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Recensione – Piccole Donne (2019)

Scheda Tecnica

Sinossi

Recensione

PICCOLE DONNE, 2019
Lo scorso Dicembre è uscito al cinema il nuovo adattamento di “Piccole Donne”, il popolare classico della letteratura americana, scritto da Louisa May Alcott.

Questa volta la regia e la sceneggiatura sono affidate a Greta Gerwin, attrice e regista, nota soprattutto per il film “Lady Bird”. Era dal 2013 che Sony voleva realizzare una nuova versione dell’opera ma, a causa di continui cambiamenti di produzione e regia, le riprese iniziarono solo ad ottobre del 2018.

Il “Piccole Donne” di Greta Gerwin è stato girato in varie location del Massachusetts, tra cui il famoso Arnorld Arboretum dell’Harvard University, ed è interpretato da un cast di prestigio, in grado di concorrere con il precedente adattamento del 1994 diretto da Gillian Armstrong.

Tra gli interpreti, infatti, abbiamo Saoirse Ronan e Timothée Chalamet, già coppia protagonista di “Lady Bird”, a ricoprire i ruoli di Jo e Laurie. Nel ruolo di Meg troviamo Emma Watson, in sostituzione di Emma Stone, inizialmente coinvolta nel progetto, ma poi sostituita a causa della contemporaneità delle riprese ai suoi impegni con la promozione de “La Favorita”. Eliza Scanlen è Beth, mentre la più piccola delle sorelle March, Amy, è interpretata da Florence Pugh che insieme alla Ronan ha fatto incetta di candidature ai premi più prestigiosi. Curioso pensare che le ragazze di uno dei più famosi classici americani siano interpretate da attrici di altre nazionalità.

Ad impreziosire il cast abbiamo inoltre due vere star: Meryl Streep nel ruolo di zia March, e Laura Dern, fresca vincitrice dell’Oscar come migliore attrice non protagonista, in quello di Marmee March.
Se molti dei nati negli anni Ottanta non avranno dimenticato l’anime della Nippon Animation arrivato in Italia con il titolo di “Una per tutte, tutte per una”, è sicuramente l’adattamento della Armstrong il metro di paragone più forte. Jo March è stata interpretata anche da Katherine Hepburne, ma credo che la versione di Winona Ryder sia più popolare.

La Gerwin decide di rivedere la timeline della storia, iniziando la narrazione quando le ragazze sono già adulte e presentando gli avvenimenti della loro adolescenza tramite flashback.
Come sempre è grazie alla fotografia e ai costumi che riusciamo ad avere una distinzione tra i due periodi, visto che l’età delle protagoniste non viene sottolineata da una differenza nell’aspetto delle attrici.
Jo resta il personaggio che incarna lo spirito della Alcott, anche nella visione della Gerwin. Lo si capisce già nel trailer del film, quando Jo, usando parole tratte da “Rose in fiore”, altro romanzo della Alcott, si dice stanca di sentirsi dire che le donne sono fatte solo per l’amore, quando invece hanno talento, ambizione e cuore. L’interpretazione della Ronan, a volte non potente quanto la scrittura del ruolo, forse più cucito sul modo di recitare di Greta Gerwin che su di lei, lascia spazio a Florence Pugh, che porta alla ribalta la sua Amy, vanitosa ed egoista ma consapevole dei suoi limiti e del mondo in cui si trova .

I due personaggi sono complementari, per entrambe il problema è l’equilibrio tra essere se stesse e l’amare, anche se lo affrontano da due punti di vista opposti. Ed è proprio il loro scontro, tra sorelle che si amano e si odiano, a dare ulteriore slancio a questa pellicola.
I dialoghi in cui i personaggi si soprappongono aiutano a vivacizzare e modernizzare questo adattamento, che vuole più di tutto dirci che ogni donna deve capire chi vuole essere e deve combattere per diventarlo,
scendendo a volte a patti con la realtà, ma senza mai snaturarsi.

Rose

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