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Autori tra le righe – @venusmarionwriter

Scheda Tecnica

  • Nome autore: Venus Marion
  • Titolo opera: Gloria
  • Genere: Storico
  • Data di pubblicazione: 24 novembre 2019

Trama

Nell’anno di Nostro Signore 1214, a seguito della morte della madre, Cybele si ritrova nella contea di Nottingham, sotto la custodia dell’unico parente in vita rimastole: il vice sceriffo suo zio Guy di Gisborne. Messa alle strette dalla prospettiva di un matrimonio combinato, pur di evitare il letto di uno sconosciuto stringe una deprecabile alleanza con i fuorilegge della foresta di Barnsdale, capitanati da Adam di Locksley, figlio del famigerato e ormai defunto Robin Hood. Nascondendosi dietro un muro di bugie, Cybele inizia a muoversi all’interno di due mondi, quello di facciata al cospetto dello sceriffo e dello zio, e quello reale dei fuorilegge e degli abitanti della contea. Ma con l’arrivo di Sir Goliath di Rochester, suo promesso sposo, tenere il piede in due staffe si rivela più complicato del previsto. E forse dietro un classico matrimonio combinato si nasconde più dell’intento di Gisborne di trovare l’uomo ideale per sua nipote…

  • Formati Ebook e cartaceo
  • Prezzo Cartaceo €15,90
  • Prezzo Ebook €3,99
  • Dove si trova il romanzo: Amazon
  • Kindle Unlimited? Yes
  • Titoli altri libri pubblicati: La settima imperatrice-Lo scettro; Se fossimo stelle; Tutti i demoni sono qui

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Domande

  • Che cosa vuoi dirci di te come persona, oltre che come autore/autrice?

Sono una medievista scarsa, ma tanto appassionata. Adoro tutto ciò che bisbiglia “medioevo”, dai saggi ai romanzi, ma ho una leggera avversione per i film ambientati nei secoli bui: alla fine non mi piacciono mai, fondamentalmente perché sono storie in cui parlano solo gli uomini — che noia. Mi piace tutta la Storia in generale, ma non ho alcuna competenza attestata in materia. Sono solo profondamente convinta che guardare al passato sia l’unico modo per intravedere e modellare il futuro. E poi credo nelle fate, lo giuro, lo giuro!

  • Che cosa ti ha spinto a scrivere questa storia?

Ho sognato la prima scena. Non la prima scena attuale, ma la prima scena della prima, orrenda stesura. L’ho scritta per gioco, per puro divertimento. Poi la protagonista — Cybele — mi ha teso la mano, e da lì sono andata avanti a scrivere il romanzo che volevo leggere. Ci ho messo quasi dieci anni, ma si sa, il tempo vola quando ci si diverte 😉

La verità è che Cybele è apparsa quando avevo bisogno di un’amica che facesse casini più grandi dei miei. Della serie: “se io riesco a superare questa senza morire, tu puoi alzare il c**o e affrontare il tuo comodo mondo post-moderno!” Quindi, con il senno di poi, ho scritto questa storia per me stessa. Per convincermi che se ce la fa Cybele ce la faccio anche io. Ce la facciamo tutti. Magari perdiamo qualche arto nell’impresa, ma quelli sono dettagli.

  • Qual è il messaggio del tuo libro?

Che è tosta. La vita, la strada che scegliamo, la rotta che decidiamo di tenere. È tosta. A tratti è impossibile. Ma dobbiamo tenere la testa alta e arrivare alla fine, se non altro per essere fedeli a noi stessi. Anche se il prezzo che paghiamo per questa lealtà è esorbitante. È una questione di integrità, di spessore. Tutti vorrebbero percorrere la strada semplice e lineare, ma non è quella giusta. Quella giusta è quella dissestata, in salita; quella che ti tronca il fiato e ti spezza le gambe. La vetta si raggiunge solo da lì. Fa male? Da morire. Ne vale la pena? Lo scopri solo se cammini.

…troppo pesante? Ho un messaggio di riserva: Adam un è idiota.

  • Che cosa vorresti trasmettere al lettore?

Empatia, comprensione. La voce narrante appartiene ad un personaggio che di empatico e comprensivo ha davvero poco, ma quello è il bello. Vorrei che per quanto diverso dalla protagonista, ogni lettore riuscisse a sentirsi un po’ lei, a sentire quello che sente lei, a pensare “c***o, hai ragione, l’ho provato anch’io”. Certe emozioni sono universali. Il dolore, la paura, l’amore, il desiderio, la rabbia. Le proviamo tutti. Vorrei che il lettore le provasse insieme a Cybele, per condividere il proprio fardello con lei, e lasciarle sulle spalle un po’ del proprio. Non è questo il senso di scrivere e leggere storie? Sorreggere il peso del mondo insieme, almeno fino all’ultimo capitolo.

