@arte_alla_spina · Amministratrice @unteconlapalma · contributors

Bilanci di fine anno: evoluzioni social nel mondo di carta

2020: è presto per scriverlo?
Credo proprio di no, del resto mancano soltanto pochissimi giorni al nuovo decennio di questo sfavillante terzo millennio. Negli anni ’60 si fantasticava su macchine volanti, nuovi pianeti, razze aliene, teletrasporto … e invece siamo ancora qui a bruciare carburante e distruggere le foreste, mangiamo la stessa spazzatura che produciamo, o produciamo quella che mangiamo va a capire, sappiamo che abbiamo bisogno di un cambiamento drastico ma insultiamo chi lo propone. No, oggi non son qui per parlarvi di ambiente, sono qui per parlarvi di libri.

“E perché tutto questo preambolo?”, che volete! A scuola mi hanno insegnato che i temi si fanno partendo dal cappello, svolgimento e chiusa. Il mio cappello è questo: viviamo in un mondo in continua evoluzione, tutti i giorni viene scoperto qualcosa di nuovo, tutti i giorni viene inventato qualcosa di nuovo, tutti i giorni qualcosa di vecchio subisce un’evoluzione e nascono nuove figure. Succede nella moda, negli affari, nella medicina, nel commercio, nell’istruzione e sì, signori miei, succede anche nella cultura, fatevene una ragione!

Da alcuni anni, in campo “libroso” (lo so che sullo Zanichelli il suddetto termine non è presente ma l’ho usato volontariamente per far arricciare il naso ai più bacchettoni) sono nate (il femminile non è casuale perché, non me ne vogliano i maschietti ma il 90% di loro sono donne) le BOOKBLOGGER.

Chi sono? Cosa fanno? Perché esistono? Ma, soprattutto, che male vi hanno fatto?

Partiamo dalla prima domanda: le bookblogger sono delle persone che amano follemente i libri, ne esistono di ogni genere, ci sono quelle molto giovani, quelle più mature, le lettrici onnivore e quelle che si specializzano solo in alcuni generi. Qual è l’elemento fondamentale per essere una bookblogger? Beh, elementare Watson: avere un Blog, senza quello puoi essere una, non so, booklover, una amante dei libri oppure una contributor, ovvero puoi scrivere recensioni per un blog che non è tuo ma senza un blog non puoi, assolutissimamente (Zanichelli disapproved) definirti bookblogger. NO. ENNE O.

Cosa fanno? Leggono e recensiscono libri. Detta così, però, è davvero riduttiva. Una bookblogger cura il suo blog peggio di come Cenerentola lavava le scale di casa, lo mantiene sempre aggiornato, parla con gli autori, stringe collaborazioni con scrittori e/o case editrici, pubblicizza i libri che legge, non promette recensioni sempre positive, è professionale, non regala cinque stelle alle amiche e una stella all’antipatico di turno, non è invidiosa dello scrittore di talento anzi, lo stima e fa di tutto per farlo crescere, tanto meno è un’Idra pronta ad attaccare gli autori meno dotati … scrive semplicemente pareri sensati, non legge un romanzo ma lo studia, prende appunti per poterlo poi recensire al meglio, a volte fa anche interviste agli autori, crea contenuti originali, gira dei video, il social più usato? Sicuramente Instagram è il loro regno, fra storie, post nel feed e IGTV … le bookblogger sono molto più libere e riescono a raggiungere più facilmente il vasto pubblico rispetto ad altre piattaforme.

