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Intervista – Simone D’Adamio

Salve amici! Oggi ho la possibilità di farvi conoscere uno scrittore esordiente scoperto da poco, Simone D’Adamio autore della mia ultima lettura “Un’altro giro di clessidra”. Curiosi? Allora bando alle ciance, vi lascio alla sinossi e, soprattutto, alle parole dello stesso Simone!  

Sergio è un ragazzo timido e riservato, poco inserito nell’ambiente scolastico e con delle lacune che rischiano di condurlo alla bocciatura. Dietro le sue assenze, più che letterali, si nasconde un segreto ancora inconfessabile: lui è Samuel Cook, un Druido che ha trascorso lunghi anni tra le terribili fosse di combattimento dell’isola di Servos. Il giovane, attraverso un’anomala attività cerebrale, può connettersi con questo mondo parallelo e tentare di risollevare non solo le sorti della propria stirpe, ma in generale di un Continente votato alla corruzione e a dividersi, sempre più pericolosamente, in una disperata lotta per il potere. Il difficile equilibrio tra queste due esistenze viene scosso anche da alcune novità che costringono Sergio a uscire dal proprio guscio: una ragazza e… un gruppo musicale. In ballo ci sono non solo le questioni personali o quelle legate ai Druidi, ma anche e soprattutto la necessità di far luce sulla propria natura.

1. Ciao Simone, parlaci un po’ di te…

Sono medico dermatologo a Roma anche se sono di Vasto, in Abruzzo. Sono innamorato del mio lavoro ma amo la letteratura e mi piace rifugiarmi nei mille mondi fantastici che solo un buon libro può offrire. I libri sono il mio modo di staccare e ricaricare le batterie.

2. Quando hai scoperto l’amore per la scrittura e com’è accaduto?

Ho scoperto di amare la scrittura al liceo, quando pian piano alla voglia di leggere sempre libri nuovi si è aggiunto il desiderio di scriverne uno tutto mio. È stata una conseguenza diretta della mia voglia di scoprire se potevo farcela a dare sfogo alle mille storie che mi viaggiavano in testa.

3. Come è nato “un altro giro di clessidra”?

Un altro giro di clessidra nasce inizialmente come una storia esclusivamente fantastica, scaturendo dalla passione per il fantasy e la fantascienza, generi che leggo fin dall’adolescenza. L’impianto misto, ovvero l’idea di percorrere la storia di Sergio, sognatore accanito, parallelamente al contenuto dei suoi viaggi onirici ambientati nell’immaginario continente di Grandia è nata in seguito. Ho pensato che fosse un esperimento innovativo, e potesse avvicinare al romanzo anche chi non è fortemente addentro rispetto ai generi sopracitati. Inoltre, amo i romanzi di formazione e seguire la crescita del giovane Sergio nella realtà di tutti i giorni mi affascinava fortemente.
Sentivo di dover dare risalto a una tipologia caratteriale spesso bistrattata nell’immaginario contemporaneo. Oggi si penalizza chi ha tanto da dire ma ha necessità dei suoi tempi per farlo, proprio come Sergio. Forse anche io sono così.

4. Il tuo libro è in bilico fra il mondo attuale ed un passato lontano, quello dei druidi e dei celti. Quanto studio c’è dietro ogni capitolo?

Ho lasciato molto spazio all’immaginazione. Il mondo dei druidi voleva essere un richiamo a personaggi classici dell’universo fantasy, ma l’impianto del mondo di Grandia deriva quasi totalmente dalla mia immaginazione e dall’ispirazione tratta dalla realtà quotidiana. Devo dire che non ho fatto particolari ricerche per tratteggiarlo: ho solo attinto alla mia fantasia e a tutte le letture che negli anni mi hanno sicuramente influenzato.

5. Per il tuo romanzo hai scelto un titolo molto particolare, come è sorta questa idea?

Nasce dalla considerazione che quasi tutti i protagonisti hanno bisogno di un’altra opportunità. Un altro giro di clessidra, oltre a essere il titolo del singolo d’esordio della band nella quale Sergio viene coinvolto come bassista, è la richiesta di una seconda chance: una nuova possibilità per scegliere il futuro migliore, ripartendo da zero. Un monito per tutti coloro che si scoraggiano e non ottengono dalla vita il risultato sperato… Non mollate, e un giorno lo avrete. Ognuno ha il diritto di sbagliare e il dovere di rimettersi in piedi.

6. A chi si rivolge il tuo libro? Descrivici il tuo lettore ideale…

Non ho un lettore ideale. Ho cercato di rendere fruibile il romanzo a un pubblico variegato, non solo un pubblico giovane che sicuramente può riconoscersi in Sergio e nelle sue insicurezze ma anche un pubblico più maturo che ama il romanzo d’azione con un pizzico di soprannaturale e di elementi fantastici.

7. E invece quando posi la penna, che tipo di lettore sei?

Abbastanza onnivoro. Amo come già detto fantasy e fantascienza, ma leggo molto anche romanzi non di genere. Kent Haruf è tra le mie ultime scoperte, e mi ha lasciato davvero incantato.

8. Quali libri ti hanno spinto a dire “voglio farlo anch’io“?

Forse sono un po’ troppi… Comunque sicuramente la lettura del Trono di Spade mi ha dato una forte spinta a completare il romanzo… Ho pensato alla gioia che deve aver provato l’autore a immaginare un mondo tutto suo, ed è stata una molla eccezionale.

9. A cosa pensi quando scrivi, a cosa ti ispiri, qual è la tua musa?

Alla realtà, ai miei sogni alle mie aspirazioni… Non c’ è una cosa in particolare che mi ispira. È come leggersi dentro e far scorrere la penna: sai che sta succedendo ma non sai esattamente come e perché. Non è questa forse la magia della scrittura in fondo?

10. E infine, ultima domanda da un milione di dollari: progetti futuri?

Forse un sequel, forse una nuova storia. Certamente non appendero’ la penna al chiodo e farò di tutto per continuare a mettere su carta ciò che sento. 


Grazie a Simone per averci fatto guardare dallo spioncino di “un altro giro di clessidra”, è sempre affascinante osservare il dietro le quinte. Per saperne di più leggete la mia recensione (link recensione) e visitate il profilo IG di Simone Simone D’Adamio (@simonedadamio) • Instagram photos and videos

Raffaella

Recensione – Un altro giro di Clessidra – Simone D’Adamio

Autore tra le righe – @simonedadamio

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