  • Come mai hai scelto questo genere?

Parafrasando una famosa citazione, non è lo scrittore a scegliere il genere, è il genere che sceglie lo scrittore. È in parte vero. Io scrivo un po’ di tutto, dal fantasy young adult ai western con gli zombie, ma il mio preferito resta sempre questo filone che ho ribattezzato “medieval contemporary”. In pratica me lo sono inventato. Volevo l’ambientazione di un romanzo storico, ma una voce contemporanea, moderna. Volevo che fosse anacronistico. Che avesse la magia del tempo andato e la brutalità del reale. Che fosse spudoratamente femminista. Che rispecchiasse la società di oggi parlando di quella di ottocento anni fa. Non sto dicendo che ho scritto un romanzo di denuncia, sarebbe a dir poco un eufemismo. Ho solo cercato di ficcare ciò che penso in un’avventura in abiti medievali, perché “why not?”

  • Che cosa ritieni abbia di particolare il tuo romanzo?

Oltre il fatto che sia un “medieval contemporary”, intendi? Dai, è una domanda bastarda, è come chiedere ad una madre quali sono le migliori qualità del suo bambino. Potrei sbrodolare lodi inutili fino a domani, perché sul serio, ho scritto il romanzo che volevo leggere, ha tutti gli elementi di cui sono patita, è in assoluto il mio libro preferito. E non perché l’ho scritto io, ma perché adoro la storia, il modo in cui viene raccontata, gli episodi che si susseguono. Però se devo dire con occhio critico ed esterno cos’ha di particolare, dico: Cybele. Cybele È il romanzo, ed è davvero particolare. Non solo perché è una donna medievale con la testa di una del ventunesimo secolo. A livello caratteriale, è una persona difficile. Si corazza di rabbia per affrontare ciò di cui ha paura. Mente a se stessa e agli altri. Deve trovare la sua strada in un mondo di uomini che ne hanno già decise altre per lei. Tutto questo restando strepitosa e fantastica. Non è facile, ragazzi. Provateci voi.

  • Perché hai scelto di parlarmi di questa storia e non di altre che hai pubblicato?

Perché questa storia per me è LA STORIA. Hai presente quelle balle sulla vocazione artistica e bla bla bla? Ecco. Sono vere. Gloria è la mia vocazione. Sono venuta al mondo per raccontarla. Magari la leggeranno dieci persone in tutto, ma non ha importanza. Io dovevo tirarla fuori. Scrivo ormai da più di quindici anni e scriverò per il resto della vita, ma niente di ciò che uscirà dalle mie mani sarà mai come questo romanzo. Non perché parli di me in modo particolare. Ovviamente parla anche di me, ma la verità è che parla di tutti. Anche di voi. Vi chiederete come faccio ad avere la presunzione di saperlo. Arrivate all’ultima riga e poi ne discutiamo. In ogni caso, ve lo dico da subito, non è un miracolo che posso replicare.

  • C’è un personaggio particolare in cui ti identifichi di più? Se sì, perché?

Goliath. Non so spiegare bene perché, è una cosa “a pelle”. Come quando esci una sera con un gruppo di gente che non conosci e individui subito la persona con cui hai qualcosa in comune. Nella vita vera, io e Goliath saremmo grandi amici. Lo comprendo alla perfezione. Vuole restare a galla in un mondo che non l’ha mai voluto, e non sa come si fa. Va a tentativi. Ovvio che sbagli. Ovvio che la paura lo renda a tratti codardo. Sbaglio anche io, sono codarda anche io. Quindi siediti, Liath, ti offro da bere. Alla nostra! E poi Luke. Luke è il mio spirit animal perché odia tutto e tutti. Quanto lo capisco!

  • Quando scrivi un romanzo sai già come andrà a finire la storia oppure parti da un’idea generale e poi ti lasci trasportare dal racconto stesso?

In generale, mi lascio trasportare. Posso avere una vaga idea di dove voler andare a parare, ma non ho mai un porto prestabilito nel quale dover approdare. So che così si perde molto più tempo per la prima stesura, ma adoro come l’incertezza e il non sapere vibrino magia pura. Le infinite possibilità che offre una storia si respirano tutte solo così. Poi, una volta abbozzata la prima stesura dall’inizio alla fine, ragiono sulle conclusioni. Cerco di capire se il finale veicola bene il messaggio narrativo, se colpisce nel segno. L’inizio di una storia è un biglietto da visita, ma la fine è la foto che conservi nel portafogli, per portarla sempre con te. Fai diversi scatti, poi tieni il migliore.