Perché esistono? Bella domanda. Vi siete mai chiesti quando è nato il primo scrittore o il primo giornalista? Sicuramente no, la nostra categoria è sorta così tanti secoli fa da non permetterci di ricordare lo scalpore suscitato. Io non so come sia andata all’epoca ma sono certa che il primo quotidiano e il primo giornalista abbiano suscitato circa lo stesso scandalo. Chiedersi “perché nasce” una determinata figura è un po’ come domandarsi “perché esiste il progresso”. Dal primo giorno in cui l’uomo è comparso sulla Terra egli ha iniziato ad evolversi, abbiamo scoperto il fuoco poi abbiamo inventato la ruota, il pallone da calcio e l’I-phone, chiaro no? Oggi nasce l’influencer, la bookblogger e via discorrendo. Oggi, quando vogliamo fare un dolce, cerchiamo la ricetta su Google, se dobbiamo andare ad una serata di gala, cerchiamo dei consigli sul look nella rete, anche per farci le unghie diamo una sbirciatina alle mode del momento … perché per i libri dovrebbe essere diverso? Anzi, con la crisi letteraria attuale, le bookblogger si meriterebbero un grande grazie perché stanno mantenendo a galla un mercato che, altrimenti, tolti i libri di testo e i pochi intellettuali in circolazione, colerebbe a picco. Vi siete mai chiesti quanto sia difficile per un autore emergente pubblicare e pubblicizzare il proprio libro? Le bookblogger offrono un servizio unico e utilissimo: recensiscono un volume sconosciuto, ne parlano, lo mostrano a tutti i loro followers, che sono migliaia e migliaia solitamente, creano eventi come cover reveal o blog tour per far girare il più possibile la notizia … risultato? Il giovanotto ha la possibilità di farsi conoscere e di vendere qualche copia in più. Non poche volte è capitato che un libro di un emergente, scritto in self (ovvero con una piattaforma che permette di pubblicare senza l’ausilio di una casa editrice), abbia scalato le vette delle classifiche, proprio grazie all’eco di bookblogger entusiaste, e sia diventato così importante da essere, poi, stato ripubblicato da grandi case editrici. Lo stesso romanzo, inviato direttamente allo stesso grande editore, probabilmente sarebbe finito su qualche mensola, giù in magazzino, a prender polvere. Non mi credete? Fate una prova 😉

Nel mondo della cultura anzi, in generale, nel mondo, farsi la guerra non porta a nulla di buono, troppo spesso leggo di giornalisti avercela a morte con le bookblogger accusandole di non essere in grado di scrivere e, viceversa, bookblogger accusare i giornalisti di essere arcaici. Perché questa diatriba? Signori, alzo le mani, non voglio litigare con nessuno e non intendo schierarmi ma … cercherò di analizzare i punti di vista e, per non offendere nessuno, partirò semplicemente dalla categoria che è nata prima: i giornalisti.

Diventare giornalista non è proprio una passeggiata, per due anni bisogna scrivere per una testata che, visti i tempi, può tranquillamente essere on line (antiquati a chi?), le regole cambiano di regione in regione ma, tutto sommato bisogna raccogliere circa 70 articoli, stamparli, consegnarli all’Ordine dei Giornalisti della propria zona insieme a tantissimi altri documenti, fra i quali i titoli di studio e dimostrare di avere la fedina penale immacolata. Non è una passeggiata, fidatevi, e non è nemmeno economico … ma l’iter è questo e ogni buon giornalista che si rispetti è tenuto a seguirlo, un po’ come per un diploma o una laurea, per ottenere il famoso patentino. Ovviamente, dopo tutti questi sacrifici, aprire un blog e notare che articoletti scritti con i piedi ricevono il triplo delle visualizzazioni di un’inchiesta dove c’hai perso il sonno … beh farebbe ribollire il sangue nelle vene a tutti. Ciò, però, che i giornalisti devono comprendere è che di fronte a recensioni scritte con i piedi con migliaia di visualizzazioni il sangue non bolle solo a loro ma anche a tante, tantissime, altre bookblogger che sgobbano dietro un pc ma il cui lavoro non viene riconosciuto. Quindi, prima di scagliare la freccia contro tutta la categoria, bisognerebbe separare la mela marcia dal cesto.

Bookblogger: aprirsi un blog non è semplice. A parte che ci sono spese vive, ma bisogna investire tantissimo tempo. Non basta svegliarsi una mattina e dire “sono una bookblogger” per esserlo, il primo anno di lavoro passa quasi in sordina, ci si spezza la schiena per i primi sei mesi solo per spargere i semi di quello che, un giorno si spera, sarà un bel blog, non il più grande o il più visitato, solo un bel blog. È un lavoro che ruba tante ore al giorno e non dona nulla in termini economici, lo si fa per passione e quando queste ragazze leggono le solite frasi da carta stampata … anche a loro inizia a ribollire il sangue nelle vene. Signorine, come sopra, frenate i cavalli, anche in questo caso non tutti i giornalisti sono uguali.

