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Autori tra le righe – @lillyan42

Scheda Tecnica

  • Nome autore: Lily Lorenzini
  • Titolo opera: Sympathy for the Devil, il Diavolo non è poi così male
  • Genere: Urban Fantasy
  • Data di pubblicazione: Gennaio 2019

Trama

Sympathy for the Devil – Il Diavolo non è poi così male, è un romanzo frizzante, dallo stile discorsivo, che narra le vicende di Sympathy Liddell, giovane californiana che, senza rendersene quasi conto, a un tratto si trova immersa in un mondo soprannaturale parallelo a quello reale, un mondo di cui tutti ignoriamo l’esistenza, nonostante la presenza degli esseri che ne fanno parte sia ben radicata e amalgamata con le nostre vite. Sono diavoli, angeli, streghe, mutaforme, che vivono tra noi, in fondo nemmeno nascondendosi troppo, dissimulati solo dall’incapacità umana di saper credere, condizionando le nostre esistenze sino a modificare il corso della storia. Giorno dopo giorno, nell’arco di sei mesi, Sympathy scopre i meccanismi occulti che determinano il successo, la disfatta, la pace e la guerra, meccanismi che si muovono per vie misteriose, forse frivole, forse occulte, sicuramente determinanti. Imparando a conoscere il tenebroso Luc e il bellissimo ma pedante Michael, Sympathy impara a conoscere se stessa, a dominare le sue debolezze e a comprendere le sue potenzialità che, metaforicamente, sono quelle dell’umanità tutta: c’è una forza primigenia e spirituale in lei, deve solo capire come impiegarla, ma non sarà facile, considerato che quando il velo della realtà si scosta mostrando le vere regole che governano il mondo, i concetti di bene e male si capovolgono e niente è più come credevamo… o forse sì?

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Domande

  • Che cosa vuoi dirci di te come persona, oltre che come autore/autrice?

Che sono una Nerd! Amo la fantascienza e il fantasy sin da quando ero piccola, il primo film che ricordo di aver visto al cinema è Star Wars e avevo solo tre anni! Mia mamma, che purtroppo ho perso quando avevo diciotto anni, amava leggere e scriveva benissimo, è stata lei a lasciarmi questa passione, e per questo motivo mi è ancora più cara. Amo gli animali, soprattutto i gatti (ne ho due), viaggiare e il ballo country. Che altro? La mia filosofia di vita si ispira alla frase latina Amor Fati, espressione legata alla filosofia stoica. Significa letteralmente “amore del fato”, cioè “ama il tuo destino”. Ma non interpretarla come una forma di rassegnazione a ciò che succede senza possibilità di opporvisi. Va intesa come amare incondizionatamente il proprio fato dopo essersi impegnati in scelte e percorsi personali, costruendolo giorno per giorno affinché il futuro diventi quello che desideriamo.

  • Che cosa ti ha spinto a scrivere questa storia?

Avevo scritto solo racconti, poesie e monologhi prima di questo romanzo. Poi, un bel giorno, l’idea mi è balzata in testa quasi all’improvviso ed è stata proprio lei a spingermi a scrivere tutta la storia. Ho iniziato a scrivere senza sapere che ne sarebbe scaturito un romanzo di 276 pagine! Anche i personaggi stessi, che hanno preso vita dall’idea, hanno iniziato a delinearsi con prepotenza nelle loro personalità e dopo un po’ anche loro hanno iniziato a spingere!

  • Qual è il messaggio del tuo libro?

Beh, diciamo che questo libro presenta diversi messaggi… quello che preferisco è relativo alla protagonista: Sympathy non ha avuto una vita facile ma nonostante tutto è una tipa “tosta” che non molla mai, non si perde d’animo e sa imparare dai propri errori… vorrei che tutte le ragazze fossero come lei, vorrei che capissero che la famiglia, gli amici, un fidanzato, sì, sono importanti, ma non sono indispensabili per essere se stesse e realizzare i propri sogni. Noi donne siamo più forti di quanto pensiamo e, purtroppo, spesso vogliono farci credere!

  • Che cosa vorresti trasmettere al lettore?

In primo luogo curiosità per tutto ciò che non fa parte del quotidiano, tutto ciò che è intorno a noi ma “velato” ai nostri occhi. Partendo da questa curiosità, mi piacerebbe instillargli un poco di senso critico per poter imparare a vedere le cose non solo per come ci è stato insegnato, ma con il proprio giudizio e raziocinio, imparando anche a immedesimarsi negli altri. Se c’è una cosa che ho imparato nella vita è che non esiste una sola verità ma esistono diversi punti di vista che dobbiamo imparare a comprendere e rispettare. È per questo che in Sympathy for the Devil prendo le parti del più cattivo dei cattivi! In fondo, anche lui ha le sue “buone” ragioni! Inoltre, “Sympathy” non significa solo “simpatia”, significa anche comprensione, condivisione dei sentimenti… è qualcosa che va anche oltre l’essere empatici, e penso che tutti dovremmo sforzarci di esserlo sempre.

