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Recensione – Eppure cadiamo felici – Enrico Galiano

Scheda Tecnica

Altre opere dell’autore: Il pesce rosso (2018), Tutta la vita che vuoi (2018), Più forte di ogni addio (2019).

Trama

Il suo nome esprime allegria, invece agli occhi degli altri Gioia non potrebbe essere più diversa. A diciassette anni, a scuola si sente come un’estranea per i suoi compagni. Perché lei non è come loro. Non le interessano le mode, l’appartenere a un gruppo, le feste. Ma ha una passione speciale che la rende felice: collezionare parole intraducibili di tutte le lingue del mondo, come cwtch, che in gallese indica non un semplice abbraccio, ma un abbraccio affettuoso che diventa luogo sicuro. Gioia non ne ha mai parlato con nessuno. Nessuno potrebbe capire. Fino a quando una notte, in fuga dall’enesima lite dei genitori, incontra un ragazzo che dice di chiamarsi Lo. Nascosto dal cappuccio della felpa, gioca da solo a freccette in un bar chiuso. A mano a mano che i due chiacchierano, Gioia, per la prima volta, sente che qualcuno è in grado di comprendere il suo mondo. Per la prima volta non è sola. E quando i loro incontri diventano più attesi e intensi, l’amore scoppia senza preavviso. Senza che Gioia abbia il tempo di dare un nome a quella strana sensazione che prova. Ma la felicità a volte piò durare un solo attimo. Lo scompare, e Gioia non sa dove cercarlo. Perché Lo nasconde un segreto. Un segreto che solamente lei può scoprire. Solamente Gioia può capire gli indizi che lui ha lasciato. E per seguirli deve imparare che il verbo amare è una parola che racchiude mille e mille significati diversi.
Ci sono storie capaci di toccare le emozioni più profonde: Eppure cadiamo felici è una di quelle.

Recensione

Leggere questo romanzo è stato per me come tornare indietro nel tempo, rivivere gli anni della mia adolescenza; quel periodo della vita in cui tutti si sentono un po’ smarriti, in cui nasce il bisogno di affermare se stessi, di trovare il proprio posto nel mondo e di sentirsi amati e accettati da qualcuno. In Gioia Spada, la protagonista di questo romanzo, mi sono rivista; in lei ho ritrovato la me diciassettenne che si rifugiava nelle parole e nella musica e che i compagni di scuola definivano “sfigata”, per il fatto che non ero come le mie coetanee. In effetti io, come Gioia, non avevo nulla in comune con le altre ragazze della mia età, perché non mi entusiasmavano le discoteche, non ascoltavo la tipica musica che andava di moda tra i teenager, non cambiavo ragazzi come fossero scarpe (anche perché ero l’opposto della classica tipa a cui i ragazzi sbavavano dietro) e mi riparavo nella scrittura e nei romanzi che leggevo, poiché quando scrivevo, o mi immergevo in nuove storie, mi sentivo bene, mi sentivo al sicuro.

Mentre leggevo questo romanzo, ebbi come avuto l’impressione che l’autore avesse spietato gli anni più difficili della mia vita, come se si fosse documentato silenziosamente sul mio modo di essere e poi ne avesse fatto un libro. Gioia, non sono solo io, ma tutte quelle ragazze adolescenti che si sentono dei pesci fuor d’acqua, che si rifugiano nel proprio mondo perché sentono che la società non possa capirle, che lì fuori non esiste nessuno in grado di entrare in sintonia con il loro piccolo, grande, universo. Gioia, però, qualcuno che la capisse l’ha trovato in Lo, un ragazzo con una storia particolare e una vita difficile, un ragazzo che le ha mostrato quanto possa essere potente l’amore; che la sensazione di essere soli, è solo passeggera, è solo una viuzza che bisogna attraversare prima di incontrare colui che sa farti battere il cuore e che possa riempire di colore la tua esistenza.

Oltre alla protagonista, ho amato altri due personaggi, ossia il professor Bove e la nonna Gemma. Il primo, rappresenta l’inegnante che tutti gli studenti vorrebbero avere, severo al punto giusto, saggio e comprensivo; un professore che sa insegnarti qualcosa, che non va a scuola tutti i giorni a parlare per ore, senza preoccuparsi se gli alunni hanno davvero capito l’argomento, e che vive in attesa dellos tipendio a fine mese: il professor Bove è molto di più di questo. Quando leggevo di lui, mi son detta che sarebbe bello se tutti gli insegnanti leggessero questo libro e apprendessero da questo personaggio le sue modalità di insegnamento e replicarle con i propri alunni, perché, davvero, credo sia il prototio dell’ “insegnante perfetto”. Avessi avuto io un docente come lui durante gli anni di scuola, probabilmente mi sarei sentita meno sola e più compresa.

In nonna  Gemma, invece, ho visto mia nonna, a cui un ictus aveva portato via la voce e che, nonostante questo, comunicava con gli occhi e con le strette di mano.

Enrico Galiano ha creato, a parer mio, un capolavoro, una di quelle storie che, anche a distanza di anni, rimarrebbero attuali come fossero state scritte per quella precisa epoca, perché nella vita di Gioia può immedesimarsi chiunque a qualsiasi età. Inoltre, lo stile semplice, che richiama a volte il linguaggio utilizzato dai giovani, rende la lettura scorrevole e porta il lettore a rimanere incollato alle pagine senza riuscire a smettere di leggere.

Consiglio di leggere questo romanzo a tutti coloro che almeno una volta nella vita si sono sentiti come Gioia prima di incontrare Lo  e che hanno voglia di tornare adolescenti, rivivere la loro prima storia d’amore, attraverso questi due personaggi, ma soprattutto a quegli adolescenti che il mondo sembra non capire, che la società vede come diversi, sbagliati e che invece sono semplicemente meravigliosi nella loro unicità.

Un mega abbraccio dalla vostra Elisa

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