Quindi, arriviamo al nocciolo, qual è il vero problema? Il vero problema è che su dieci bookblogger tre sono delle impostore.

Quante volte leggo “bookblogger” e invece hanno solo un profilo instagram, quante volte leggo di autori che hanno inviato il libro a questa o quella ragazza e, la suddetta, non lo ha mai recensito o, addirittura, si scopre che lo ha rivenduto, quante volte leggo recensioni fatte malissimo! Altrettante volte mi imbatto in blog meravigliosi, in recensioni articolate, in ragazze che credono davvero in quello che fanno e lo fanno bene, lo stesso numero di volte in cui leggo articoli da togliere il fiato per la bellezza e pezzi, invece, che addirittura collezionano errori grammaticali come figurine Panini.

Insomma, cosa voglio dire? Che in tutte le categorie, dall’imbianchino, al parrucchiere, dall’avvocato all’agricoltore, dalla bookblogger al giornalista, ci capiterà di imbatterci nel grande professionista o nel ciarlatano. I miei consigli sono gli stessi per tutti: tenete gli occhi ben aperti.

Nel caso del giornalismo le leggi, almeno, ci tutelano: non possono essere minorenni, scrivono per una testata registrata in tribunale, sono iscritti ad un albo … insomma hanno un minimo di controllo e di responsabilità, nel caso delle bookblogger il controllo diventa più difficile. Ogni volta che si parla di rete si parla quasi di un mondo a parte dove le regole civili sembrano sfumare, non è vero ovviamente, le leggi sono valide in internet tanto quanto fuori, ma molte persone, soprattutto ragazzini giovani, non se ne rendono conto, iniziano così a giocar col fuoco creando gravi danni, prima di tutto a sé stessi. Tutti abbiamo fatto delle idiozie a quindici anni ma oggi, con internet a portata di mano, quelle famose ragazzate rischiano di diventare veri crimini. Farsi regalare un libro da un autore promettendo in cambio interviste, pubblicità, recensioni e rivenderlo, ad esempio, significa rubare, solo che se lo fate in un negozio vi ritrovate in centrale a chiamare i vostri genitori, su Instagram non solo è concesso, ma sembra quasi una cosa naturale, una gran furbata, ma di chi è la colpa?

Di chi compra il libro, bravissimi. Un po’ come quando, negli anni ‘90, andava di moda rubare gli stereo nelle auto, la colpa era di chi poi era disposto a comprare la merce rubata perché si sa, e questa è una legge vecchia come il mondo, senza domanda non c’è offerta. Certo, la ragazza potrebbe dire che lo ha comprato e non le è piaciuto perciò lo rivende ma… se ha un blog o recensisce libri su Instagram e il romanzo è autografato … a voi che vi costa mandare un messaggio all’autore per informarvi? Nulla, esatto, e allora fatelo! Seconda regola, avete scritto un libro, volete farlo recensire, vi arrivano un sacco di messaggi e non sapete a chi farlo leggere, vorreste mandarlo a tutti … SBAGLIATO.

Come scegliere una bookblogger piuttosto che un’altra? Ora, lo so che con queste affermazioni verrò linciata da alcune di voi ma, credetemi, lo faccio per il vostro bene e, soprattutto, per il bene della categoria. Prima di tutto affidatevi a bookblogger almeno maggiorenni, certo ce ne sono di minorenni brave ma secondo me oggi si corre un po’ troppo, fosse per me limiterei l’iscrizione ai social alla maggiore età per svariati motivi, uno di questi? I maggiorenni sono perseguibili per legge, quindi se proprio venite imbrogliati non dovete parlare con i genitori ma potete denunciarlo. Non solo, è mia opinione che  per poter affrontare una recensione, bisogna avere a che fare con una persona che abbia in tasca come minimo un diploma e che legga da almeno dieci anni (le favole all’asilo non contano) non credete?  Penso sia il minimo sindacale, voglio dire spesso gli autori sono ragazzi laureati, magari hanno scritto romanzi fantastici ma una ragazzina di 14 anni non ha ancora tutti i mezzi per comprenderli, come possiamo fidarci del suo giudizio? A quattordici anni è giusto farsi le ossa, leggere molto, costruire un proprio pensiero, insomma è l’età per studiare, ci sarà modo poi per maturare e aprire un blog ma a tempo debito, senza bruciare le tappe. Seconda regola: deve avere un blog o, almeno, scrivere per un blog. Solo Instagram non va bene, dovete affidarvi a vere bookblogger o a contributor che pubblicano recensioni per un vero blog. Assodato questo, entrate nel blog e iniziate a spulciare, leggete lo stile, assicuratevi che escano recensioni a scadenze regolari e non un mese si e quattro no, notate se è una blogger attiva che pubblicizza il suo operato anche fuori dal blog oppure no, insomma cercate di capire se lavora a pieno ritmo o se lo fa come hobby una volta al mese.

