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Autore tra le righe – @francesca.v.capone

Scheda Tecnica

  • Nome autore: Francesca V. Capone
  • Titolo opera: La filosofia di Zorba
  • Genere: Romanzo Rosa, Romanzo di formazione
  • Data di pubblicazione: 18 novembre 2017

Trama

Zorba è un gatto antipatico e geloso, ma è anche il protagonista di un’importante metafora di vita, quella che Tom, professore di filosofia sui generis, sta cercando di spiegare a Valeria, studentessa all’ultimo anno di liceo classico. La filosofia di Zorba è chiara e semplice: smettila di avere paura e comincia a vivere le emozioni che ti scorrono dentro.Vale ci prova ma è inevitabile: odia Massi e, purtroppo, la cosa è reciproca. I due ragazzi, tra alti e bassi, e grazie all’aiuto dei migliori amici Amy, Marti e Marco, riusciranno ad avvicinarsi. Complice anche una passione in comune: il sogno di diventare grandi scrittori. In un clima di amore/odio, si troveranno a dover partecipare insieme a un concorso letterario indetto dalla Golden Feather, una delle accademie d’arte più prestigiose del paese. Vale e Massi metteranno da parte le loro emozioni per raggiungere il sogno più grande? Vale riuscirà, trovando il vero significato della metafora di Zorba, a scavare dentro di sé e a credere finalmente nell’amore?

  • Formati Ebook e cartaceo
  • Prezzo Cartaceo €19,90
  • Prezzo Ebook €2,99
  • Dove si trova il romanzo: Amazon e su tutti gli store online
  • Titoli altri libri pubblicati: Dead Blood – L’ultimo concilio. Chocolat Blanc

Recensione – La filosofia di Zorba – Francesca V. Capone

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Domande

  • Che cosa vuoi dirci di te come persona, oltre che come autore/autrice?

In realtà odio parlare di me, altrimenti non creerei personaggi immaginari che invece adorano gli sproloqui. Comunque ci provo. Sono l’orgogliosa mamma di un bimbo di sei anni, l’innamorata compagna di un uomo meraviglioso e una donna quasi trentenne ancora un po’ in cerca del suo vero posto in questo cerchio complicato chiamato vita e con la sola certezza di cavarsela nell’arte della scrittura. Non mi ritengo una mega scrittrice che venderà milioni di copie ma… adoro scrivere, sono brava a scrivere e perciò scrivo. Semplice, no? Ho iniziato da adolescente e non sono più riuscita a fermarmi, a parte che in alcuni periodi difficili della mia vita, quindi sono convinta che in un certo senso la scrittura sia il mio destino: se poi lo sia anche l’essere una brava e apprezzata scrittrice questo non sta a me dirlo. Per carattere sono una continua altalena di positività e negatività, lunatica fino allo stremo (ringrazio il mio compagno per non essere fuggito in Messico dopo avermi conosciuta) ma il più delle volte sono razionale. I miei personaggi sono vari e imprevedibili soprattutto per questi miei piccoli difetti, o pregi, caratteriali.

  • Che cosa ti ha spinto a scrivere questa storia?

“La filosofia di Zorba” ha una storia decennale alle spalle. Ho scritto la prima versione durante l’ultimo anno al liceo, avevo appena diciott’anni. I libri sono sempre stati i miei compagni di giochi da quando ne ho memoria: in parte perché da piccola ero molto introversa e in parte perché essendo figlia unica e con due genitori instancabili lavoratori, a casa non avevo molte distrazioni e quindi mi annullavo completamente nella lettura. “Il figlio della prof”, la prima versione di questo romanzo, è nato un pomeriggio dopo scuola durante l’ultimo anno di liceo. Ero sconvolta perché la professoressa di scienze, che presumevo mi odiasse senza un motivo valido, per la prima volta in quasi tre anni mi aveva elogiato durante un’interrogazione. L’accaduto mi aveva sorpreso a tal punto da far nascere in me la voglia di parlarne, di scriverne. Così buttai giù il primo capitolo (rimasto quasi del tutto invariato nel romanzo definitivo). Pubblicai la storia su EFP, all’epoca il principale sito per scrittori amatoriali, e rimasi sbigottita per il grande consenso riscontrato. Poi… la vita, l’amore e la gravidanza mi hanno allontanata dalla scrittura per qualche anno. Quando mio figlio aveva all’incirca tre anni (quindi alla fine del 2016) ho ripreso in mano la questione ma io non ero più una diciottenne e quei personaggi non li sentivo vicini a me come un tempo. Da qui l’idea di tenerli ma di modificarli quanto serviva per avvertire di nuovo un senso di possesso nei loro confronti. Nel 2017, dieci anni dopo la pubblicazione su EFP de “Il figlio della prof”, è nato il romanzo “La filosofia di Zorba”, una vera e propria evoluzione della storia originaria. 

  • Qual è il messaggio del tuo libro?

