alla profondità del suo animo, ad interrogarsi – attraverso un linguaggio semplice e a tratti romantico –
sul suo essere entità umana delicata e vulnerabile.

D’Avenia racconta, inoltre, del dolore di alcuni adolescenti che hanno sperimentato il buio dell’esistenza, l’assenza di uno scopo, condotti da adulti incapaci di mostrare loro la meraviglia del mondo e di quella instabilità dolce che lo costituisce, verso l’oscurità esistenziale che attanaglia coloro che non sono in grado di volgere uno sguardo accogliente nei confronti dell’immensità del cosmo.

Queste storie portano chi legge a riflettere sul proprio scopo, su quale sia la bellezza che vorremmo cogliere del mondo e che possa dare senso a quest’esistenza fragile e mortale.

Ciò che mi ha lasciato questa lettura è la sensazione di non essere sola, di non essere sbagliata, poiché, per quanto gran parte delle persone fatichino ad ammetterlo, la fragilità – come accennavo sopra – fa parte della nostra natura, non possiamo rinnegarla; l’unica cosa che dovremmo fare tutti è accettarla e trasformarla nella nostra forza.

Consiglio questo romanzo – che io oso considerare un saggio tra il filosofico ed il poetico – a tutti coloro che temono di mostrare la propria fragilità al mondo, che sono stati convinti dalla vita e dalle persone che hanno incontrato sul proprio cammino, che la vulnerabilità non può dare alcun frutto, che la debolezza ci rende carne fresca per chi si crede forte e invincibile. Noi siamo quello che siamo e lo siamo proprio grazie alla preziosa e dolce fragilità dell’anima che possediamo.

Vi lascio con alcune delle mie citazioni preferite tratte dal medesimo libro:

«[…] Oscilliamo continuamente tra i due poli di cervello e cuore, e in questo movimento sono racchiusi il pericolo, il mistero e la grandezza della nostra vita»

«Senza rose e senza libri, Giacomo, siamo perduti, perché è perduta l’occasione di provare quella meraviglia che può innescare la felicità […]. La speranza è un’arte che ha il suo prezzo»

Elisa

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