Dopodiché, se siete convinti, passate ai numeri, quali sono i numeri minimi? Per questo mi sono affidata ai consigli di una navigata bookblogger: il sito deve avere almeno 200 lettori fissi, deve raccogliere 10.000 visualizzazioni, deve esistere da non meno di sei mesi e contare circa 2000 followers su Instagram. È tutto in regola ma … legge libri del vostro stesso genere? Se avete scritto un fantasy e il blog si occupa di gialli siete capitati nel posto sbagliato, potrà essere anche la bookblogger migliore del mondo ma non giudicherà mai positivamente un genere che non ama leggere. Non finisce qui, un consiglio spassionato che mi sento di dare agli scrittori e, implicitamente ai bookblogger, è questo: metteteci la faccia. Autori non fidatevi di chi, su cinquecento post, non ha mai pubblicato una sua foto personale o un video in cui parla di un libro, non fidatevi di chi promette recensioni a destra e manca ma non fa mezza storia dove si mostra in viso, guardare negli occhi,conoscere il volto della persona a cui stiamo per affidare il nostro bene più prezioso è importante.

Bookblogger: fatevi vedere! Truccate, struccate, con i bigodini in testa, prima di andare dal barbiere, con la felpa, il pigiamone o l’abito da sera: non è importante come ma fatevi vedere. Le persone si sentono rassicurate guardando un vostro filmato, ascoltandovi parlare e poi … un video arriva molto più di un articolo, pensate solo a tutta la gente che “non ha letto il libro ma ha visto il film”. Ripeto “metteteci la faccia”, è il modo più veloce per mostrare il vostro valore e spingere la gente a seguirvi.

Infine, se proprio volete andare a cercare il pelo nell’uovo, potreste contattate l’autore di qualche libro recensito e chiedergli come è stata la sua esperienza, sicuramente un confronto diretto non potrà altro che farvi bene e schiarirvi le idee.

E per quanto riguarda i giornalisti? Beh, le regole sono pressoché identiche, i suoi articoli devono comparire su una testata registrata in tribunale, deve fare questo mestiere da più di due anni, deve scrivere anch’egli a scadenze regolari e trattare l’argomento di cui volete discutere. Se è un giornalista sportivo difficilmente si interesserà della vostra nuova ricetta culinaria, non trovate? Anche lui deve essere un tipo attivo, che fa viaggiare i suoi pezzi nella rete perché, ormai, se non la si trova in internet allora vuol dire che non esiste e … una buona dialettica, una scrittura frizzante, accattivante, che vi spinge a leggere fino in fondo un articolo lungo tre pagine perché riesce a prendervi, beh non guasta. Se trovate un giornalista così, non fatevelo scappare, sono merce rara 😉

E gli scrittori? Eh eh eh… credevate di esservela cavata? E invece no! Ho qualche perla anche per voi perché del resto io … posso capirvi benissimo! Pubblicare un libro non è mica facile? Che sia con una casa editrice o in self, che sia a pagamento oppure no, non esiste una bacchetta magica che trasformi un’idea in romanzo, un romanzo in un libro stampato e, soprattutto, un libro stampato in un best seller.

