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Recensione – Carrie – Stephen King

Scheda Tecnica

Trama

Carrie è un’adolescente presa di mira dai compagni, ma ha un dono. Può muovere gli oggetti con il potere della mente. Le porte si chiudono. Le candele si spengono. Un potere che è anche una condanna. E quando, inaspettato, arriva un atto di gentilezza da una delle sue compagne di classe, un’occasione di normalità in una vita molto diversa da quella dei suoi coetanei, Carrie spera finalmente in un cambiamento. Ma ecco che il sogno si trasforma in un incubo, quello che sembrava un dono diventa un’arma di sangue e distruzione che nessuno potrà mai dimenticare.

Recensione

Se anche voi avete letto “On Writing”, sappiate che ho pianto quando l’editore comunicò a Stephen King che la “Signet Book” si era aggiudicata i diritti per l’edizione tascabile di Carrie, il suo romanzo d’esordio. Offrirono 400.000 dollari, metà dei quali sarebbero andati a lui. La famiglia King non se la passava bene, ma questa cifra permise allo zio Steve di lasciare l’insegnamento e di dedicarsi al mestiere dello scrittore a tempo pieno. La cosa assurda è che il Re del Maine aveva appallottolato e cestinato le prime pagine di questo romanzo, vendere racconti brevi alle riviste fruttava rapidamente alcune centinaia di dollari. Dobbiamo ringraziare la moglie Tabitha, scrittrice e fotografa, per la sua opera di convincimento e supporto.

Aprendo Carrie, il libro di cui vi parlerò oggi, salta subito all’occhio l’aspetto strutturale del romanzo: Stephen King racconta la storia utilizzando articoli di giornale, passaggi di libri e persino le trascrizioni di alcune testimonianze, tutto ovviamente frutto della sua fantasia.  Il King esordiente è già maestro di stile e Carrie non è un classico “romanzo di genere”, ma si eleva rispetto alle cafonate che affollano la sezione horror delle librerie. È una profonda denuncia sociale del fanatismo religioso e del bullismo fra i giovani, tema attualissimo ma all’avanguardia per gli anni ’70. Gli antagonisti della storia sono la madre, un’estremista cristiana (questo è un personaggio ricorrente nelle opere di Stephen King) e i compagni di scuola, che tradiscono Carrie quando lei inizia a sperare in una vita diversa. La critica al bullismo è fortissima: puoi essere un amico, puoi essere un compagno, ma puoi essere anche la causa di un suicidio o della tua stessa morte. Questo è il motivo che ha spinto le scuole americane a boicottare fortemente il libro, si temeva potesse generare atti di violenza. L’uomo che batte questi tasti non può condannare Carrie White, la vera vittima, il mostro creato da questa società malata e dalla sua “caccia alle streghe”.

I lettori intuiscono da subito che la storia finirà male, anche se non possono essere del tutto consapevoli della portata dell’orrore. Zio Steve, grazie a continui salti temporali, anticipa gli eventi futuri, ma non proprio tutti e nasconde qualcosa fino alla fine. Dopo le prime cento pagine, il ritmo, incalzante e drammatico, vi terrà inchiodati alla lettura. Brian De Palma, grande regista, riconobbe subito il potenziale di quest’opera e l’adattò per il “grande schermo”. Questa è l’unica trasposizione degna di nota, tutto il resto non va neanche nominato. Il mio parere è che dobbiate divorarlo, facendolo leggere anche ai giovanissimi, i quali hanno bisogno di capire a cosa portino certe azioni.

Benvenuti nel Bazar dei Brutti Sogni, fate buoni incubi!

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