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Recensione – Sira e il ricordo di Goodland – La scrittrice smemorata

N.B. : questa recensione nasce da una collaborazione con la scrittrice fornendo il materiale digitale. Ho sempre annunciato la mia impossibilità di leggere su supporti digitali e anche in questo caso non potendo leggere direttamente la storia, ho scelto di stampare queste poche pagine. Da considerare una piccola eccezione alla regola.

Trama

Sira è una bambina che ama il suo Mondo. Ogni cosa tocca, osserva e odora per quella curiosità che di volta in volta la spinge a farlo, che le suggerisce di non perdersi nulla e immortalare ogni cosa perché ogni cosa a Goodland merita di essere scoperta ed esplorata. La sua è una vera e propria devozione verso l’incanto e la bellezza del cielo, degli alberi e di tutti i frutti della sua terra, e ciò non solo per quanto tutte le cose del suo mondo fossero belle, ma anche per innestare dentro di sé quel ricordo, perché la piccola Sira non ha il dono di ricordare. L’intento dell’autrice è quello di descrivere da una parte la leggerezza e la poca convenzionalità di un mondo, dall’altra l’incoerenza e il carattere passivo di un altro. Per questo motivo nella prima parte lo stile è più fluido, il linguaggio più scorrevole e gli spazi più fitti; nella seconda le parole diventano petulanti, gli spazi inesistenti e l’impaginato standard e impersonale.

Recensione

Un libro mostrato esteticamente, esternamente e internamente, come una favola per bambini e adulti, una storia che racconta di una bambina, Sira, che affronta i cambi della vita e il mutamento delle cose causate da scelte giuste o sbagliate, il tutto valorizzato da una prefazione iniziale più che soddisfacente.

Veniamo a noi.

Sira è una bambina molto curiosa, buona, circondata da una famiglia rispettabile con ruoli predominanti nella propria comunità.

Il papà era giusto e generoso e aveva una caratteristica di assoluta verità che da sempre quella figlia aveva desiderato possedere. La mamma, ancor più, era per lei un alto traguardo da raggiungere: era stata l’unica che, pur nascendo tra gli agi e le ricchezze, ben separava la sostanza dal superfluo.

Vive, costantemente, in un sogno a occhi aperti, dove ogni cosa possiede una propria aura e aleggia una sensazione di spirito divino intrinseco, un piccolo paradiso perfetto.

Tutto era energia e incanto puro.

Conosciamo così Goodland, la terra d’origine di Sira, della sua famiglia e di alcuni componenti che circondano la nostra piccola protagonista. Avventuriera in terra, riflette continuamente sulla sua vita e su cosa desidera dal futuro, una piccola bambina che cresce con la consapevolezze che Goodland è casa sua, per sempre, o forse no?!?!?

Per Sira tutto fu stupore e sorpresa.

Aveva sentito tra i banchi di scuola dell’esistenza di altri mondi, ma giammai avrebbe pensato di conoscerne uno tanto diverso dal suo.

Ecco che veniamo a conoscenza di Eviland, l’opposto del fatato Goodland, viene dipinto come un luogo di peccato e perdizione, una chiara rappresentazione dell’Inferno e di quello che succede quando veniamo percorsi da egoismo e cattiveria.

Sira affronterà delle sfide particolari e riconducibili alla nostra vita odierna, con alti e bassi, illusioni e realtà.

Abbiamo un sostanziale problema, questo libro viene professato come racconto di favole per grandi e piccini, valorizzato dai numerosi disegni (chiaramente a sfondo infantile) , dalla copertina fiabesca e, soprattutto, dalla prima parte del libro che, tramite linguaggio e il processo della storia, viene narrato sotto forma di fantasia. Il problema nasce quando vengono usati alcuni termini ed esempi troppo lontani dal mondo dei bambini e più prepotenti per noi adulti, i chiari riferimenti alle scelte di Sira, sono uno schiaffo morale per la nostra mente già presente e pressante nella vita reale, un bambino non capirebbe mai determinate cose e non possono essere insegnate così.

Quindi, quale target vuole coprire questo libro?

I bambini? No, perché tra linguaggi e momenti di Sira da persona “matura” , vanno oltre la conoscenza e l’apprendimento di un bambino, anche se incentivato da disegni e schizzi.

Un adulto? No, perché non andrebbe mai a prendere un libro dove, esternamente, viene illuso da dettagli palesemente infantili.

Un adolescente? Ni, perché vale la stessa risposta dell’adulto.

Mi trovo molto interdetta perché trovo la storia valida ma scritta al pubblico sbagliato. Oppure, scritta per adulti ma non mostrata come tale.

Trovo che il linguaggio scelto è troppo articolato e complesso, manca di leggerezza e spontaneità, artefatto dalla storia e dal susseguirsi di eventi.

Non sono propensa a consigliarvi questo libro per questi aspetti, ovviamente, personali. Se qualcuno ha letto questo romanzo e desidera confrontarsi con me, sarò felicissima di instaurare un dialogo.

Un bacio dalla vostra Palma

4 pensieri riguardo “Recensione – Sira e il ricordo di Goodland – La scrittrice smemorata

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