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Recensione – L’Eredità di Agneta – Corina Bomann

Scheda Tecnica

Trama

Stoccolma, 1913. Dall’ultimo violento litigio con i genitori a Natale, Agneta ha chiuso ogni rapporto con la famiglia di origine, rinunciando al titolo nobiliare di contessa di Löwenhof e trasferendosi in un piccolo appartamento nel quartiere studentesco della capitale. A venticinque anni, il suo sogno non è certo sposarsi con un buon partito, ma studiare per diventare pittrice, lottare per il diritto di voto insieme alle amiche femministe e, soprattutto, vivere liberamente le sue passioni, compresa quella per Michael, aspirante avvocato. Finché una mattina un telegramma le porta una notizia destinata a cambiare completamente il corso della sua vita: il padre e il fratello sono rimasti coinvolti in un incendio, e la madre le chiede di tornare subito a Löwenhof. Inaspettatamente, i verdi prati, i boschi imponenti, i recinti dei cavalli e la bianca villa padronale suscitano in lei una strana malinconia. Ancora non sa che la situazione è molto più grave del previsto e che sarà posta di fronte a una scelta: prendere la guida della tenuta o continuare a inseguire i suoi sogni di libertà. Dilaniata dal dubbio che l’incendio sia stato doloso, tormentata dalla madre che vorrebbe vederla sposata con un aristocratico, Agneta troverà sostegno solo in Max, il giovane amministratore delle scuderie da cui si sente pericolosamente attratta…

Recensione

Salve lettori, oggi vi parlerò del secondo libro della Bomann che ho deciso di leggere. L’anno scorso, a Natale, acquistai a scatola chiusa un pacchetto già incartato che si rivelò celare “L’angelo di vetro”.

Quest’anno, invece, ad occhi ben aperti, ho comprato il primo volume della trilogia “Le signore di Löwenhof”, l’eredità di Agneta. Un bel volume che, memore del 2018, mi auguravo di divorare in pochi giorni e invece… arrivare alla fine è stata una lotta. Mi sono dovuta obbligare, specialmente per le prime 400 pagine (mica poco?).

Il romanzo si è rivelato molto lento, con ampie descrizioni inutili che rischiano solo di far perdere il filo della vicenda. I primi capitoli sono un susseguirsi di lamentele, per fortuna dall’ottavo capitolo la storia sembra imboccare una strada, peccato che poi la perda di continuo! È come se l’autrice non sapesse bene dove portarci… del resto questo è un difetto che avevo già notato ne “L’angelo di vetro”(anche se in quel caso si fa subito perdonare). Il volume è stracolmo di parti descrittive inutili e, invece, mancano episodi di vitale importanza. Corina non ha di certo il dono della sintesi ma a momenti alterni. Quando deve stringere si dilunga, quando il lettore ha sete di saperne di più, salta gli episodi a piè pari lasciandoci a bocca asciutta. Sminuisce l’entrata in scena di un personaggio che, nella sinossi in quarta, sembra fondamentale riassumendo in due righe la nascita di un’intera situazione rocambolesca. È un libro di 639 pagine che, probabilmente, avrebbe potuto raccontare le stesse cose in 320.

Se da un lato perdiamo tanto tempo a conoscere carrozze, cavalli, treni, città e campagna, dall’altro ci ritroviamo in un batter d’occhio dal 1913 all’estate del 1914 accanto a personaggi ormai familiari all’interno della trama ma estranei per il lettore. L’aspetto peggiore è che non si riesce a capire dove voglia andare a parare, qual è il bandolo della matassa? La famiglia? La società? La risoluzione di un caso? L’amore? Non si sa, quando crediamo di saperlo Corina ci fa perdere la bussola. L’autrice non sa gestire il tempo: cinque minuti possono durare per un paragrafo, tre mesi volano in mezza pagina tanto che noi lettrici romantiche non riusciamo ad innamorarci nè a soffrire con la protagonista e tutto ciò è stressante. Agneta è un personaggio ambiguo, rivoluzionario nella sua “anti-rivoluzioneità”.

(ALLERTA SPOILER)

Il libro si apre su una ragazza che studia arte a Stoccolma ma ben presto tutto cambia e Agneta diventa l’erede di Lowenhöf, la grande tenuta di famiglia. Agneta abbandona i pennelli e imbraccia i libri contabili dall’oggi al domani, senza più toccare una tela. Se la ragazza fosse stata una vera artista, non le sarebbe stato possibile, dipingere per un artista non è un passatempo, è una necessità. Agneta è una suffragetta che, in barba al desiderio di libertà, si mette alla ricerca di un marito. Il lettore si perde perchè ha a che fare con un personaggio che dice di essere una cosa e si comporta all’opposto. La mia idea, per spiegare questa incoerenza, è che in realtà Agneta è una tradizionalista che non vedeva l’ora di gestire il podere familiare ma, inizialmente, sapendo che non avrebbe mai potuto, ha cercato un modo per esprimere il suo malessere e lo ha trovato facendo scelte di vita impopolari per il suo ambiente, insomma niente di più di quello che fanno tutti gli adolescenti in lotta con in propri genitori. Agneta rifiuta i suoi genitori ma in realtà sta lì in attesa di un cenno di assenso e, alla fine, imbocca la via scelta da sua madre perchè ella stessa scopre che è il sentiero più giusto. Agneta non è Jò che parte per fare la scrittrice e sposa un vecchio professore (n.d.t. la protagonista di “Piccole Donne”), Agneta è più una Jo che resta a casa, dimentica la scrittura e  sposa Laurie.

(FINE SPOILER)

Io personalmente non l’ho trovato affatto coinvolgente ma soprattutto a causa dello stile. La seconda parte è sicuramente più avvincente ma… non è sufficiente.

La storia, in sé per sé, è bella, molto bella. Ci troviamo all’inizio del ‘900, Agneta e Stella ricordano un po’ Rose del Titanic e sua madre, la ragazza è una giovane femminista che si batte per la parità, ci offre uno squarcio sul mondo dell’epoca, sui lenti progressi del tempo, sulle disparità di genere, sulle difficoltà di farsi spazio, per una ragazza, in un mondo maschilista, ancora arpionato al passato, recalcitrante ad accettare donne libere ed indipendenti. Corina ci mostra i combattimenti quotidiani, non solo le grandi lotte, ma quelle piccole, casalinghe che, come tante gocce, hanno poi guidato tutte noi dall’oscurità alla luce.

Nonostante ciò, nonostante ci troviamo a cavallo dello scoppio della prima guerra mondiale, inondati dalla paura e dalle passioni del caso, alcuni cambiamenti repentini di registro e manchevoli descrizioni di taluni personaggi e situazioni ci bloccano. Il libro non rapisce, gli manca quel quid …è come la differenza che passa fra l’ottima copia della Gioconda e… la Gioconda. Gli ultimi capitoli ci regalano qualche colpo di scena, alcuni spaccati di vita più affascinanti rispetto ai precedenti, lo stile si fa più incalzante. L’impressione è quella di un autore che deve riempire tot pagine ma, una volta che si è tolto il fardello di dosso e sa che ormai il peggio è passato, può dare il meglio di sé. Peccato che sia dovuta arrivare al cinquantesimo capitolo per apprezzare L’eredità di Agneta. Nonostante il colpo di coda, però, credo che, come per “La Villa delle Stoffe”, non leggerò il secondo…a meno che non lo trovi in sconto.

Raffaella

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