Neanche chi lo ha letto potrebbe rispondere a questa domanda. Prima ho anticipato di essere lunatica e imprevedibile ne consegue che nel romanzo sono nascosti molteplici messaggi. Spazia su diverse tematiche difficili cercando di renderle più leggere e comprensibili, ma alla base di tutto il romanzo c’è la voglia di scoprirsi, di capire chi si desideri diventare e soprattutto le diverse sfaccettature della vita e dell’amore. Perché sembra facile parlare di amore ma mi sono resa conto che non lo si può ridurre ad un semplice rapporto amoroso. L’amore di una madre e di un padre, l’amore di una figlia, l’amore degli amici… È una singola parola ma di significati ne ha tanti quanti i messaggi celati nel mio romanzo.

  • Che cosa vorresti trasmettere al lettore?

Domanda complessa. Direi la voglia di essere sinceri e di esprimere in toto la propria personalità. Spesso ci vergogniamo delle nostre passioni o dei nostri pensieri, soprattutto durante l’adolescenza. Cominciamo a credere di essere inadeguati rispetto agli altri, magari addirittura strani ma non ci rendiamo conto che chiunque, anche la persona che riteniamo più perfetta al mondo, nasconde insicurezze o passioni particolari non comprese da parenti o amici. Perciò mi sono impegnata perché ogni genere di lettore si potesse sentire solidale con uno o più personaggi, che si rispecchiasse a tal punto da pensare “Ehi, allora non sono solo io a pensarla così!” o “Anch’io mi comporterei in questo modo!”

  • Come mai hai scelto questo genere?

Le storie d’amore sono sempre state la mia passione. Forse perché da adolescente non sopportavo il mio corpo e non riuscivo ad instaurare rapporti decenti con i ragazzi. Mi rifugiavo nelle storie d’amore, nei romanzi che ne parlavano, perché (oggi non mi pesa ammetterlo) ero una frana chiusa in un bozzo di paura che di seducente non aveva neanche l’unghia del mignolo. A un certo punto ho conosciuto l’amore vero, continuando a scoprirlo ogni giorno. Questo ha rafforzato la mia voglia di parlarne e di raccontarne adesso che ho sentimenti reali ed esperienze vissute da descrivere ai lettori.

  • Che cosa ritieni abbia di particolare il tuo romanzo?

Di sicuro non è un semplice romanzo rosa. “La filosofia di Zorba” nasconde tante piccole sfaccettature che cercano di insegnare qualcosa al lettore. Quindi non vi troverete davanti ad un semplice triangolo amoroso o a una protagonista un po’ sfigata che tutto a un tratto diventa la più voluta ma a un ragionamento interiore che spero faccia riflettere, soprattutto vorrei che facesse pensare proprio i lettori adolescenti.

  • Perché hai scelto di parlarmi di questa storia e non di altre che hai pubblicato?

Più o meno nello stesso periodo dell’uscita de “La filosofia di Zorba” ho pubblicato un altro romanzo con una piccola casa editrice. “Dead Blood- L’ultimo concilio”. Ho scelto di non parlarne prima di tutto perché non è stato partorito dalla mia mente ma tratto da una sceneggiatura originale scritta dal mio compagno e dai suoi colleghi sceneggiatori e in secondo luogo perché la casa editrice non si è prodigata chissà quanto per la promozione e io ero già molto impegnata con “La filosofia di Zorba”. Quindi tra i due ho scelto il romanzo che considero davvero mio.

  • C’è un personaggio particolare in cui ti identifichi di più? Se sì, perché?

Sorprendo tutti. Non mi identifico in Vale, la protagonista, neanche un po’. Nella storia ci sono due personaggi che ho plasmato quasi a mia immagine e somiglianza nelle fattezze caratteriali. Massi, il protagonista maschile, e Adele, la mamma di Vale. In poche parole, ho scisso la mia vita: Massi rappresenta la me del passato, Adele è la me del presente. Alcune storie che riguardano Massi hanno avuto me come protagonista negli anni passati mentre Adele è la madre che spero di essere per mio figlio, o almeno io mi vedo così. Dato il grande apprezzamento che ha trovato Adele riesco quasi a considerarmi una madre decente. Fondete insieme Massi e Adele, il risultato sono io.

  • Quando scrivi un romanzo sai già come andrà a finire la storia oppure parti da un’idea generale e poi ti lasci trasportare dal racconto stesso?

Partiamo dal presupposto che di una storia il primo elemento che mi appare in testa è la fine. Subito dopo si attivano meccanismi sconosciuti e tendenti all’ossessivo/compulsivo che per giorni non fanno altro che farmi immaginare a come giungere proprio a quel finale specifico. Quando una bozza di trama mi gironzola per la testa caratterizzo i personaggi: do loro un volto, un obiettivo, un nome e soprattutto una storia passata. Una volta che ho in mano tutti questi elementi so di avere una storia e comincio a lavorarci.

  • Cosa rappresenta per te la scrittura? E a che età hai iniziato a scrivere?