  • Come mai hai scelto questo genere?

Se ti dico che  è questo genere che ha scelto me? Ho letto un milione di libri di ogni genere, nella mia vita, ma quando è scattata la scintilla che mi ha fatto intraprendere questo viaggio, è stata la storia che mi ha guidato. Se ci ragiono un po’, ti posso dire che sono una persona che tende a sognare ad occhi aperti, quindi forse per questo mi è venuto spontaneo immaginare una storia che mescolasse elementi fantastici con quelli reali… non è bello trovare un po’ di magia nella quotidianità?

  • Che cosa ritieni abbia di particolare il tuo romanzo?

È un romanzo un po’ atipico, come urban fantasy, lo ammetto! Ci sono molte descrizioni di stregonerie e demoni che si rifanno a veri antichi testi di magia. Ho  studiato a fondo libri come La chiave di Salomone e le nozioni che ho appreso le ho riportate, ovviamente romanzandole un poco, all’interno della storia. Un’altra cosa per cui si differenzia dalla maggior parte dei fantasy è il carattere della protagonista. Come dicevo prima, è una ragazza molto forte, pratica e risoluta, che non si abbatte mai di fronte alle difficoltà e che sa badare a se stessa, insomma… per quello che può, visto tutto quello che le capita, non è una che aspetta un principe azzurro che la salvi, Sympathy si salva da sola.

  • C’è un personaggio particolare in cui ti identifichi di più? Se sì, perché?

In realtà no, perché c’è un po’ di me in ognuno di loro, nel bene e nel male. Devo dire però che la protagonista mi piace molto, amo la sua forza e la sua capacità di adattarsi a tutto quello che le capita, a tutte le situazioni… ecco, in questo io e lei siamo molto simili, solo forse io fatico un po’ di più per riuscirci. Luc, invece, beh… per certi versi vorrei essere come lui: misterioso, enigmatico, e, ovviamente, spesso cattivo ed estremamente bugiardo: io non sono misteriosa nemmeno un po’, mi si legge tutto in faccia! E poi sono buona e non so dire bugie… insomma, se mi conoscesse non sarebbe affatto fiero di me!

  • Quando scrivi un romanzo sai già come andrà a finire la storia oppure parti da un’idea generale e poi ti lasci trasportare dal racconto stesso?

Io non pianifico molto, non preparo schemi, non studio le caratteristiche dei personaggi nei minimi dettagli. Lascio che sia la storia a raccontarsi e che loro “escano” da soli, agendo ognuno in base al proprio temperamento. In realtà la storia la fanno quasi tutta loro! Però devo ammettere che per il romanzo che sto terminando adesso, ho scritto il primo capitolo e poi ho abbozzato l’ultimo subito dopo… poi sono arrivati “loro” e ovviamente la fine l’hanno un po’ stravolta… però non troppo… insomma, per Sympathy è stato un fluire di eventi determinati dalle azioni dei protagonisti, per questo in cantiere, alla fine, io e i personaggi ci siamo trovati abbastanza d’accordo!

  • Cosa rappresenta per te la scrittura? E a che età hai iniziato a scrivere?

Come ho accennato prima, scrivere è un po’ come mantenere aperto un canale con mia mamma che non c’è più, per cui è una cosa che mi rasserena. Però, a volte, è anche un modo per scaricare lo stress e auto-psicanalizzarmi: è catartico, è un modo per purificare lo spirito e pulirlo dalle ansie e dalle paure. Stephen King, ha definito la scrittura “una forma di telepatia”: è come trasmettere i propri pensieri ad altre persone che sono lontane dallo scrittore, nel tempo e nello spazio… addirittura, anche oltre la morte. Trovo che sia una definizione bellissima e veritiera, sono rimasta affascinata da questa sua interpretazione, e, decisamente, penso che questa magia ripaghi tutta la fatica. Quando ho iniziato? Le poesie quando avevo sedici anni, poi intorno ai venti ho provato a scrivere un romanzo di fantascienza che però non ho mai terminato (è nel cassetto, chissà, forse un giorno lo completerò!). Per lavoro, scrivo e ho sempre scritto moltissimo e, anche se non si tratta di fiction, devo dire che è stato ed è comunque un buon allenamento. Vorrei solo aggiungere che sono dell’idea che prima di iniziare a scrivere si debba leggere tanto, ma davvero tanto! Uno può studiare tutti i manuali e frequentare le migliori scuole di scrittura, ma è solo leggendo gli altri, sia quelli bravi che quelli meno bravi (anzi, dai libri scritti male si impara anche di più, si impara a capire quello che non funziona), che si può pensare di iniziare a scrivere un romanzo.