  • Cosa rappresenta per te la scrittura? E a che età hai iniziato a scrivere?

Ho iniziato a scrivere da bambina. Avevo un programma sul computer che ti faceva inventare storie. Lo adoravo. Il mio primo capolavoro è stato un retelling di Peter Pan, scritto alla tenera età di dieci anni. Obbrobrioso. Durante la prima adolescenza scrivere era uno sfogo, un rifugio (banale, ma vero). Intorno ai sedici/diciassette anni però mi sono imposta di smettere. Mi sembrava di non avere talento (sono ancora convinta di non averne), di non avere la preparazione giusta (idem), e non capivo dove potesse portarmi una passione che si prendeva tutto il mio tempo libero, tenendomi incollata davanti ad un monitor. Il fatto che qualche professore mi avesse detto che avevo una voce interessante non significava che ce l’avessi sul serio. Ero già introversa di mio, e mi sembrava che la scrittura mi tenesse ancora più distante dal mondo. Tutte scuse. Non lo faceva. In realtà era la mia lente per capire le cose, lo è ancora adesso. All’epoca ero solo cosciente di essere davvero scarsa, mi vergognano di quello che scrivevo, mi sembrava facesse tutto schifo. Succede anche adesso, ma ora ho imparato a fregarmene. Chi se ne importa se non sono brava, scrivere è l’unica cosa che mi piace davvero fare. Mi piace cercare le voci dei personaggi, mi piace incastrarmi sulla punteggiatura per giorni, mi piace rileggere le stesse frasi all’infinito, cercare i sinonimi, limare i dialoghi (provarli sotto la doccia), costruire i paragrafi, immaginare le scene. Quando scrivo sono felice. Quando scrivo sono la me bambina che giocava al computer e inventava storie. Chiamatemi quand’è pronta la cena.

  • Stai già lavorando ad un nuovo romanzo?

UNO? Ho in cantiere così tante storie che non mi basterà questa vita per finirle tutte. Ma tornando a parlare di Gloria, ho bozze di tre spin-off e un sequel. La verità è che voglio scrivere di questa gentaglia medievale fino alla fine dei miei giorni, quindi avrò di che divertirmi nei secoli dei secoli, amen.

  • Devi consigliare il tuo libro a un nuovo lettore. Cosa gli diresti?

Prendi Hunger Games, mettilo nell’Inghilterra di Giovanni Senza Terra, aggiungici bei vestiti e caminetti accesi, sesso nei momenti meno opportuni, OTP della vita, SPADE, togli il fantasy, mescola con le lacrime di tutti i feels, FRECCE, una spruzzata di disagio perenne, azione degna de I Pirati dei Caraibi, ma senza Pirati e senza Caraibi. Se sei confuso è perfetto, sei già in sintonia con i personaggi di quest’epopea. In sintesi: c’è tanta morte e tanto amore. Anche un pelo d’odio. Oh, e un po’ di rancore. E della sana vendetta. Ho già detto morte? It’s medieval time, b*****s!

Domanda plus

  • Ti lascio libero/a di aggiungere tutto quello che vuoi sui tuoi romanzi e il lavoro che c’è stato dietro, o il tuo amore per la lettura e la scrittura.

Non sembra, ma dietro ciò che scrivo ci sono ricerche di anni. Il fatto che io scelga con coscienza dei toni anacronistici non significa che me ne infischio di capire come funzionavano davvero le cose all’epoca. Gloria ha un contesto storicamente verosimile. Niente di ciò che troverete nella storia vi farà dire: sì, ma questo nel medioevo non c’era; sì, ma non funzionava così; etc etc. Ho studiato, mi trovate preparata 😉 Però se siete dei veri storici inorridirete lo stesso, mi dispiace. Soprattutto per i dialoghi. Al riguardo, mi è stato chiesto: ma perché i tuoi personaggi parlano così, come se fossero nati vent’anni fa, e non nell’ultima decade del 1100? Beh, è semplice: io nell’ultima decade del 1100 non c’ero. Non ho idea di come parlasse la gente. Non ne hanno idea manco gli storici, perché non c’erano nemmeno loro. Posso azzardare ipotesi, immaginare quale linguaggio veniva usato… ma se bisogna usare comunque l’immaginazione tanto vale che usi la mia. Quindi sì, nel mio medioevo si prendevano a parolacce, si bisbigliavano porcate e parlavano come parliamo noi adesso. Vi piacerà più di quanto possiate immaginare.

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