Cari i miei autori, prima di tutto vi consiglio vivamente di non lanciarvi alla cieca, è ovvio che dopo aver scritto un libro la mamma, la nonna, la zia, la vicina di casa vi diranno che è un capolavoro, il miglior libro mai letto, roba che Anna Karenina fatte da parte ma … sono pareri affidabili? Ovviamente no. Un libro scritto male, con errori di sintassi o grammaticali, con una forma sbagliata, che non riesce a rapire il lettore secondo voi… è un danno per l’editoria, che vede pubblicare centinaia di libri al giorno, oppure è uno schiaffo in faccia a voi stessi? Non arrabbiatevi con la bookblogger che, al contrario del vostro papà, sarà sincera nella sua recensione: non è cattiva, non sta minando alle vendite del vostro capolavoro, non vi vuole male anzi, vi vuole bene, così tanto bene che ha il coraggio di mostrarvi gli errori che voi, ed altri lettori affezionati, non avete notato. Vi sta facendo un favore, grazie ai suoi consigli voi saprete cosa evitare, o cosa aggiungere, nella stesura di futuri volumi. Ricordate poi che, nel momento in cui vi rivolgete ad una bookblogger o ad un giornalista, e vi siete accertati della loro serietà, state parlando con dei professionisti del settore che si prestano a lavorare per voi, sono disposti a leggere il vostro libro, che non è una passeggiata perché vuol dire reggere il tomo con una mano e prendere appunti con l’altra, scrivere un pezzo su di voi, informarsi sulla vostra vita e strutturare anche una bella intervista … il minimo che possiate fare è fornirgli una copia, che non è un dono costosissimo che state facendo ad un estraneo, state semplicemente fornendo materiale per pubblicizzarvi anzi, io alla copia aggiungerei anche un grosso grazie. Scrivere una recensione decente presuppone almeno una settimana di lavoro, escluso il tempo di lettura, articoli, interviste prendono molte ore, montare tutto sul sito, creare un’immagine accattivante, diffonderlo sui social … non ne parliamo proprio e, dulcis in fundo, quante volte voi autori vi dimenticate di lasciare un like o di condividere?

Ricordate che aiutare chi vi pubblicizza non è un atto di altruismo ma di egoismo, se lui cresce crescete anche voi, se lui non viene letto automaticamente non verrete letti nemmeno voi, fatevi furbi.

Infine, un consiglio spassionato a tutte le categorie che lavorano con le lettere: leggete. Vi sembra scontato? Non lo è! Sapete quanti giornalisti conosco che non leggono il quotidiano? Quante bookblogger che non leggono le recensioni degli altri? Quanti scrittori che non leggono libri? Troppi! Troppe volte ho sentito dire “mi piacerebbe scrivere un libro” seguito da “io non leggo molto, mi annoia”. Se non leggi come pretendi di saper scrivere e, soprattutto, se non leggi perché qualcuno dovrebbe leggere te? Oggi tutto è puntato sull’ “io” ma per crescere abbiamo bisogno del “noi”. Soltanto dopo aver studiato, letto, approfondito, solo a quel punto potete prendere la penna e scrivere… scrivere l’opera omnia della vostra vita o un semplice articolo contro qualcuno ma, se quel qualcuno non lo conoscete allora evitate brutte figure e frenate l’inchiostro, perché criticare senza approfondire l’argomento è l’atteggiamento tipico degli stessi personaggi poco seri che pretendete di giudicare.

Da ultimo, giornalisti, bookblogger e autori sono figure che lavorano nel mondo della scrittura ma gli uni non potranno mai prendere il posto degli altri, come un cardiochirurgo non potrà mai sostituire un neurochirurgo, entrambi operano sul corpo umano ma si occupano di due organi tanto complessi quanto differenti, quindi smettiamola di farci la guerra e iniziamo a collaborare perché, proprio come nel caso di due medici, il fine è lo stesso: la salute, nel loro caso del paziente, nel nostro della conoscenza.

Cosa? Non ho capito bene, ripetetemi la domanda … da che parte mi schiero io? Allora non sono stata chiara, non esistono parti e poi, io non posso schierarmi: scrivo per un giornale, per un blog e… sono anche l’autrice de “La Tavola degli Otto”. Appartengo a tutte le categorie, io sono la dimostrazione che la collaborazione porta solo vantaggi 😉

Raffaella Iannece Bonora

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