  • Stai già lavorando ad un nuovo romanzo?

Sì! Ho quasi terminato di scrivere un altro urban fantasy i cui temi principali sono amore e morte… è stato divertente scriverlo perché è ambientato in Italia, fra Toscana e Lazio, quindi ho giocato in casa! Però è stato anche molto impegnativo perché ho deciso di scriverlo con un POV in prima persona dal punto di vista del protagonista, che è un ragazzo, quindi è stata un po’ una sfida, anche se posso dire di essermela cavata bene, almeno da quello che mi hanno detto i “maschietti” a cui ho fatto leggere le parti… diciamo… meno femminili!

  • Devi consigliare il tuo libro a un nuovo lettore. Cosa gli diresti?

Gli direi che è un libro divertente, un po’ nerd ma anche sensuale e pieno di spunti interessanti, e nonostante abbia tanto contenuto si tratta di una lettura veloce, per nulla pesante. In Sympathy for the Devil, il Diavolo non è poi così male, ce n’è per tutti i gusti, nessuno rimane deluso!

Domanda plus

  • Ti lascio libero/a di aggiungere tutto quello che vuoi sui tuoi romanzi e il lavoro che c’è stato dietro, o il tuo amore per la lettura e la scrittura.

Vorrei lasciarti un pezzo che ho scritto dopo Sympathy for the Devil; ogni tanto sulla pagina Facebook del libro pubblico elementi letterari e immagini che integrano il romanzo. È un monologo di Satana, si può leggere anche se non si è letto il libro e si intitola “Non Serviam”, cioè “non servirò”:

Una volta avevo uno scudo, una corazza e una spada. Ero un guerriero. Un guerriero senza nessuno contro cui combattere. Facevo parte di un esercito potente, ma non avevamo mai affrontato una battaglia, né l’avremmo fatto. Quale folle crea un esercito se non ha nemici? Qual era il nostro scopo? Vanità? Autocompiacimento? Voi umani non siete gli unici a doversi porre domande esistenziali senza risposte. La mia corazza brillava della stessa luce del sole, il mio scudo racchiudeva mille universi tuonanti, la mia spada ardeva del fuoco più feroce… ma non avevo nessuno contro cui usarli. A volte mi chiedevo (a quanto pare, ero l’unico a porsi delle domande) se prima o poi sarebbero arrivati degli avversari. Fu per un periodo breve, quando ancora l’uomo non esisteva e la terra era una roccia pulsante di magma, invasa da vapori mefitici… un periodo breve che durò milioni di anni. Ancora non sapevo che l’Avversario ero io. Ero predestinato a esserlo? Lui aveva previsto tutto? La mia ribellione faceva parte dei suoi piani misteriosi? Chi può saperlo? Come potevo solo lontanamente immaginarlo… nemmeno Morte esisteva… né Odio né Vendetta… c’era solo Amore. Ero un essere quasi onnisciente. Quasi, perché non potevo sapere ciò che ancora non era stato creato. Probabilmente è da questo che la mia rabbia ha iniziato a germinare. Non è così anche per voi? Esistere e non conoscere lo scopo dell’esistenza. Mi ha fatto un bello scherzo, no? Si è preso gioco di me guardando crescere la mia frustrazione eone dopo eone, ridendo della mia insofferenza, lasciando che iniziassi a confidarmi con i miei pari, tramando alle sue spalle una ribellione che lui stesso aveva progettato, trasformandomi in uno strumento inconsapevole dei suoi malsani progetti. Era l’unico modo? Possibile che non ci fosse altro modo? La trasformazione è alla base dell’esistenza, è vero, ma io valevo troppo per meritare tutto questo! Io credevo in lui! Lo amavo più di me stesso. È esattamente quello che poi ho fatto con voi, trascinandovi via dall’Eden con l’inganno, ma di chi è la colpa? Mia o del seme corrotto che Egli stesso ha instillato dentro di me? Eppure ancora adesso, io e io soltanto rappresento il Male agli occhi di tutti. Io, che sono la sua prima vittima, la prima vittima dei suoi giochi insensati. Nacqui nella sua Grazia al solo scopo di cadere negli abissi più profondi. Se c’è una logica nei suoi piani, si direbbe che adesso dovrei cercare la redenzione, pentirmi dei miei errori, rinnegare le mie azioni. Ma non lo farò. Non ho più una spada, né un’armatura né uno scudo, ma resto sempre un guerriero.

Grazie mille!

-Lily.

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