Forse prima sono stata troppo prolissa e ho già risposto a questa domanda. Tuttavia, dato che la mia editor adora prendersela sempre con la mia mancanza di sintesi non mi va di deluderla e vi racconto tutto nel dettaglio. A sedici anni c’è stato il mio primo incontro con la scrittura. Per chi ha letto “La filosofia di Zorba” quello che sto per dire non risulterà nuovo: ho scoperto EFP e ho iniziato a scrivere fanfiction sugli anime i cui finali non mi avevano soddisfatta. Parlo di anime del calibro di “Ufo Baby” e “Card Captor Sakura” ma è così che ho cominciato. Sono passata alle storie originali proprio quel fatidico giorno in cui la professoressa di scienze non mi aveva rifilato il solito cinque stiracchiato. Quando ho cominciato a scrivere di Massi e Vale mi ha come invaso una consapevolezza: fin da piccola inventavo storie nella testa ma mi era sempre mancato il mezzo con cui esprimerle. Pensavo a storie d’amore prima di dormire o durante una lezione noiosa. Tutti personaggi di cartoni o serie TV che, accidenti a loro, non si erano ancora baciati e probabilmente non lo avrebbero mai fatto ma nella mia mente gli scenari erano del tutto diversi. La scrittura mi ha permesso di liberare la mente e in un certo senso di rendere reale ciò che mi affollava dentro. Sembrerò melensa e trita ma la scrittura per me è libertà. Chi ha una mente sempre in moto come la mia sa di cosa parlo.

  • Stai già lavorando ad un nuovo romanzo?

Grazie per la domanda, era quella che aspettavo. Gongolo da morire. Il mio prossimo romanzo uscirà a fine ottobre e si intitola “Chocolat Blanc”, è una pasticceria che compare anche ne “La filosofia di Zorba”. I protagonisti sono nuovi, dopo dieci anni ne avevo bisogno, però farà la sua comparsa più di una volta Marco Iovine uno dei personaggi di questo romanzo che è piaciuto tantissimo. Clio Cherubini e Romeo Ventura sono personaggi molto diversi da quelli descritti ne “La filosofia di Zorba”. Clio ha ventotto anni, si è sempre dedicata agli studi, è laureata in economia e sogna di lavorare per una potente azienda. Un giorno, durante un colloquio di lavoro, scopre che il proprietario di una multinazionale dolciaria la assumerà ad una sola condizione: deve sottrarre delle ricette a una delle pasticcerie più famose della città, il Chocolat Blanc. Clio accetta senza pensarci due volte e riesce a farsi assumere al Chocolat Blanc. Proprio quando sembra che si tratti di un gioco da ragazzi per lei, spunta il vice chef Romeo Ventura a complicarle le cose. Romeo è un appassionato pasticciere che le darà filo da torcere fin dal primo momento: e rivelazione delle rivelazioni, Clio Cherubini rappresenta per lo chef ventiquattrenne la prima donna con cui è stato a letto anni prima. Non rivelo altro per il momento ma posso assicurarvi che “Chocolat Blanc” è una commedia romantica nel vero senso della parola e spero possa farvi divertire. A parte questo, sono a metà stesura de “La seconda filosofia di Zorba” romanzo conclusivo sulla storia di Massi e Vale.

NdJ: Il libro è già uscito ed è disponibile su Amazon e Kindle Unlimited!

  • Devi consigliare il tuo libro a un nuovo lettore. Cosa gli diresti?

Credo basti una frase così per una volta non mi dilungherò, la mia editor sarebbe orgogliosa di me. “La filosofia di Zorba” non è solo un romanzo rosa ma nasconde tanto dentro di sé, basta leggerlo per scoprirlo.

Domanda plus

  • Ti lascio libero/a di aggiungere tutto quello che vuoi sui tuoi romanzi e il lavoro che c’è stato dietro, o il tuo amore per la lettura e la scrittura.

Ci sarebbe tantissimo di cui parlare. Spesso mi sento chiedere come sia la vita per un autore emergente, la mia risposta è sempre la stessa: faticoso ma esaltante. È vero, chi si autopubblica deve, in automatico, trovare da solo un modo per correggere il testo (ci tengo a sottolineare che qualunque testo va corretto in modo professionale, è un passaggio di vitale importanza per la buona riuscita di un romanzo) e deve anche promuoversi nei modi più disparati. Tutto ciò, porta via tempo e fatica, di solito per guadagni davvero irrisori. Quindi vi assicuro che gli autori emergenti non fanno tutto quello che fanno per un ritorno economico. In più, come se non bastasse, si pende dalle parole di ogni singola recensione e non nego che tutto questo sia stressante al punto da giungere alla conclusione che mollare sia meglio. Poi, ci si ricorda di tutti i lettori che hanno apprezzato il romanzo, di tutte le opinioni positive e molto spesso anche delle critiche costruttive, e si ricomincia tutto da capo: si ritrova l’euforia e la voglia di far conoscere il proprio lavoro. La professione dello scrittore è difficile, quella di scrittore emergente lo è ancora di più ma se si è convinti della propria storia, se si è soddisfatti del proprio scritto allora non bisogna mai mollare. Io sono tra quelli che non si arrendono, faccio parte di quegli scrittori emergenti che ogni giorno si impegnano perché anche un solo lettore in più legga il titolo del mio romanzo, non pretendo che lo compri ma almeno che ne senta parlare. Già solo questo è una grande vittoria.

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